sabato 30 gennaio 2021

Il Rinascimento in Arabia Saudita


Nessuno insulto. Non è il mio genere. Però ho trovato stucchevole - debbo dirlo - la piaggeria del senatore italiano verso il principe di un Paese, l'Arabia Saudita, un Paese che nessun popolo civile può invidiare. Perché non si può invidi are un Paese misogino, un regime autoritario, un regime che assassina e fa a pezzi un oppositore. L'Arabia Saudita protagonista di un nuovo Rinascimento paragonabile a quello che conobbe Firenze secondo il suo ex sindaco? Scherziamo? Possibile che ci si venda l'anima per una manciata di denaro? Denaro in cambio di che? Il senatore fiorentino afferma impavido che l'Italia deve invidiare il costo del lavoro in Arabia Saudita. Parla di un Paese in cui la manodopera straniera è pagata un quarto di quella locale ed in cui non c'è diritto ma solo concessione. Qualcuno l'ha detto benissimo in un tweet: "E' come invidiare gli Stati del Sud dell'America dell'800 per il costo del lavoro schiavile nei campi di cotone".
A parte ogni doverosamente severa valutazione etica-estetica, aggiungo una valutazione che a molti sembrerà marginale. Riguarda l'improvvisazione, la cultura (la mancanza di cultura) con la quale il senatore porta l'immagine del suo e nostro Paese nel mondo. Non immagino altri, non immagino Prodi o Ciampi o Draghi svilirsi e simulare saperi in tal modo. Mi sento in imbarazzo. Ma risparmio contumelie ed altre divagazioni.

venerdì 29 gennaio 2021

Oltre l'epidemia del covid e di quella del sadismo


C'è un'altra epidemia, oltre il covid ed oltre quella della violenza sadica esercitata da troppe mele marce contro i più deboli, nelle Rsa, come nelle carceri, di cui ho detto nel post precedente. E' "oltre" perché assai più dura da sconfiggere. Sappiamo come sconfiggere il covid. E' impegnativo, ma sappiamo i prezzi da pagare.
E' più impegnativo liberarsi delle mele marce. Perché i violenti fra gli operatori sociosanitari e le forze dell'ordine sono legati a doppio filo a scelte sistemiche cui è difficile rinunciare. E' impegnativo e complicato domare la rete clientelare e la ratio economica che induce a servirsi di cooperative di comodo e di incompetenti sottopagati nelle Rsa così come è impegnativo trovare criteri di selezione di competenze tecniche e psicosociali fra i servitori in divisa dello Stato, criteri sostitutivi della raccomandazione del generale. Già, perché diventare generale se neanche posso raccomandare un poveraccio? Molto impegnativo, ma possibile cambiare registro, anche se difficilmente il voto premierà i riformatori.
Appare però troppo arduo, al limite dell'impossibile, sconfiggere l'epidemia di femminicidio con connesso frequente infanticidio che la malattia narcistica del maschio produce. Ieri l'ultimo episodio a Torino, coerente con un copione già visto e rivisto e che nessuno sembra sapere/volere cambiare. Lei vuole lasciarlo e lui la uccide ed uccide il figlioletto, tentando poi il suicidio. Sì, la politica può moltiplicare i centri antiviolenza, può moltiplicare e raffinare l'informazione: può e lo fa poco. Ma il non detto è la crisi del maschio e la crisi della famiglia. La sacra famiglia è intangibile per la cultura di destra, ma neanche la Sinistra ha armi o visioni all'altezza. Se le avesse non si metterebbe in conto come fatale il degrado sociale, non si taglierebbe sulla Scuola. Si selezionerebbero insegnanti e formatori con la stessa accortezza con cui si selezionano gli astronauti. Si spiegherebbe ai maschi che "amore" non è sinonimo di "possesso" e che comunque il mondo è pieno di occasioni alternative di amore, alternative ad un fallimento. Vorrei aggiungere altro e però non posso. Non posso dire che chiuderei Mediaset ed ogni fucina di "amori" e di narrazioni malsani. Non posso dirlo. Ma lo penso. E' pensabile quindi anche per la politica. Non per la politica impegnata nel conflitto Renzi- Conte (ed annessi). Penso quindi che occorra lavorare perché la politica sia premiata se si occupa dei problemi veri. Cosa ancor più complicata: che sia premiata se si occupa dei problemi di chi non vota.

Cosa mi suggerisce la violenza nelle Rsa


A Varazze altri 3 operatori sociosanitari di una Rsa arrestati per violenze agli inermi anziani ospiti. A parte l'indicibile nausea che la notizia mi procura, continuo a dirmi che qualcosa non va proprio nelle modalità di selezione del personale sociosanitario. E purtroppo la politica non affronta il tema. Troppi casi in questo settore, come troppi sono i casi di violenza che hanno protagonisti gli uomini in divisa, nelle carceri, nelle caserme e per strada. La dove il mestiere non è una scelta vocazionale (così per fortuna più spesso fra medici ed infermieri), ma una opzione meramente occupazionale selezionata da favori e clientele, lì qualunque personale frustrazione si converte in sadismo. La politica smetta di occuparsi di politica politicante e si occupi della vita!

giovedì 28 gennaio 2021

Riflessione incomprensibile?


Mi arrischio. Un pensiero di sinistra e socialista non si costruisce negando ogni proposizione di Renzi, Salvini o Berlusconi. Così facendo si creano solo pasticci. Al contrario si possono e si debbono "inverare" le proposizioni degli avversari ricomponendole in un tessuto logico-argomentativo di colore rosso. Farlo esplicitamente consente peraltro di recuperare a Sinistra cittadini in buona fede ingannati e smarriti a Destra.

Meme potenti ovvero bufale mortifere

 

Se dovessi scegliere due riforme decisive per cambiare il Paese e farlo prospero, sceglierei di cancellare dalle menti due meme ( 'unità auto-propagantesi" di evoluzione culturale), insomma due bufale mortifere, Per la prima il lavoro altrui è una minaccia al mio lavoro. Ergo più gente si manda in pensione più lavoro c'è per me e i miei figli. Vedi la "geniale" (?) esaltazione – salviniana, ma di senso comune anche a Sinistra- di quota 100. La seconda dice che più si desidera consumare più lavoro si crea. Viva quindi le discoteche, le sale Bingo e le seducenti ultime Nike. Berlusconi, Briatore, Santanché e gente simile lo dicono proprio così. La cosiddetta Sinistra, che è più austera (Bersani), non parla di discoteche, ma di trattorie. Mi scuso per l'accostamento di personaggi anche eticamente diversissimi, però "amicus Bersani, sed magis amica veritas". Il mio amico marziano si dice sorpreso che noi terrestri pensiamo davvero che se non ci fossero più bisogni materiali e quindi lavoro la Terra sarebbe l'inferno e non già il paradiso.

venerdì 22 gennaio 2021

Non possiamo farci niente?

 

Credo che possiamo fare molto invece contro il suicidio figurato di una generazione che vende l'anima per l'ultimo e irrinunciabile modello di Nike e si ammassa e si spintona in attesa che il negozio apra.
Possiamo/dobbiamo fare molto a fronte dell'ultimo suicidio reale e rituale di una bambina sedotta dai giochi perversi della rete. Marinella, consumatrice di Tik Tok di 10 anni, che a Palermo si strangola con una cinta perché nella gara a soffocarsi non riesce a liberarsi in tempo. E prima c'era stato Igor di 14 anni trovato impiccato nel suo letto a castello obbedendo al video che lo sfidava alla prova di coraggio: "Soffocati, arriva all'estremo". E ancora Luca, 11 anni, che si getta del decimo piano rispondendo ad una domanda del web: "Vuoi giocare con me"?
Potremmo/dovremmo fare molto. Ma quel "molto" è troppo per noi adulti, genitori e nonni. Dovremmo cambiare il mondo, Studiare. Capire. Leggere la noia di figli e nipoti ed anche la nostra. Studiare e capire e intervenire. Capire i figli e i nipoti. Capire il web: controllarlo o spegnerlo. Proporre altre sfide, più affascinanti del duello con la morte.
Ma non possiamo: siamo occupati a scambiarci insulti sul web mentre figli e nipoti si suicidano.

giovedì 21 gennaio 2021

Allen che immaginò Conte


Ho rivisto "To Rome with love" di Woody Allen. Del film recupero l'episodio che vede Benigni protagonista. E' Leopoldo Pisanello: un uomo qualunque, un Carneade. D'improvviso la notorietà, anzi la fama, lo investe. Il film non spiega perché (non importa), ma diventa un fenomeno mediatico, inseguito dai media, intervistato sulle cose anche più banali, comprese le mutande che indossa. . Con effetto di moltiplicazione esponenziale. Il successo crea ulteriore successo, un po' come i soldi. Finché appunto ci si dimentica da dove è nato.
Divertente
. Istruttivo.
A chi ho pensato? A tanti. Agli influencer come Chiara Ferragni che con una foto agli Uffizi moltiplica il pubblico di quel Museo. Ho pensato soprattutto a Conte, anzi alla filiera 5Stelle che parte da Di Maio. Quel giovanotto campano venuto dal nulla, per una piattaforma che gli dà qualche centinaio di voti e che diventa leader e poi sceglie un tale avvocato scolorito quanto basta perché né lui (Di Maio), né Salvini possono fare il premier. Serve un punto di equilibrio . Quel punto di equilibrio diventa buono per ogni stagione. Prima la stagione gialloverde in cui lui, ancora maldestro ed ingenuo, agita il manifesto targato Salvini sulla sicurezza: mai visto prima un premier che fa il valletto del suo vice. Poi Zingaretti, dopo ovvie resistenze in nome della discontinuità, finisce con l'accettare quel Pisanello- Benigni punto di equilibrio. Che oggi è largamente apprezzato fino all'amore anche dai più fra i miei amici.
Nel film di Allen succede di colpo che un altro nessuno diventi celebre prendendo il posto di Pisanello. Che si dispera ormai avvezzo alla celebrità. Ho paragonato Pisanello a Conte perché il vestito gli calza perfettamente. Con poche sfumature il paragone regge però con molti, con troppi, anche con Renzi transitato dall'altare alla polvere. Così mi pare. Grazie, Allen.

giovedì 7 gennaio 2021

Quello che mi suggerisce l'assalto del "popolo" al Campidoglio


Giudico la nostra Costituzione non perfetta, emendabile, e però saggia nei principi fondamentali, oltre che tendenzialmente progressista. Gli ultimi eventi shock negli Usa dovrebbero insegnarcelo. Anche se nell'ultimo quarto di secolo la saggezza della nostra Carta è stata sfregiata da un nuovo senso comune partorito dal craxi-berlusconismo. Si è dato vita così ad una Costituzione materiale rozza e di segno populista ed autoritario. La nostra è (era?) una Repubblica parlamentare. Ma i populisti (ed i fascisti e parafascisti) intendono il Parlamento come un nemico della sovranità popolare. Che per essere piena dovrebbe essere priva di mediazioni: in un rapporto diretto ed esclusivo fra popolo e capo. Quella del capo sarebbe l'unico trono legittimo mentre le "poltrone" sarebbero un retaggio del passato da disprezzare e ridurre (vedi l'ignobile narrazione del taglio delle "poltrone"). Enormi i guasti apportati dalla nuova filosofia: dal presunto "governo eletto", ai partiti col nome del capo, alle primarie nei partiti che riducono a cornici gli organi intermedi. Per i populisti (trumpiani, salviniani, etc.) il capo è eletto dal popolo e solo al popolo risponde. E il capo elegge come suoi collaboratori di fatto ministri ed anche giudici. Ma rileggiamo la nostra Carta all'art.1:
" L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle FORME E NEI LIMITI DELLA COSTITUZIONE"
Penso che i populisti non comprendano la parte che ho scritto in maiuscolo. Penso che volentieri la cancellerebbero. Perché dovrebbero esserci limiti alla sovranità popolare? Per la verità io giudico infelice quella espressione. Sarebbe stato meglio scrivere "nelle FORME DISEGNATE DALLA COSTITUZIONE". Voglio dire che LIMITI non ci sono. Non ci sono limiti alla sovranità popolare almeno, ma alla maggioranza sì. Ci sono "forme" cioè modalità con le quali l'astratto principio della sovranità si fa concreto. Non ci sarebbe sovranità popolare se decidesse tutto la maggioranza. Se la maggioranza decidesse "democraticamente" (?) di privilegiare bianchi, uomini, eterosessuali, etc. Il che succederebbe facilmente non solo se non fossero definiti i diritti delle minoranze, bensì anche se il "popolo" nella sua maggioranza -mutevole di giorno in giorno- nominasse, direttamente o coi suoi rappresentanti, i giudici chiamati a giudicare la legittimità di un comportamento (vedi Usa). Il popolo insomma non è la maggioranza e non è neanche ovviamente una minoranza (similtrumpiana) investita da un dio o che si autoinveste. Penso quindi alla saggezza delle mediazioni imposte dalla nostra Costituzione parlamentare ed alla saggezza stravolta della Prima Repubblica. Dove nessun capo era insostituibile e la politica faticosamente cercava il compromesso come incontro fra le varie sensibilità e i vari interessi presenti entro il popolo variegato. Sapremo tornare indietro?

martedì 5 gennaio 2021

Il gioco della democrazia fra influencers, competenti, politici, proprietari

 

Ci sono quelli che influenzano, ci suggeriscono cosa fare, cosa mangiare, come vestire (Chiara Ferragni), quale museo visitare (ancora lei, Chiara Ferragni), come amare, chi odiare, chi salvare (Scarlett Johansson).
Ci sono i competenti, quelli che sanno. Sanno come stanno le cose, la nostra salute (Burioni), la nostra economia (Cottarelli).
Ci sono quelli che decidono: i politici. Spesso influenzano, ma non sempre; talvolta li subiamo. Qualche volta sono competenti (raramente). Sono competenti semplicemente a decidere, negoziando con altri decisori. Anzi, se sono competenti in qualcos’altro, diventano spregevoli “tecnici” e nemici del popolo.
Ci sono infine quelli che decidono nell’ombra, che decidono ciò che può essere deciso dai politici. Delimitano cioè il campo di ciò che è pensabile. Sono i proprietari. Qualcuno preferisce Salvini (soprattutto i più piccoli, più bisognosi di protezione). Altri preferiscono Zingaretti (quelli più grandi e più disponibili alla sfida della concorrenza e della globalizzazione). Tollerano i 5Stelle benché non li amino, perché comunque non toccano ciò che conta. Un vaffa e un taglio di parlamentari non toccano il Capitale. Essendo padroni degli strumenti di produzione, decidono cosa produrre, dove produrre e dove spostare una produzione se dov’era non è più conveniente, come produrre. Su questo nessuno può contrastarli. La democrazia si gioca negli spazi angusti dentro i binari che essi disegnano. Chi va oltre – i rossi - può essere tollerato, anche carezzato (“quegli idealisti” “anch’io a suo tempo…”, etc.) perché comunque sono pochi ed anche innocui. O - come i 5 Stelle- fanno guerra a cose marginali, o fanno battaglie di immagine o fanno ben capire che non è di oggi né di domani la Rivoluzione. Così vanno le cose. Oggi. Per qualche tempo. Per sempre?

Complottisti e fideisti critici

 Possiamo dividere le persone in due gruppi: 1. I complottisti, 2. Quelli che si fidano

I complottisti credono che gli avvenimenti del mondo siano il prodotto di élite di complottardi. Secondo i complottisti queste élite sono impegnate a farci credere, nel tempo, cose come: la rotondità della Terra o il beneficio dell’euro o quello dei vaccini oppure che un Paese (l’Italia, ad esempio) è a rischio di estinzione per il calo demografico e che a breve non potrà sostenere il peso di pensioni in una nazione di vecchi con una minoranza al lavoro. Loro però – i complottisti- hanno capito tutto, anche se le loro ultime generazioni si sono convertite quasi tutte alla Terra rotonda. Talvolta sono in grado di dimostrare il vantaggio che proviene alla élite per i suoi complotti. Il vaccino ad esempio è chiaramente parte di un piano dei colossi del farmaco che prima ci hanno infettato con un virus sapientemente realizzato in laboratorio per poi realizzare guadagni astronomici con vaccini di dubbia utilità. Più difficile spiegare perché il 90enne Soros – naturalmente ebreo – promuova sbarchi e traversate nel deserto di africani che invadono Italia ed Europa e realizzano la criminale sostituzione etnica nel nostro Continente. Cosa ci guadagnerà Soros in questo? Probabilmente si è venduto l’anima al diavolo che lo risarcirà con 7 vergini (no, questo riguarderebbe i terroristi dell’Islam).
Ma insomma così è. Del resto neanche i fideisti critici possono negare che qualche complotto qua e là ci sia stato. Vedi per l’Italia la lunga stagione del terrorismo. Però i fideisti critici dubitano che gli autori dei complotti realizzino sempre i loro piani. Più spesso funzionano i complotti finanziari. Però in tal caso “speculazione” e “complotto” diventano sinonimi. Più difficile dimostrare l’efficacia dei complotti politici. Difficile dimostrare ad esempio che il terrorismo nero o quello sedicente rosso abbiano realizzato qualcosa. Forse il compromesso storico? Boh. Più facile pensare che il complotto terroristico sia un gioco per riempire vite di uomini mediocri con azioni eccezionali (ma dall’esito incerto) o al più per assicurare stipendi e premi ai vari servizi segreti. Poiché mi iscrivo fra i fideisti critici io sono portato a pensare che le teorie complottiste servano (magari inconsapevolmente) a lasciare il mondo guasto come è. Se l’Italia, come la Grecia, è vittima di un complotto, se Berlusconi fu disarcionato da un complotto con Monti agente della Germania e con quelli che “inventarono” lo spread, non ha senso combattere gli armatori greci e i proprietari di tv italiani. Bene o male essi, pur con qualche personale vantaggio, sono meritevoli artefici di lavoro ed occupazione. I complottisti stanno, consapevolmente o no, a destra. Personalizzano il nemico, perché non capiscono cos’è un anonimo “sistema”. Intanto il Capitale vive e prospera senza bisogno di complotto alcuno. Come una macchina che si autoregola e meccanicamente punisce chi prova ad incepparla. Perché molti provano ad incepparla, ma nessuno prova a distruggerla.

lunedì 4 gennaio 2021

Lo spreco


Insisto sullo spreco. Che ci impoverisce. Che, in ultima analisi, è spreco di persone e di competenze, competenze invisibili, non registrate o non verificate. Penso a me stesso, solo come esempio. Forse non servono più le cose che facevo in materia di formazione ed orientamento o forse potrei fare da tutor - come tanti - ad uno studente che perde il filo nella didattica a distanza. Mi sono ricordato di avere un patentino di infermiere acquisito durante il servizio di leva militare. Una puntura saprei farla. Forse anche vaccinale. Se non io, troppo vecchio, anche se me ne dimentico, quanti potrebbero e dovrebbero essere (ri) chiamati in servizio? Perché mai poi un uomo o una donna dovrebbero essere abilitati ad un solo mestiere? Ragione vorrebbe che ognuno fosse accompagnato da una costellazione di competenze certificate, disponibili quando i bisogni sociali lo richiedono. Competenze ri-verificate periodicamente giacché assurdamente i titoli di studio e professionali, a differenza della patente di guida, valgono una volta per sempre. Altro che "quota 100" penso. Ragione vorrebbe anche che si possa smettere il lavoro, provvisoriamente o no, in età non prefissata, pagandone il prezzo eventualmente, o non smettere mai o avviare una carriera discendente, con più tempo libero, ma non senza lavoro alcuno. Ragione non vorrebbe l'abrogazione dei licenziamenti. Vorrebbe invece il passaggio da lavoro ad altro lavoro o l'alternanza di lavoro e formazione (professionale o no, ma qualunque formazione è di fatto anche professionale). Insomma sono insofferente dello status quo e della stantia cultura del lavoro ed anche dei conflitti fra liberisti e garantisti. Roba vecchia, mi pare. L'unica condizione necessaria invece per la valorizzazione piena delle competenze si chiama "appropriazione collettiva degli strumenti di produzione e del nostro destino". Urgono elementi di socialismo come condizione di nuove libertà e di nuova ricchezza.