lunedì 24 luglio 2017

Il Medioevo prossimo venturo è già arrivato?


"Il Medioevo prossimo venturo" (1971) il titolo di un esercizio di futurologia di Roberto Vacca. A suo tempo mi impressionò e trovai fondata la prospettiva di una crisi del sistema che parte da un piccolo episodio - un incidente aereo - per svelare la fragilità dei sistemi complessi. Dove davvero un piccolo incidente in Usa può avere ripercussioni fatali sul pianeta intero che velocemente regredisce. Forse Trump è quel piccolo incidente. Oggi il combinato disposto di fuoco (criminalità e stupidità umana) e siccità (ancora criminalità e stupidità, seppur in forme più sofisticate) mi fa pensare che potremmo essere nell'anno da cui partirà la datazione del nuovo Medioevo. Eccoci chiusi in casa per non respirare fumi perché nostri adolescenti passano l'estate a bruciare foreste, dopo l'inverno trascorso a bruciare senzatetto o stuprare coetanee. Eccoci a preparare riserve d'acqua a Roma in previsione dell'annunciato razionamento. Grazie alle furbizie sovraniste - Usa e non solo- che distribuiscono al mondo i veleni prodotti per il Pil nazionale, forse si avvicina il momento in cui avremo Pil nazionali alle stelle e potremo comprare al mercato nero l'acqua razionata con euro di cui non sapremo cosa fare.

sabato 22 luglio 2017

Estraneità


Estraneità o forse decadenza personale in contesto di decadenza: con incendi devastanti e rischio imminente di razionamento acqua. Fare cose così senza convinzione. Perché si è sentito dire che i pensionati le fanno. Ricordarsi che vivo in una città con le tracce incomparabili di una lunga storia e in quartiere, Ostia, di turismo estivo e balneare. Ricordandolo, al mattino mi reco ad Ostia Antica e finalmente riesco a visitare il Castello di Giulio II, altre volte trovato inagibile. Prendo un caffè nel borgo antico poco affollato perché tutti sono a mare. A sera mi sforzo di vincere la pigrizia che mi suggerisce di stare sulla sdraio davanti alla TV. E vado in centro. Dove bar e trattorie invadono ogni spazio con decine e decine di tavolini, ogni giorno di più, e i vigili non ci sono o non vedono. Animazione vera pari a zero. Però gran chiasso. Vacanziero? Prima c'era l'arena con film e cabaret. C'erano Arbore e Mannoia in piazza. C'era Apicella, quello di Berlusconi, per il quale - pensa un po' - presi posto in un bar perché volevo sondare dagli applausi che avrebbe ricevuto il consenso del padrone del centrodestra. Ora c'è la Seat che occupa mezza piazza con video, radio privata e cantante trovato chissà dove. Mostra di pittori dilettanti, molto dilettanti. Chiasso. E cumuli di immondizia. Sempre peggio da quando mi sono trasferito a Roma. Proprio il giorno in cui Alemanno conquistava il Campidoglio. Non sono superstizioso, se lo fossi penserei che ho portato sfortuna alla Capitale. Pensieri così. Guardando la bella signora islamica che spinge la carrozzina. elegantemente vestita di rosso, velo compreso, e col cellulare incollato non so come all'orecchio. Guardando bambini di pochi anni che parlano di cose digitali di cui non capisco nulla, proprio come lo stupefatto Montalbano nell'ultimo romanzo di Camilleri. Ed esercitandomi nell'inutile esercizio di immaginare la loro vita quando io non ci sarò.

Elementi per un socialismo vero e liberale


Sono convintamente socialista, nel senso che credo nell'appropriazione collettiva degli strumenti di produzione. E sono convintamente liberale, nel senso che credo nella massima libertà di ogni uomo di evolvere verso il massimo della sua felicità compatibile con il bene pubblico. Non credo quindi nel posto di lavoro assegnato per tutta la vita: perché i lavori cambiano e noi cambiamo. Un po' per questo la mia forma mentis non è molto "sindacale". Non mi piace che il coniuge più debole debba imporre o desiderare la persistenza del matrimonio per paura di restare senza reddito. E del Jobs act non è la libertà di licenziamento che non mi piace. E' l'assenza assoluta di strumenti che accompagnino il lavoratore da un "datore di lavoro" che non ti gradisce e forse non ti è gradito ad un altro. Soprattutto non mi piace che non sia previsto il licenziamento del cosiddetto "datore di lavoro". Per me l'imprenditoria privata è accettabile solo come affidamento o concessione condizionata. Finché mostri di funzionare nell'interesse pubblico. Ci sto pensando intensamente ora, dopo aver letto l'ennesimo esempio di arbitrio padronale. L'addetta al bar, pagata in nero (3,5 euro l'ora), licenziata in tronco dal barista romano perché aveva osato chiedere di poter andare in ospedale per un malore. Era recidiva perché prima aveva chiesto di assentarsi per i funerali dello zio (permesso negato). Ecco, in attesa del socialismo che verrà, questo vorrei subito: la licenziabilità dell'imprenditore. Non la multa, ma la revoca definitiva della libertà di intraprendere e assumere.

giovedì 20 luglio 2017

A proposito dei fatti di Genova


Non ho mai chiamato "sbirro" un poliziotto. Neanche in mente. Solidarizzo con i poliziotti impegnati nell'ordine pubblico. Sono convinto che dovrebbero godere di ben più alta considerazione e retribuzione. Sono molto perplesso anche per quella libertà concessa all'accoltellatore del poliziotto cui esprimo la mia solidarietà e gratitudine. Ciò detto, non ritengo che l'infezione che si manifestò a Genova nei corpi di polizia e fu confermata con Cucchi, Aldrovandi, etc. sia guarita. La notizia che i colpevoli (una parte), scontata la lieve pena, stiano per essere reintegrati nel loro lavoro mi fa gelare il sangue. In ciò peraltro d'accordo con lo scandalizzato Roberto Settembre, già giudice nella Corte d'Appello che giudicò i fatti della Diaz. Con il Jobs act si accetta che anche ottimi lavoratori possano perdere senza colpa il loro lavoro. I poliziotti torturatori invece no. Io non chiedo che non abbiano più lavoro. Chiedo e pretendo che si occupino d'altro: di spalare immondizie o di qualsiasi altra cosa che non li metta a contatto con esseri umani. Lo pretendo in nome della credibilità dello Stato, oltre che per il rispetto dovuto alle vittime.

martedì 18 luglio 2017

La Sicilia dell'oltraggio

Non può esserci un dna siciliano a spiegare tanti eroi, tante vittime e tanti che non so come chiamare. Da dove nasce in Sicilia lo straordinario impegno di tanti al dovere fino a dare la vita fra troppi indifferenti? Da dove nasce in Sicilia il piacere di oltraggiare i monumenti alle virtù civili? Ieri il busto di Falcone. Oggi la stele di Livatino, irriso in vita come "giudice ragazzino" dalla massima autorità repubblicana. Guardo da lontano, come da esiliato, la mia Sicilia e non so davvero se ho voglia di rivederla. A volte sì. Oggi no. Come se avessi repulsione a respirare la stessa aria di quelli che non so nominare


P.S. Aggiungo questa nota a distanza di ore, al risveglio. Ieri ero troppo turbato. Vorrei dire che quelli che non so nominare non sono i mafiosi. Sono quelli che incontrai all'ingresso del condominio dove viveva Falcone. I condomini infastiditi per i capannelli di gente davanti all'albero di Falcone dove erano affissi biglietti di ringraziamento. Sono quelli che chiedevano a Falcone e Borsellino di abitare fuori città per non disturbare col suono delle sirene i vicini di casa e per non metterli in pericolo. Sono quelli che dicevano e dicono che il nemico è lo Stato e che lo Stato è il peggiore estorsore (parole che mi rivolse un gioielliere della mia città durante una ricerca/azione sul pizzo in cui ero impegnato quando militavo nel Pci). Ho la certezza morale che i loro figli siano gli autori degli oltraggi ai giudici assassinati.

lunedì 17 luglio 2017

Bruciare la foresta per farsi un uovo al tegamino


E' una metafora che mi è cara. La uso spesso e da tanto tempo sicché non so neppure se, all'origine, l'autore sia io o chi altri. La uso per esprimere la contraddizione fra piccolo interesse privato e assai più consistente interesse pubblico. Come far crollare un palazzo per fare un'opera di interesse privato, quale la modifica strutturale di una stanzetta. Come costruire un complesso alberghiero per pochi che sottrae il mare ai più. Come mettere in pericolo la pace per fare un po' di soldi con le armi. Come regalare illegalmente appalti miliardari per avere in cambio una inutile terza casa. Etc. Etc. Oggi però la metafora non è solo metafora. Ho il fuoco a Castelfusano non distante da casa. E aspetto con ansia che mia figlia arrivi qui ad Ostia dal centro di Roma. E mio nipote, ospite dei nonni, ha il fuoco vicino, là sul Vesuvio Appunto, un disastro nazionale per un uovo al tegamino: il piacere di dar fuoco o rendere edificabile un'area o trovare lavoro come spegnitore di incendi o cose così. Almeno servisse il disastro come lezione per apprezzare una buona volta il valore della convivenza e dei beni comuni...

sabato 15 luglio 2017

Appunti da una vacanza londinese

So che in quattro giorni non posso aver visto e capito molto. Mi consolo perché neanche in quattro anni avrei visto e capito molto. Ho visitato Londra confrontandola inevitabilmente a Roma e a ciò che conosco un tantino di più. Londra mi è sembrata una metropoli molto vivace, ordinata, dalla bellezza diffusa, con equilibrio fra antico e contemporaneo (vedi i grattacieli avveniristici sullo sfondo della Torre di Londra). La città mi è apparsa particolarmente ricca di una pedagogia nazionale. Vedi le tante statue. di personaggi che hanno illustrato il Paese e fatto l'impero (politici, generali, artisti). A partire da Nelson in Trafalgar square o dai sepolcri concentrati nell'Abbazia di Westminster.

Non ho scorto vistosi esempi di degrado. Comunità etniche integrate e nessun segno di lavavetri, finti lavori e cose così. Abbastanza pulita. Episodio osservato di spirito civico: la signora inglese che rimuove un sacco di immondizia su una aiuola che piega un alberello.
Unico esempio nettamente negativo all'uscita dal British. Stanchi ed affamati ci sediamo ad un ristorante romano lì di fronte: Roma bella. Prendo spaghetti alla bolognese perché mi sembrano meno rischiosi. Ma la pasta galleggia sull'acqua. E il ristoratore romano ci batte uno scontrino da 28 sterline, chiedendoci però 5 euro supplementari di servizio (in nero). Dapprima paghiamo. Poi torniamo indietro: "O ci dà uno scontrino comprensivo di servizio o ci restituisce 5 euro". Ce li restituisce.

Londra: quel che è meglio e quel che è eguale
Meglio i trasporti, come in parte già detto. Ho sempre trovato un posto per sedere, giù o in alto per godere il panorama. Meglio l'assenza totale di banchetti e lenzuolate di cianfrusaglie, come invece a Castel Sant'Angelo o al Colosseo. Solo qualche raro box di souvenir o di noccioline. Meglio la pulizia; rispetto a Roma almeno. Ma qua e là qualche lattina di birra abbandonata c'era. E a sera a Westminster un uomo che orinava dietro una colonna c'era. Assai meno accattonaggio. E solo di senzatetto. Talvolta aggregati in comunità dialoganti con gli altri, con il 99.9% del mondo. Il fenomeno dei senzatetto è uno scandalo permanente della nostra inadeguatezza e della nostra cecità. A Londra, come a Madrid e a Roma.

Le sorprese di Londra: autisti africani, inglesi e cinesi
Riesco a scrivere e a dire qualcosa in inglese, capisco ben poco col mio pessimo orecchio. Peraltro fobie varie sconsigliano mia moglie e me di usare la metro. Bus quindi, oltre che lunghe, faticose, interessanti esplorazioni a piedi . La sorpresa è stata la disponibilità incredibile dei conducenti. Facendomi le mie solite domande nei primi giorni mi chiedo: "perché tutti neri i conducenti"?. Gli autisti mi danno spiegazioni di ogni tipo. Addirittura uno non mi fa pagare il biglietto per lasciarmi al posto in cui prendere il bus giusto. Con la mia mappa mentale propendo che la spiegazione della gentilezza debba essere cercata nel loro essere neri. Ma poi mi capitano autisti bianchi. E sono egualmente disponibili. Correggo il pregiudizio: la gentilezza, straordinaria per uno che vive a Roma, è degli autisti inglesi, non dei neri. L'ultimo giorno però l'autista è una giovane asiatica (cinese, mi pare). Appena apro bocca per chiederle qualcosa mi rimbrotta aspramente e si irrigidisce con lo sguardo fisso davanti. Ri-correggo i miei giudizi: tutti gentilissimi i conducenti a Londra, tranne i cinesi.

Italiani a Londra
Naturale che confronti la Londra che ho intravisto in quattro giorni con la Spagna del mio precedente viaggio di pochi mesi fa. A parte i prezzi, più o meno doppi a Londra, confronto gli umori dei giovani italiani incontrati. Questa è stata davvero una sorpresa. In Spagna (Madrid, Siviglia, Toledo, Cordova e, prima, Barcellona) i giovani, incontrati in bar, ristoranti, ma anche grandi magazzini, si dicevano felici e indisponibili a tornare in Italia. Tutti. A Londra per niente. Erano loro quasi sempre a cercare un colloquio. Paghe buone, di almeno 1.400 sterline mensili (circa 1.600 euro), ma anche 2.000. Ma assoluto scontento. Londra e il lavoro troppo stressanti in sintesi. Caro alloggi e distanze eccessive. "Tornerei a casa, se potessi". Non solo i barman e i camerieri. Anche una professionista del diseign che avvicina me e mia moglie, sentendoci parlare italiano. Ben pagata ma infelicissima. Avrei voluto capire di più. Un altro, incontrato ai magazzini Harrods, aggiunge il suo trauma che mi sorprende. Sente la Brexit come una sberla immeritata. "Mi sentivo londinese, ma non potrò più votare il sindaco della mia città".

Il talento di strada
Happening continui a Covent Garden. Dove, per inciso, ho incontrato la bellezza assoluta di un'araba, fra le poche non velate, forse degli Emirati. Mia moglie, un tantino meno entusiasta di me, ha condiviso. Incredibilmente efficace comunque la prestazione di un artista di strada nei panni di Charlot. Peraltro capace di coinvolgere il pubblico, compreso un talentuoso bambino. P.S. Da inserire nel capitolo enorme dei talenti non adeguatamente riconosciuti e pagati.
Mai visto una fila così lunga per prendere un gelato come a Chinatown. Ho dovuto rinunciarvi. Ma doveva essere squisito a giudicare dai volti di chi lo gustava. A Soho concentrazione di casinò, sale varie di azzardo e massaggiatrici. Ho osato avventurarmi in stradine discutibili ricevendo sorrisi di invito, a dispetto di mia moglie accanto a me.

Sobri segnali del terrore e dell'Islam
Pensavo di trovare molti segnali della strage recente sul ponte di Westminster. Invece solo blocchi di cemento o metallo per prevenire una replica. E pochi messaggi. Forse i più sono stati rimossi o forse i londinesi sono particolarmente sobri. Interessante e - direi - disperato il messaggio del musulmano che professa il suo amore per Gesù.

A proposito di British museum e di musei in genere
Ho dedicato, come da canone, due mezze giornate dei miei quattro giorni a Londra ai due musei più celebri: il British e la National Gallery. Con i sensi di colpa per non visitarli per intero e per non visitare il Tate e altro. Avrei dovuto rinunciare a vagare per Piccadilly o ad assistere agli happening di Covent Garden o al cambio della guardia a Buckingham Palace? Mi sono consolato così: in ogni caso non vedrò mai tutta la bellezza del mondo. Un Tintoretto in più o in meno non cambia molto. Più radicalmente mi sono chiesto: "Ma ha senso questa "abbuffata" di arte, passando dall'antica Mesopotamia a Leonardo da Vinci?". Risposta: "No".

Ritorno a casa
Tornare a Roma dalla breve vacanza londinese è uno choc. Innanzitutto termico. Afa opprimente. Ma è uno choc soprattutto riadattarsi alla logica illogica dei trasporti. Arrivo alle 22.00. Faticosamente individuo lo spazio in cui dovrebbe arrivare il bus per Ostia. In caratteri minutissimi su un foglietto al muro c'è l'orario delle partenze: la prossima partenza sarà fra mezz'ora. Aspetto. Non arriva bus alcuno. Nessuno mi dà spiegazioni. Mi ero abituato male. A Londra gli autisti e chiunque si fanno in quattro per spiegarti. Dovrò rassegnarmi ad un costoso taxi? L'autista di un'altra compagnia finalmente mi spiega che è normale che Cotral, la compagnia di cui attendo il bus, salti una corsa. Infatti prendo la corsa delle 23.30. Cerco di timbrare il biglietto, ma qualcosa non funziona. Non vedo nessuno timbrare. Capisco che non è il caso che complichi la vita all'autista. Avrei preferito pagare il triplo un servizio normale. Rieccomi a casa




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