sabato 15 ottobre 2016

Montanari versus Violante

Prima del confronto Crozza era stato efficacissimo nella parodia di Zagrebelsky, dall'eloquio difficile e smozzicato. Ottimo poi il confronto sulla 7, moderato da Mentana, con Luciano Violante e Tomaso Montanari, rispettivamente in difesa delle ragioni del Sì e del No. Per una volta assenza di sovrapposizioni, assenza di smorfiette per dire "che cavolo dici"? Massima chiarezza possibile. Di Violante, a suo agio nella materia che gli è propria, non ricordo bene che cosa non mi piace. Di Montanari che conoscevo per scritti ed interventi nella sua materia - storia dell'arte- mi ha sorpreso la competenza costituzionale e politica. Ho appreso anche qualcosa che non sapevo. Ad esempio che al titolo incredibile della riforma e del quesito referendario in sede parlamentare era stato proposto emendamento da M5S. Resta stranissimo comunque il silenzio fino a ieri sul tema. Nel dibattito si sono altresì ben chiarite le ottime e incontestabili ragioni per cui il quesito avrebbe dovuto essere spacchettato. Si sarebbe così consentito anche a me di votare Sì a pezzettini della riforma (quelli minori, in verità, come l'abolizione del Cnel). Poi da Montanari la critica all'enfasi sui risparmi risibili (1 caffè per cittadino) e soprattutto alla filosofia centralistica della riforma che imbavaglia i cittadini nei loro territori.P.S. Raccomando alla sinistra che verrà di non perdere di vista Tommaso Montanari.

giovedì 13 ottobre 2016

Pensieri sconnessi

Premesso che non ho cambiato idea sul mio No, e un tantino sì su Raggi, oggi mi osservo a pensare pensieri sconnessi. Ho il vezzo di osservare l'evoluzione di miei pensieri ed emozioni. Oggi la battaglia sul Sì e sul No mi sembra più di ieri una battaglia per o contro il premier. Mi sembra che i più - politici, intellettuali e gente comune come me - non abbiano intime certezze su paventati disastri conseguenti al Sì o al No. Disastri possibili, ma non immaginabili. Si finge di sapere e non si sa. Resto col No perché trovo meno rischioso non cambiare a casaccio, in attesa di cambiamenti davvero ragionati. E perché credo che sbarazzarsi del grande distrattore possa aprire scenari fondati sulla ragione. Ieri eccezionalmente ho seguito un po' La Gabbia di Paragone (che sostanzialmente detesto) e però ieri aveva toni sorprendentemente di sinistra. Succede oggi nella devastante confusione dei nostri valori. Ieri mi ha colpito il servizio sul tema lavoro. Storie di precariato e sfruttamento nel nostro Paese. E storie di giovani in fuga dall'Italia. Storie di alcuni fra i 108.000 che in un anno sono fuggiti e che più spesso non pensano di tornare: radiologi, chimici, laureati e diplomati vari, che in Germania trovano salari dignitosi e certezze. Addirittura rimborso spese per sottoporsi ad una selezione, assolutamente impensabile in Italia. Chi vuole faccia la moltiplicazione fra 108.000 (i giovani in fuga) e 120.000 euro (il costo medio della formazione di un diplomato o laureato). "Incomprensibile" è la parola che mi viene in mente. Oppure "irragionevole". Oppure "folle". Se il nostro Paese fosse un sistema, qualcosa come una famiglia allargata che fa un minimo di conti su investimenti e risultati, questo esito sarebbe impensabile. Ma non c'è nulla di razionale qui. Non credo neanche alla razionalità neocapitalistica cui credono molti miei amici. Quella è presente forse in Germania con un ragionevole (si fa per dire...) 4% di disoccupazione (in parte frizionale e non cronica). Con centri per l'impiego funzionanti e criteri di merito (nei limiti del significato attuale di "merito). Con una leader conservatrice ma che tiene la barra ferma sulla decenza. Che non paralizza il suo Paese per mesi su futili narrazioni referendarie. Sono troppo vecchio per fuggire. Provo a restare coltivando il lumicino della ragione.

mercoledì 12 ottobre 2016

Lo sconto: 730 invece di 950 (senatori)

Vedo che il manager della campagna per il sì è entusiasta di questo argomento. A chi obietta che i consiglieri regionali e i sindaci nominati senatori avranno l’immunità, si risponde che con la riforma il numero di quelli che godono dell’immunità diminuisce. 730 non più 950. Renzi stasera a Rai 3 ha esposto l’argomento con grande godimento. Come dire, vi sto fregando con la mia ineguagliabile dialettica. 
Interessante. Egualmente potremo diminuire il numero delle bocciature proibendo la scuola ad 1 ragazzo su 3. Come non averci pensato prima? Strani paradossi. Succede se la fatica della democrazia viene chiamata “burocrazia”. Succede se la politica viene ridotta a mercato delle vacche. Non è più in discussione se l’immunità serva, a cosa serve, quali rischi comporta averla e quali non averla, a chi è bene sia concessa. Importa a quanti. C’è lo sconto. Cosa vuoi di più? Boh!

domenica 9 ottobre 2016

Beccalossi versus Maraini: con chi stare?

Ieri ad Otto e mezzo la sorella d'Italia Viviana Beccalossi contro Dacia Maraini, col contorno di Enzo Bianco. Scontro su binari scontati. Maraini che descrive la buona pratica accogliente di Pescasseroli, insieme alle ragioni e alle convenienze dell'accoglienza. Peraltro non solo a Pescasseroli gli immigrati si sono rivelati risorsa per ripopolare i borghi abbandonati d'Italia. Per sostituire con pastori etiopi i pastori italiani privi di eredi, o per ereditare i mestieri artigiani abbandonati, come in Calabria, a Riace, etc. Per Beccalossi però - manco a dirlo - gli italiani vengono prima. Anche gli italiani che sono indisponibili a mungere vacche. Anche i giovani italiani - immagino - che per ingannare il tempo vuoto danno fuoco nella mia Siracusa all'ottantenne ambulante. Intollerabile spendere 35 euro (di cui 2 euro e mezzo) per immigrato. Ok. Tutto chiaro. Però Dacia Maraini, nel futile scontro inventato dai grandi distrattori, sta per il Sì. E Viviana Beccalossi sta per il No. Come me. E' grave che io, pur volendo votare come lei a dicembre, non senta vicinanza alcuna verso l'esponente di Fratelli d'Italia e molta sintonia con la scrittrice italiana? Tradisco la causa se non cerco in rete qualcosina che squalifichi Dacia Maraini?

venerdì 7 ottobre 2016

Benigni, Mannoia

Mi dissocio nettamente dagli attacchi a Roberto Benigni. Almeno rivolgendomi agli amici del NO che sono attenti a non desertificare il terreno civile del confronto. Assai più importante dell'esito del referendum. Mi dissocio dalle pessime narrazioni su presunti tornaconti di Benigni. Altrimenti davvero non ne usciamo più. Quale sarebbe il tornaconto di Fiorella Mannoia o di Sabrina Ferilli? Quale sarebbe il tornaconto dei giudici emeriti della Corte Costituzionale? Stiamo tranquillamente nel merito. A parte ciò, pur fautore del NO, confermo la mia simpatia a Benigni. Cui faccio osservare quietamente che evidentemente quella che lui chiamava "la Costituzione più bella del mondo" così bella non gli pareva. Al contrario io che l'ho giudicato buona e avanzata, ma non la più bella del mondo e certamente emendabile, non vorrei affatto cambiare la Costituzione nella direzione voluta da Renzi e da Boschi. Cambiare per cambiare è come dare calci al televisore malfunzionante. Lo si guasta del tutto. Io vorrei ripararlo. Mandando affettuosamente al diavolo i faziosi e aprendo un tavolo di discussione ai convitati della ragione e del bene per il nostro Paese. Perciò voto NO.

Le fantasiose ragioni del Sì che mi inducono al NO

A fronte di taluni argomenti del Sì talvolta penso che dovrei sentirmi offeso. Che tutti gli italiani dovrebbero sentirsi offesi. Trattati come bambini coinvolti in un gioco sfacciatamente ingannevole. O come analfabeti incapaci di fare di conto. Poi ci ripenso. Non abbiamo una buona scuola alle nostre spalle e nemmeno davanti a noi. Lasciamo perdere di chi sia la colpa. Mi basta sapere a chi giovi l’analfabetismo funzionale degli adulti. Il malizioso (o squallido) quesito referendario promette la riduzione dei costi della politica. Come non essere d’accordo? A patto che non si paghi altrimenti tale riduzione dei costi. Così come paghiamo la presunta (inesistente) riduzione di tasse nazionali con aumento delle tasse locali e ancor più con l’onerosità di servizi non più gratuiti (asili, analisi cliniche, etc.). Ma mettiamo fra parentesi anche questo. Risparmieremo dunque 50.000.000 (50 milioni) grazie al taglio dei senatori. Il bilancio di spesa dello Stato per il 2015 è stato di 830.000.000.000 (ottocentotrenta miliardi di euro). Poiché sono un analfabeta funzionale ed un analfabeta di ritorno, come quasi tutti, ho chiesto al mio nipotino di 13 anni: “Quante volte 50 milioni sta in 830mila miliardi”? Poi gli ho chiesto quante volte 50 milioni sta in 10 miliardi, costo annuo del bonus di 80 euro. Ho preso un appunto che ho smarrito. Perché non è molto importante il risultato esatto ed ho imparato a concentrarmi sull’essenziale e sugli ordini di grandezza. Vogliamo almeno imparare questo per non soccombere ai brogli comunicativi che sono un insulto (forse meritato) alla nostra intelligenza? Se imparassimo questo il quesito referendario non oserebbe chiederci come a degli imbecilli se vogliamo ridurre i costi della politica. Volendo farci credere che di quanto li riduciamo e a quale prezzo sia un insignificante dettaglio.

mercoledì 5 ottobre 2016

Frantz, fra nazionalismi e umanità, fra sentimento e ragione


Convenzionalmente  un film si attribuisce al suo regista. Di Frantz  ho apprezzato molto il regista, Ozon. Come  lo apprezzai in Giovane e bella in cui scandagliava  l’emergente insignificanza della sessualità. Ma qui, in Frantz, ho apprezzato  egualmente il soggetto,  come gli interpreti, il francese   Pierre Niney nella parte di Adrey e particolarmente l’interprete femminile Paula Beer, sobria e intensa nella parte di Anna . Ho apprezzato  soprattutto la splendida fotografia in bianco e nero. Di quest’ultima però  non ho ancora trovato l’autore.  Smetto di cercarlo e prendo atto che  dei coautori si prescrive l’oscuramento, come per i ghost writer di cui pochissimi conoscono i nomi benché  scrivano splendidi discorsi per i politici che affascinano il mondo.  Attribuisco la scelta del bianco e nero al progetto di immersione in un’epoca, il primo dopoguerra,  che appunto dobbiamo immaginare con i colori non colori della cinematografia dell’epoca.  Lubitsch   fu il primo a trasporre in film,  Broken Lullaby , un testo poi elaborato in forma teatrale di Maurice Rostand. Aggiungo che i frammenti di colore, giustificati dal separare realtà e fantasia mi sono apparsi un’operazione intellettualistica, cioè a freddo. 

Chi è il misterioso visitatore  della tomba di Frantz, uno fra i troppi assassinati dal primo macello mondiale, fra le vittime della sconfitta Germania? Lo sconosciuto si rivelerà come un amico francese di Frantz nel tempo in cui era ancora possibile essere amici fra francesi e tedeschi.  Ho scoperto vedendo il film il significato delle  annotazioni dei critici sulla conclamata omosessualità del regista. In effetti Ozon gioca a depistarci, facendoci credere ad un rapporto omo fra Frantz e il presunto amico francese. Come se suggerisse un altro film, un’altra storia rispetto a quella vera. Quella vera è la cecità nazionalista che fa percepire l’avversario in guerra come diverso, come altro da cui evitare il contagio. Questo sul piano delle emozioni collettive. Sul piano delle emozioni individuali il tema è quello della responsabilità. Ho la responsabilità della morte dell’altro solo  perché sono la persona che muove il grilletto, la persona che per prima muove il grilletto? Sono due domande diverse. Alla prima riusciranno a dare risposta innanzitutto le donne, Anna, fidanzata dell'ucciso e poi la madre. Direi perché le emozioni femminili più facilmente privilegiano la cura e la vita e guidano in tale direzione  gli occhi della ragione. Poi  anche il padre, l'anziano dottore la famiglia, cui il film assegna il ruolo (maschile?)  della rielaborazione razionale. No, responsabili sono i mandanti grandi e piccoli, anche i piccoli, i padri che ad ogni vittoria festeggiano con vino in Francia e birra in Germania. La responsabilità personale però è un sentimento più difficile da spegnere. Un conflitto irrisolvibile fra la ragione che mi proclama innocente perché comunque nel duello, imposto da altri, debbo per forza scegliere fra una vita, la mia, e un’altra vita, contro il cuore che ti dice  che comunque se non ti avesse incontrato quell’uomo  sarebbe vivo. La ragione in questo ha un compito immane.  Non prevarrà mai. Si può solo volere che non soccomba del tutto. Dopo il massacro mondiale, con le sanzioni crudeli agli sconfitti  e con  quel che venne poi, soccombette del tutto. E lasciò campo libero alle orride emozioni dello sterminio e del sadismo.