domenica 14 gennaio 2018

Ostia di ordinaria tristezza

Ad Ostia, sulla strada per il centro c'è un uomo in mutande che sfida il freddo e fa una sorta di doccia con una bottiglia d'acqua riempita ad una fontanella, prelevando asciugamani e indumenti dall'auto-casa parcheggiata lì accanto. In piazza, oltre agli immancabili 5Stelle, c'è la base logistica di una corsa podistica. Un anziano siede soddisfatto in panchina con un carrello che ha riempito di bottiglie, frutta e viveri vari destinati ai corridori. Bene. A casa sento il tg che parla di tutt'altro. Parla di politica (diciamo...) e degli appassionanti conflitti fra ex compagni. Poi il tg volta pagina e riferisce le ultime gesta dei nostri adolescenti criminalmente rincoglioniti. Ma è un'altra pagina, appunto. Non riguarda la politica, pare. Buona domenica ad amiche ed amici.

domenica 7 gennaio 2018

Invece dell'eguaglianza


Debbo ricordare che io con miei quasi 5000 amici non rappresentiamo il Paese né tanto meno il mondo. Forse rappresentiamo 5 milioni di persone. Non più. Siamo prevalentemente pensionati o prossimi alla pensione. Dormiamo nelle nostre case riscaldate. Ogni tanto leggiamo un libro. Il sabato andiamo in pizzeria. Qualche volta al cinema. Anche a teatro talvolta. Per quel che mi riguarda ogni tanto mi permetto di spendere 100 euro per andare al Sistina. Oppure i 100 euro li spendono le figlie per fare a mia moglie e me un regalo di Natale. Come ieri per "Mamma mia", il celebre musical. Spettacolo come prova di unità nazionale, con tutti in piedi a cantare la stessa cosa.
A Barberini saliamo sulla metro che scoppia di gente. C'è una donna sul marciapiede che è scesa e grida infuriata "attenti alle zingare, sono ladre, attenti". Ne ho una davanti e una alle spalle. Adolescenti fra i tredici e i quindici anni. Quella che ho di fronte ha poco della rom. Mi sorprende il telefonino preistorico che tiene in mano. Oggi anche i poveri assoluti investono in uno smartphone. Non capisco soprattutto l'indifferenza assoluta della giovane rom. Mentre tutti parlano di lei e si scansano, se ne sta senza alcuna emozione visibile. Le danno sedativi o cosa? Sul trenino per Ostia invece incontro rom adulti e maschi. Se ho capito come funziona quel mondo, loro non si dedicano agli scippi. Gli scippi sono riservati alle adolescenti non punibili. Loro invece barcollano strafatti di birra. Così, tornando a casa, con metro e trenino, mi imbatto negli altri mondi. Un altro mondo è quello del ragazzo assai curato, con i capelli scolpiti e griffato da testa a piedi. Lo guardo con il mio consueto sentimento di stupore. I genitori che investono su un figlio come opera d'arte. Sempre più perplesso sul destino della famiglia. Sia la famiglia rom che la famiglia "borghese".

mercoledì 3 gennaio 2018

Esercizi di convivenza


Il pomeriggio al cinema mi aveva messo di umore grigio. Un po' per il film "Napoli velata" di San Özpetek. Mi sentivo affaticato dall'esibizione di decadentismo mortifero e di bravura che non mi dava emozione. Non so se mi disturbava l'assenza della realtà dei ragazzini delle "stese", i terroristi di casa nostra che non credono in Allah, ma nella capacità di incutere spavento sì. In assenza di interesse ad altro, solidarizzavo empaticamente con i protagonisti costretti a scene di intimità vera ed estrema. Poi, all'entrata e all'uscita dal cinema, mi sembrava di essere invisibile fra la folla festiva: gomitate, ginocchiate, borsate. A casa, appena il tempo di liberarmi del giubbotto, suonano alla porta. E' la condomina del monolocale a piano terra. E' una signora quarantenne che è fra i licenziati di AlmaViva. Occupa da pochi mesi il monolocale col marito che ha un qualche lavoro. E' alla porta con un pacchetto regalo. "E' un pensierino", sembra quasi scusarsi. Una gentilezza, la ricerca di una convivenza gentile che mi spiazza. E mi fa cambiare umore. Mi restituisce ottimismo. Mia moglie procede con gli esercizi di convivenza mediante l'invito ad un caffè. Diciamo che sono
capace di cambiare umore. Velocemente.

lunedì 1 gennaio 2018

Chiederò a Mattarella


Cosa penso nel primo giorno dell'anno? Penso che ha ragione Mattarella. L'Italia e l'Europa stanno conoscendo un periodo di pace e di prosperità lunga 70 anni e mai prima conosciuta. Indubitabile. Abbiamo torto allora continuando a strepitare contro questo e quello? Forse no. Anche se ognuno è scontento o anche infelice a modo suo. Striamo quasi tutti meglio che 70 anni fa. Quasi tutti. Però le distanze fra chi sta meglio e chi peggio si sono allungate. Però - soprattutto - oggi sappiamo, vediamo, tocchiamo l'infelicità del mondo. Ognuno scontento a modo suo. Ognuno con le proprie ossessioni. Anche io con le mie. Io che non riesco a considerare un dettaglio che nella capitale d'Italia senza tetto italiani e stranieri, bambini compresi, malamente accampati nel porticato di Santi Apostoli, soffrano il freddo e si ammalino. Non è accettabile mai in una Italia cementificata di seconde e terze case disabitate e di edifici pubblici dismessi. Le festività consumistiche suonano e sono solo una provocazione aggiuntiva. Non trovo il senso delle proporzioni. Non lo trovo neanche seguendo le vicende Ilva, ad esempio. Il grande dibattito su quanta salute possa costare l'occupazione di 20.000 lavoratori. Quante volte 20.000 sta in 4 milioni di inoccupati? Troverei ragionevole che destra e sinistra si dividessero sulla tutela speciale ai lavoratori dell'Ilva come ai lavoratori che fabbricano armi in Sardegna. Irragionevole che si scelga di produrre strumenti di morte, veleni e bombe, magari un po' meno per ammazzare di meno. Accidenti, quale minima parte di case sfitte servirebbe agli accampati a Santi Apostoli e quante volte 20.000 lavoratori sta in 4 milioni? Chiederò a Mattarella.

domenica 31 dicembre 2017

Ostia-Roma- Italia: cioè...(divagazioni della vigilia)


Metto il naso fuori casa, all'umido, per fare due passi e depositare vecchi giornali nell'apposito contenitore. Ma i contenitori sono tutti pieni ad Ostia. Sicché i quattro passi diventano otto. Niente da fare. Mi arrendo. Spero di aver fatto la cosa giusta buttando le carte entro uno dei cartoni che i negozi depositano fuori dai contenitori stracolmi. Ostia, Roma, Italia di fine anno. Normale declino. Ma si apprende sempre qualcosa. Entro dal tabaccaio facendomi largo fra bici di piccoli asiatici, forse filippini. Non mi era mai capitato di vedere mamme filippine acquistare gratta e vinci o giochi così. Bene, i filippini non acquisiranno la cittadinanza italiana. Però il consumo di gratta e vinci mi appare il segno incontrovertibile di un processo di "nazionalizzazione".Più significativo di una formale frequenza scolastica nell'Italia primatista in smartphone e gioco d'azzardo, l'Italia dall'inarrestabile lento declino. . .

sabato 30 dicembre 2017

Auguri come sfida al pesante presente



Auguri veri, sentiti e conformi all'uso, per un felice 2018. Perché non vorrei abrogare tutti gli usi. Gli auguri no. Credo in due cose che sembrano alternative. E invece non lo sono. L'attenzione alla materia – cibo, tetto, lavoro, reddito – e la preminenza delle emozioni collettive che sono il motore del cambiamento materiale. Credo nelle invenzioni. Credo nell'invenzione di un nuovo senso comune. Invenzione gratuita, priva di fondamento. Come un'opera d'arte. L'invenzione dell'eguaglianza fra tutti gli uomini. Una invenzione come una sfida alla banalità della sopraffazione, dell'io, delle famiglie, delle corporazioni, delle nazioni. Auguri soprattutto a chi ne ha più bisogno e auguri soprattutto a quelli di cui più abbiamo bisogno. Auguri a Francesco quindi. Perché ha inventato un Dio giusto cui – pur senza fede – posso largamente ispirarmi.

martedì 19 dicembre 2017

Da “Smetto quando voglio” ai miei voli pindarici


Ho visto l'ultimo film della saga “Smetto quando voglio”. Ho saltato il secondo. Non voglio parlare della discreta regia di Sibilia, né degli aspetti divertenti di un film di successo, ma non di straordinario successo. Voglio parlare del soggetto. Sono stupito e perplesso sul fatto che non abbia provocato indignazione e dibattito come è normale avvenga per i film di denuncia. La storia è quella di un manipolo di ricercatori eccellenti in campi diversi che l'Università e l'Italia emarginano. Sicché matura in loro l'idea di utilizzare al meglio intelligenza e competenze misurandosi sul terreno del crimine. Paradossale, ma non troppo. I rifiutati e le intelligenze sprecate già oggi cercano e trovano settori e Paesi in cui trovare valorizzazione. Già da tempo l'Italia sprecona, imballata nei suoi vizi familistici, clientelari e corporativi assiste senza battere ciglio. Ci saranno ottime ragioni – che mi sfuggono – per le quali il mio Paese si divide o si indigna per cose grandi e piccole, ma non batte ciglio per il costo immane dello spreco dei talenti su cui investe risorse fino alle lauree prestigiose per poi consegnare quei talenti all'inferno della competizione in cui contano competenze assai diverse. Vedi l'apologo incredibile del ministro del lavoro che consigliava ai giovani di praticare il calcetto con le persone giuste. Guardiamo alla extraterritorialità di fatto delle Università in cui i baroni collocano figli, amanti e mediocri fedeli che hanno fatto la scelta giusta di investire in calcetto, come guardiamo - distrattamente - territori delle periferie consegnate alle mafie. Alla extraterritorialità universitaria, per inciso, è dedicata la scena per me più gustosa e vera del film. Con il cattedratico che ritaglia uno spazio, prima del rituale della conferenza, per proporre al ministro, uno scambio, un qualche personale vantaggio. Dove – è evidente- quello è lo spazio che conta, mentre la cultura è cornice e pretesto.
Perché questo post? Perché mi sono accorto da tempo di non essere comunista. Del comunismo condivido l'appropriazione collettiva degli strumenti di produzione o almeno dei più rilevanti, ma non il resto. Non il divorzio dalla democrazia ovvero dal consenso. Non l'attesa di una mitica rivoluzione nella cui attesa si possano sacrificare generazioni. Credo invece in un riformismo forte che dia risposte subito e qui e al contempo prepari un cambiamento radicale e socialista nelle nostre teste. Perciò accetto anche di fare un po' di strada assieme ai liberal. E credo in buoni compromessi. Ma, appunto, non vedo al momento forze liberal e neanche socialiste interessate ad un programma, minimo ma chiaro, fondato sulla riduzione delle diseguaglianze, sulla valorizzazione di intelligenza e competenze. Il minimo terreno comune capace di non fare affondare la barca ment