martedì 31 maggio 2016

Non chiamiamolo "amore"

L'ultimo caso di femmicidio occupa le prime pagine di giornali e tv. Più degli altri, numerosissimi, precedenti (52 fin qui nel 2016, mi pare). Forse perché più efferato. Forse per altre motivazioni e dinamiche dei media. Qualcuno torna a chiedere programmi di "educazione sentimentale". Sì, ragionevole, a parte il fatto che non si sa chi possa e sappia gestire l'educazione dei sentimenti. Il mio contributo è questo, un invito convinto: non parliamo d'amore. Non dico di non parlare d'amore in questo caso di ultimo atroce delitto. Questo lo dicono tanti. Io dico invece che dobbiamo smettere di chiamare "amore" quel mix di pulsione sessuale, ebbrezza di possesso esclusivo di anima e corpo, anche gentilezza e regali talvolta. La maggior parte degli "amori" non si concludono in tragedie visibili. Molti in drammi invisibili o in infelicità cronica. Perché il virus, potenzialmente omicida, è lì comunque e pronto a colpire. In questa parola di film e canzonette di cui quel mix si è impossessato. Cambiare nome, scegliendone uno che non appaia di per sé nobilitante o assolutorio (vedi quel delitto d'onore solo giuridicamente abrogato). Eros, magari. E riservare la parola "amore" alla dedizione per l'altro che solo qualche volta si intreccia con eros. "Amore" è quello della nonna greca che allatta il piccolo siriano. Non quello dell'assassino della Magliana e neanche quello dei torturatori normali delle case normali e delle storie normali, in cui il virus omicida si annida.

sabato 21 maggio 2016

Ascoltando gli applausi a Giorgia Meloni

Vado in piazza, ad Ostia, a prendere l'aperitivo e trovo la piazza affollata. Non sapevo del comizio di Giorgia Meloni che prende la parola mentre ordino al tavolino del bar. Per quanto incertissimo su chi votare a Roma, non corro il rischio di votare la leader di Fratelli d'Italia. Però mi godo (per così dire...) il suo comizio, masticando pizzettine e fumacchiando. Osservo soprattutto la gente che applaude. Gente normale. E mi chied...o se non sia conquistabile alla sinistra. Sono portato a pensare che quasi tutti, non solo in questa piazza, siano conquistabili. Ma non saranno conquistati. Meloni affonda facilmente il coltello nelle ambiguità e nei silenzi della sinistra. Non è particolarmente feroce contro gli immigrati, i rom, etc. Ma come contraddirla quando afferma che i centri di accoglienza e i campi rom sono concentrati nella periferia per non disturbare i "borghesi"?. Il popolo che una volta applaudiva Berlinguer applaude. Come contraddirla quando dice di pretendere che i bambini rom vadano a scuola mentre la sinistra lassista e pietosa fa spallucce e tollera i furti degli schiavi bambini in nome del rispetto della cultura rom? Per la parte del comizio che seguo riuscirei a contraddirla solo su un punto. Quando, manco a dirlo, confronta pensioni minime e sociali (500 euro) degli italiani con il costo medio per immigrato accolto. "Prima gli italiani", etc. Francamente io direi anche agli ultimi degli italiani che occorre pensare prima agli ultimi, italiani, siriani, libici che siano. E cercherei di spiegare l'inganno di chi promuove la guerra dei poveri. Però, sottovoce, dico che la sinistra deve recuperare singole proposizioni di Meloni, Salvini, Marchini e non solo pezzi importanti della cultura radicale, come vado dicendo in questi giorni. Se l'alfabeto ha 21 lettere non possiamo rifiutare quelle lettere perché utilizzate da Meloni. Possiamo e dobbiamo comporre un diverso poema con quelle lettere. Allora la sinistra riempirà le piazze e avrà i suoi bravi applausi.

giovedì 19 maggio 2016

Pannella e la sinistra

Pannella è fra i pochi di cui si può dire che il suo impegno ha reso migliore l'Italia. Altri, protagonisti come lui, l'hanno resa peggiore. Per altri la complessità delle interazioni della storia fanno difficile dire se il saldo sia positivo o negativo. Non ho mai votato i radicali. Pannella però, coi suoi radicali, ha promosso e vinto battaglie che altrimenti nessun altro avrebbe promosso: vincendo sul divorzio e sull'aborto, o accendendo almeno i riflettori su battaglie come quella contro la pena di morte o, l'eutanasia. Su altre battaglie nessuno avrebbe messo la firma nell'Italia populista e forcaiola: quella per i diritti dei detenuti, ad esempio. Non votavo i radicali perché le battaglie per i diritti civili non erano il mio primo obiettivo, stando nel perimetro della sinistra. Mi sembrava che Pannella ignorasse il primo dei diritti, quello all'eguaglianza, e ignorasse la fatica e l'emarginazione delle donne per le quali il divorzio non poteva essere un diritto esigibile, ma solo minaccia e paura. Quella che fa tacere le mogli dei pedofili. Insomma a Pannella, liberale e liberista, mancavano le lenti della sinistra. Vero anche che alla sinistra, alla mia sinistra, mancavano le lenti di Pannella. Altrettanto vero che la sinistra ha in parte recuperato quella carenza e viceversa no.
Se ne è andato un grande, una eccezione per il disinteresse personale. Forse l'uomo sul cui disinteresse personale avrei più facilmente scommesso. Antipaticamente egocentrico eppure generosissimo. Vorrei che della sinistra che verrà fossero parte intangibile i valori per cui egli si è battuto.

martedì 17 maggio 2016

Il golpe e la complessità umana

Ieri  Repubblica mi avviliva con l'attacco ad altri miti del nostro tempo. Dopo Lula e Dilma Roussef, ieri Maduro, successore di Chavez. Per il Brasile storia  o invenzioni di corruzione e di brogli nei conti dello Stato.  Per il Venezuela, crisi economica devastante. Con inflazione al 720%.  Carta igienica scomparsa dal mercato e impiegati pubblici occupati per solo due giorni a settimana, per economizzare energia.  Per gli scaffali vuoti la diagnosi facile assegna  la colpa alla vendetta del mercato ovvero al  blocco amministrativo dei prezzi che produce la scomparsa delle merci.  Maduro resiste però  "armato della Costituzione, ma anche dei fucili", come lui dice, contando sul sostegno delle forze armate.
Giro pagina ed ecco la Birmania di Suu Kyi. Quante petizioni ho firmato  per la sua libertà! Contro Suu Kyi  non più Ii generali che ora sono compatti con lei.  Contro di lei è l'Onu, il New York Times e lo stesso Dalai Lama. Perché il  presidente che tanto abbiamo amato quando era perseguitato  infierisce contro le minoranze, soprattutto quella musulmana dei Rohingya. Sorpresa/offesa per l'essersi accorta di essere stata intervista da una giornalista musulmana,  Suu Kyi appronta una proposta di legge per punire manifestazioni con "slogan non concordati" e per vietare ai "non cittadini" residenti  la libertà di espressione.
Bene, ovviamente ho pensato anch'io, come molti miei amici a proposito di Lula e Roussef, al complotto e al golpe. Anche per il Venezuela. Anche per la Birbania. I poteri forti locali,  la   finanza internazionale, i media, etc.  Anzi dò per scontato il complotto,  benché  non sempre io riesca a distinguere il complotto dal semplice coagulo di ideologie e interessi  materiali contrapposti.
Ma poi ho pensato ad altro.  Ho pensato  che sia meglio non avere un Pantheon con eroi puri e indiscutibili. Ho pensato che chi ama il suo popolo può sentirsi autorizzato a ricompensarsi da solo. Ho pensato che chi ama il popolo talvolta ama credere alla moltiplicazione del pane e di pesci. Ho pensato che uno fra i miei registi preferiti è probabilmente un pedofilo.  Ho pensato all'impegno a riconoscere la complessità dell'uomo.  Che convive  con i golpe.  
 

sabato 14 maggio 2016

Un manifesto degli astensionisti?

Per la prima volta nella mia vita forse non voterò. Oggi, anzi, mi sembra certo che non voterò alle amministrative di Roma. Pensavo di votare Fassina. Di lui mi piace qualcosa come persona e qualcosa come programma. Al ballottaggio eventuale fra Giachetti e Raggi probabilmente non avrei votato. Giachetti no, per quanto lo stimi abbastanza per l'impegno e l'autonomia di giudizio. Ma oggi votarlo indirettamente è votare Renzi. Neanche Raggi mi dispiace troppo. Ma votarla è votare l'opacità della pseudodemocrazia M5S, cioè votare Grillo e addirittura Casaleggio jr. Non posso. Venuto meno (tranne miracolo) Fassina, temo che altri mi seguiranno nell'astensione. Questo mi preoccupa. Oggi anche chi crede nella politica troppo spesso si sente non rappresentato. Il decisionismo, peraltro inconcludente, sta producendo un deserto. Forse gioverebbe un manifesto degli astensionisti.

giovedì 12 maggio 2016

A proposito di sinistra radicale e sostenibile: le pensioni

Seguo La Gabbia stasera perché è annunciato Landini. Sono curioso di avere notizie sulla sua "Coalizione sociale", ma non ne avrò. Il tema è: "le pensioni". Due affermazioni di Landini sono del tutto condivisibili. La prima è che il sistema pensionistico garantisce i più fortunati a spese dei meno agiati. Il fondo dei dirigenti, ad esempio, vede il suo passivo appianato dai versamenti dei lavoratori dipendenti e dei... precari. E' così, in una sorta di solidarietà al rovescio, ma nessuno fa barricate su questo.
La seconda cosa condivisibile è la proposta di Landini di affidare all'Inps piuttosto che alle poco affidabili e lucrose assicurazioni private eventuali contributi integrativi per chi voglia maturare pensioni più alte.
Assolutamente non condivisibile è invece la reiterata teoria per la quale sarebbe opportuno tornare indietro (prima della riforma Fornero) ovvero tornare a pensionamenti in età meno avanzata. E' giusto, voglio dire, tener conto della tipologia di lavoro più o meno usurante. Ed è giusto consentire una flessibilità assai maggiore di quella oggi ipotizzata. Importante è trovare il giusto equilibrio di incentivi/disincentivi che non stimolino fuoriuscite precoci e nemmeno troppo tardive. Quel che trovo inaccettabile e culturalmente insidiosissimo è ritenere che si debba lasciare il lavoro prima per far posto ai giovani, come dice anche stasera Landini e dicono in troppi. Se si andasse tutti in pensione a 50 anni avremmo azzerato la disoccupazione giovanile? Persiste in Landini e in troppi l'idea che il lavoro sia una torta data da dividere al meglio. Per cui il lavoro di x è una minaccia per l'occupazione di y. Chiamo questo: neoluddismo. La follia di pensare che l'innovazione, l'informatica, i robot e soprattutto il numero e la qualità di chi lavora siano minacce alla mia vita e al mio lavoro. Quando chiedo una sinistra sostenibile ho in mente anche questa sinistra insostenibile. Il diritto EFFETTIVO al lavoro per ogni uomo è invece assolutamente sostenibile, assolutamente giusto e prioritario. Ma non con le ricette neoluddiste. Con la più ampia appropriazione collettiva degli strumenti di produzione sì.

domenica 8 maggio 2016

La festa che mia madre ha avuto

Sai che sono così. Ho poche certezze. Dubito quasi su tutto. Purtroppo, che tu non mi senti è fra le mie poche certezze.  Quindi fingo di parlare con te, mentre parlo a me stesso.  Cercando solo di credere che abbia senso prolungare la tua vita conservando la tua memoria. Per quanto?  Forse sapevi che non amo riti, ricorrenze, matrimoni e funerali.  Eppure mi sono sposato, ho partecipato da "osservatore" al battesimo delle mie gemelle.   Per la primogenità no, neanche da osservatore. Allora ero più intransigente. Poi  ho preso ad accomodarmi sempre più alle convenzioni. In alcuni casi fingendo, in altri pensando che comunque avessero un qualche senso. Compleanni, Primo maggio,  Liberazione, Festa della donna, Festa del papà, Festa della mamma. Sapendo che talvolta sono feste volute da commercianti di fiori e dolciumi. Nondimeno da me utilizzate come pretesto, paravento al pudore dei sentimenti.  Ho avuto bisogno del  19 marzo come pretesto  per ricordare mio padre. Che è mancato  quarantasette anni alla tua vita, assai più degli anni che hai trascorso con lui. Non ne abbiamo mai parlato. La mia impressione è che nelle famiglie, non solo nella nostra famiglia, non si parli mai delle cose che contano: quello che l'altro/a  è per noi  e quello che vorremmo da lui/lei. Di me, dei miei bisogni, sogni e desideri parlavo con gli amici, pochissimo con te.
Però siamo fatti anche dalla storia della nostra famiglia. Oggi sempre meno, nella società orizzontale, amicale e della rete. Io e la mia generazione assai più, non solo per imitazione; spesso per opposizione.   Parlare di te, oggi 8 maggio,  mi è più difficile di quanto non sia stato parlare di mio padre.  Perché sei scomparsa da poco e perché la storia delle donne della tua generazione è opaca. Assenza di desideri esibiti e di ambizioni. Accudire. Seguire la pista tracciata dal padre e dal marito. Tacere. Non essere d'intralcio alle rischiose, talvolta catastrofiche, scommesse maschili. Non disturbare, neanche col proprio dolore. La sera in cui  tuo marito, mio padre, bruscamente, diede addio al mondo nessuno ti disse una parola. Tu, nel letto, distrutta, sapevi bene perché tanti parenti in casa. Ma nessuno diceva niente. Io avevo accanto la mia ragazza (oggi mia moglie) con cui "elaborare" (così si dice) il mio lutto. Tu, sola, circondata dal silenzio. Al mattino ti portarono gli abiti del lutto.  Ti aiutarono a vestirli. Come si fa con le spose. E' fra i miei ricordi indelebili. Quel rito di vestizione, quell'arbitrio cui non potevi sottrarti, quegli abiti che dovevi  indossare. Ora mi è chiaro: da quel mattino mi sono insopportabili i riti del lutto. Per quell'arbitrio su di te. Simile - ora lo so - all'arbitrio sulle bambine condotte al rito crudele dell'infibulazione o a quello del matrimonio precoce.  
 Negli ultimi anni, mentre la tua mente si appannava, mi parlavi sempre più spesso dei dolori della tua adolescenza. Misteriosamente non sapevi dellla morte di tuo fratello. Non chiedevi di lui. Misteriosamente e fortunatamente non hai saputo della morte del tuo figlio minore. Come una provvidenziale amnesia. Fin anche nella penultima telefonata, poche settimane fa, mescolavi me e lui come in un solo figlio. Un figlio con una piccola bambina che io  non ho. Però mi raccontavi spesso del tuo dolore taciuto di adolescente. Quando tuo padre decise che, da donna,  avevi studiato abbastanza. E ti chiamò al lavoro in negozio accanto a lui. Non il liceo e l'università,  riservati al figlio. Mi raccontavi che leggevi di nascosto i libri liceali di tuo fratello. Di nascosto, perché non si sapesse che ti era stata fatta violenza. E mi raccontavi sempre, con buffa vanità.  che leggevi ancora,  a novantacinque anni,  e facevi le parole crociate. La vanità ti faceva anche ricordare che da giovane eri stata miss qualcosa. Sì, la storia della mia famiglia, da cui sono stato sempre distante - vero?- mi ha formato. Poco per assimilazione, molto per reazione.  La tua storia è gran parte della mia formazione, madre. Mi è sempre più chiaro. Ho avuto tre figlie e mi sono impegnato a che fossero autonome. Anche da me. E che la loro vita non somigliasse alla  tua.  Sarebbe bello che tu sapessi del miracolo che la tua morte ha realizzato. L'incontro al tuo funerale, dopo anni o decenni,  di cugini adulti e della leva di giovani cugini che in qualche caso non si erano mai incontrati. Con quel caffè fra di loro in cui, dopo averti salutata,  si sono raccontati reciprocamente. Ti sarebbe piaciuta quella festa. Per te. Grazie a te. Dopo di te.