giovedì 28 gennaio 2021

Meme potenti ovvero bufale mortifere

 

Se dovessi scegliere due riforme decisive per cambiare il Paese e farlo prospero, sceglierei di cancellare dalle menti due meme ( 'unità auto-propagantesi" di evoluzione culturale), insomma due bufale mortifere, Per la prima il lavoro altrui è una minaccia al mio lavoro. Ergo più gente si manda in pensione più lavoro c'è per me e i miei figli. Vedi la "geniale" (?) esaltazione – salviniana, ma di senso comune anche a Sinistra- di quota 100. La seconda dice che più si desidera consumare più lavoro si crea. Viva quindi le discoteche, le sale Bingo e le seducenti ultime Nike. Berlusconi, Briatore, Santanché e gente simile lo dicono proprio così. La cosiddetta Sinistra, che è più austera (Bersani), non parla di discoteche, ma di trattorie. Mi scuso per l'accostamento di personaggi anche eticamente diversissimi, però "amicus Bersani, sed magis amica veritas". Il mio amico marziano si dice sorpreso che noi terrestri pensiamo davvero che se non ci fossero più bisogni materiali e quindi lavoro la Terra sarebbe l'inferno e non già il paradiso.

venerdì 22 gennaio 2021

Non possiamo farci niente?

 

Credo che possiamo fare molto invece contro il suicidio figurato di una generazione che vende l'anima per l'ultimo e irrinunciabile modello di Nike e si ammassa e si spintona in attesa che il negozio apra.
Possiamo/dobbiamo fare molto a fronte dell'ultimo suicidio reale e rituale di una bambina sedotta dai giochi perversi della rete. Marinella, consumatrice di Tik Tok di 10 anni, che a Palermo si strangola con una cinta perché nella gara a soffocarsi non riesce a liberarsi in tempo. E prima c'era stato Igor di 14 anni trovato impiccato nel suo letto a castello obbedendo al video che lo sfidava alla prova di coraggio: "Soffocati, arriva all'estremo". E ancora Luca, 11 anni, che si getta del decimo piano rispondendo ad una domanda del web: "Vuoi giocare con me"?
Potremmo/dovremmo fare molto. Ma quel "molto" è troppo per noi adulti, genitori e nonni. Dovremmo cambiare il mondo, Studiare. Capire. Leggere la noia di figli e nipoti ed anche la nostra. Studiare e capire e intervenire. Capire i figli e i nipoti. Capire il web: controllarlo o spegnerlo. Proporre altre sfide, più affascinanti del duello con la morte.
Ma non possiamo: siamo occupati a scambiarci insulti sul web mentre figli e nipoti si suicidano.

giovedì 21 gennaio 2021

Allen che immaginò Conte


Ho rivisto "To Rome with love" di Woody Allen. Del film recupero l'episodio che vede Benigni protagonista. E' Leopoldo Pisanello: un uomo qualunque, un Carneade. D'improvviso la notorietà, anzi la fama, lo investe. Il film non spiega perché (non importa), ma diventa un fenomeno mediatico, inseguito dai media, intervistato sulle cose anche più banali, comprese le mutande che indossa. . Con effetto di moltiplicazione esponenziale. Il successo crea ulteriore successo, un po' come i soldi. Finché appunto ci si dimentica da dove è nato.
Divertente
. Istruttivo.
A chi ho pensato? A tanti. Agli influencer come Chiara Ferragni che con una foto agli Uffizi moltiplica il pubblico di quel Museo. Ho pensato soprattutto a Conte, anzi alla filiera 5Stelle che parte da Di Maio. Quel giovanotto campano venuto dal nulla, per una piattaforma che gli dà qualche centinaio di voti e che diventa leader e poi sceglie un tale avvocato scolorito quanto basta perché né lui (Di Maio), né Salvini possono fare il premier. Serve un punto di equilibrio . Quel punto di equilibrio diventa buono per ogni stagione. Prima la stagione gialloverde in cui lui, ancora maldestro ed ingenuo, agita il manifesto targato Salvini sulla sicurezza: mai visto prima un premier che fa il valletto del suo vice. Poi Zingaretti, dopo ovvie resistenze in nome della discontinuità, finisce con l'accettare quel Pisanello- Benigni punto di equilibrio. Che oggi è largamente apprezzato fino all'amore anche dai più fra i miei amici.
Nel film di Allen succede di colpo che un altro nessuno diventi celebre prendendo il posto di Pisanello. Che si dispera ormai avvezzo alla celebrità. Ho paragonato Pisanello a Conte perché il vestito gli calza perfettamente. Con poche sfumature il paragone regge però con molti, con troppi, anche con Renzi transitato dall'altare alla polvere. Così mi pare. Grazie, Allen.

giovedì 7 gennaio 2021

Quello che mi suggerisce l'assalto del "popolo" al Campidoglio


Giudico la nostra Costituzione non perfetta, emendabile, e però saggia nei principi fondamentali, oltre che tendenzialmente progressista. Gli ultimi eventi shock negli Usa dovrebbero insegnarcelo. Anche se nell'ultimo quarto di secolo la saggezza della nostra Carta è stata sfregiata da un nuovo senso comune partorito dal craxi-berlusconismo. Si è dato vita così ad una Costituzione materiale rozza e di segno populista ed autoritario. La nostra è (era?) una Repubblica parlamentare. Ma i populisti (ed i fascisti e parafascisti) intendono il Parlamento come un nemico della sovranità popolare. Che per essere piena dovrebbe essere priva di mediazioni: in un rapporto diretto ed esclusivo fra popolo e capo. Quella del capo sarebbe l'unico trono legittimo mentre le "poltrone" sarebbero un retaggio del passato da disprezzare e ridurre (vedi l'ignobile narrazione del taglio delle "poltrone"). Enormi i guasti apportati dalla nuova filosofia: dal presunto "governo eletto", ai partiti col nome del capo, alle primarie nei partiti che riducono a cornici gli organi intermedi. Per i populisti (trumpiani, salviniani, etc.) il capo è eletto dal popolo e solo al popolo risponde. E il capo elegge come suoi collaboratori di fatto ministri ed anche giudici. Ma rileggiamo la nostra Carta all'art.1:
" L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle FORME E NEI LIMITI DELLA COSTITUZIONE"
Penso che i populisti non comprendano la parte che ho scritto in maiuscolo. Penso che volentieri la cancellerebbero. Perché dovrebbero esserci limiti alla sovranità popolare? Per la verità io giudico infelice quella espressione. Sarebbe stato meglio scrivere "nelle FORME DISEGNATE DALLA COSTITUZIONE". Voglio dire che LIMITI non ci sono. Non ci sono limiti alla sovranità popolare almeno, ma alla maggioranza sì. Ci sono "forme" cioè modalità con le quali l'astratto principio della sovranità si fa concreto. Non ci sarebbe sovranità popolare se decidesse tutto la maggioranza. Se la maggioranza decidesse "democraticamente" (?) di privilegiare bianchi, uomini, eterosessuali, etc. Il che succederebbe facilmente non solo se non fossero definiti i diritti delle minoranze, bensì anche se il "popolo" nella sua maggioranza -mutevole di giorno in giorno- nominasse, direttamente o coi suoi rappresentanti, i giudici chiamati a giudicare la legittimità di un comportamento (vedi Usa). Il popolo insomma non è la maggioranza e non è neanche ovviamente una minoranza (similtrumpiana) investita da un dio o che si autoinveste. Penso quindi alla saggezza delle mediazioni imposte dalla nostra Costituzione parlamentare ed alla saggezza stravolta della Prima Repubblica. Dove nessun capo era insostituibile e la politica faticosamente cercava il compromesso come incontro fra le varie sensibilità e i vari interessi presenti entro il popolo variegato. Sapremo tornare indietro?

martedì 5 gennaio 2021

Il gioco della democrazia fra influencers, competenti, politici, proprietari

 

Ci sono quelli che influenzano, ci suggeriscono cosa fare, cosa mangiare, come vestire (Chiara Ferragni), quale museo visitare (ancora lei, Chiara Ferragni), come amare, chi odiare, chi salvare (Scarlett Johansson).
Ci sono i competenti, quelli che sanno. Sanno come stanno le cose, la nostra salute (Burioni), la nostra economia (Cottarelli).
Ci sono quelli che decidono: i politici. Spesso influenzano, ma non sempre; talvolta li subiamo. Qualche volta sono competenti (raramente). Sono competenti semplicemente a decidere, negoziando con altri decisori. Anzi, se sono competenti in qualcos’altro, diventano spregevoli “tecnici” e nemici del popolo.
Ci sono infine quelli che decidono nell’ombra, che decidono ciò che può essere deciso dai politici. Delimitano cioè il campo di ciò che è pensabile. Sono i proprietari. Qualcuno preferisce Salvini (soprattutto i più piccoli, più bisognosi di protezione). Altri preferiscono Zingaretti (quelli più grandi e più disponibili alla sfida della concorrenza e della globalizzazione). Tollerano i 5Stelle benché non li amino, perché comunque non toccano ciò che conta. Un vaffa e un taglio di parlamentari non toccano il Capitale. Essendo padroni degli strumenti di produzione, decidono cosa produrre, dove produrre e dove spostare una produzione se dov’era non è più conveniente, come produrre. Su questo nessuno può contrastarli. La democrazia si gioca negli spazi angusti dentro i binari che essi disegnano. Chi va oltre – i rossi - può essere tollerato, anche carezzato (“quegli idealisti” “anch’io a suo tempo…”, etc.) perché comunque sono pochi ed anche innocui. O - come i 5 Stelle- fanno guerra a cose marginali, o fanno battaglie di immagine o fanno ben capire che non è di oggi né di domani la Rivoluzione. Così vanno le cose. Oggi. Per qualche tempo. Per sempre?

Complottisti e fideisti critici

 Possiamo dividere le persone in due gruppi: 1. I complottisti, 2. Quelli che si fidano

I complottisti credono che gli avvenimenti del mondo siano il prodotto di élite di complottardi. Secondo i complottisti queste élite sono impegnate a farci credere, nel tempo, cose come: la rotondità della Terra o il beneficio dell’euro o quello dei vaccini oppure che un Paese (l’Italia, ad esempio) è a rischio di estinzione per il calo demografico e che a breve non potrà sostenere il peso di pensioni in una nazione di vecchi con una minoranza al lavoro. Loro però – i complottisti- hanno capito tutto, anche se le loro ultime generazioni si sono convertite quasi tutte alla Terra rotonda. Talvolta sono in grado di dimostrare il vantaggio che proviene alla élite per i suoi complotti. Il vaccino ad esempio è chiaramente parte di un piano dei colossi del farmaco che prima ci hanno infettato con un virus sapientemente realizzato in laboratorio per poi realizzare guadagni astronomici con vaccini di dubbia utilità. Più difficile spiegare perché il 90enne Soros – naturalmente ebreo – promuova sbarchi e traversate nel deserto di africani che invadono Italia ed Europa e realizzano la criminale sostituzione etnica nel nostro Continente. Cosa ci guadagnerà Soros in questo? Probabilmente si è venduto l’anima al diavolo che lo risarcirà con 7 vergini (no, questo riguarderebbe i terroristi dell’Islam).
Ma insomma così è. Del resto neanche i fideisti critici possono negare che qualche complotto qua e là ci sia stato. Vedi per l’Italia la lunga stagione del terrorismo. Però i fideisti critici dubitano che gli autori dei complotti realizzino sempre i loro piani. Più spesso funzionano i complotti finanziari. Però in tal caso “speculazione” e “complotto” diventano sinonimi. Più difficile dimostrare l’efficacia dei complotti politici. Difficile dimostrare ad esempio che il terrorismo nero o quello sedicente rosso abbiano realizzato qualcosa. Forse il compromesso storico? Boh. Più facile pensare che il complotto terroristico sia un gioco per riempire vite di uomini mediocri con azioni eccezionali (ma dall’esito incerto) o al più per assicurare stipendi e premi ai vari servizi segreti. Poiché mi iscrivo fra i fideisti critici io sono portato a pensare che le teorie complottiste servano (magari inconsapevolmente) a lasciare il mondo guasto come è. Se l’Italia, come la Grecia, è vittima di un complotto, se Berlusconi fu disarcionato da un complotto con Monti agente della Germania e con quelli che “inventarono” lo spread, non ha senso combattere gli armatori greci e i proprietari di tv italiani. Bene o male essi, pur con qualche personale vantaggio, sono meritevoli artefici di lavoro ed occupazione. I complottisti stanno, consapevolmente o no, a destra. Personalizzano il nemico, perché non capiscono cos’è un anonimo “sistema”. Intanto il Capitale vive e prospera senza bisogno di complotto alcuno. Come una macchina che si autoregola e meccanicamente punisce chi prova ad incepparla. Perché molti provano ad incepparla, ma nessuno prova a distruggerla.

lunedì 4 gennaio 2021

Lo spreco


Insisto sullo spreco. Che ci impoverisce. Che, in ultima analisi, è spreco di persone e di competenze, competenze invisibili, non registrate o non verificate. Penso a me stesso, solo come esempio. Forse non servono più le cose che facevo in materia di formazione ed orientamento o forse potrei fare da tutor - come tanti - ad uno studente che perde il filo nella didattica a distanza. Mi sono ricordato di avere un patentino di infermiere acquisito durante il servizio di leva militare. Una puntura saprei farla. Forse anche vaccinale. Se non io, troppo vecchio, anche se me ne dimentico, quanti potrebbero e dovrebbero essere (ri) chiamati in servizio? Perché mai poi un uomo o una donna dovrebbero essere abilitati ad un solo mestiere? Ragione vorrebbe che ognuno fosse accompagnato da una costellazione di competenze certificate, disponibili quando i bisogni sociali lo richiedono. Competenze ri-verificate periodicamente giacché assurdamente i titoli di studio e professionali, a differenza della patente di guida, valgono una volta per sempre. Altro che "quota 100" penso. Ragione vorrebbe anche che si possa smettere il lavoro, provvisoriamente o no, in età non prefissata, pagandone il prezzo eventualmente, o non smettere mai o avviare una carriera discendente, con più tempo libero, ma non senza lavoro alcuno. Ragione non vorrebbe l'abrogazione dei licenziamenti. Vorrebbe invece il passaggio da lavoro ad altro lavoro o l'alternanza di lavoro e formazione (professionale o no, ma qualunque formazione è di fatto anche professionale). Insomma sono insofferente dello status quo e della stantia cultura del lavoro ed anche dei conflitti fra liberisti e garantisti. Roba vecchia, mi pare. L'unica condizione necessaria invece per la valorizzazione piena delle competenze si chiama "appropriazione collettiva degli strumenti di produzione e del nostro destino". Urgono elementi di socialismo come condizione di nuove libertà e di nuova ricchezza.