mercoledì 22 novembre 2017

Pensieri impopolari di un senza partito


A Otto e mezzo ieri un noto giornalista (non dico chi per non distrarvi dal contenuto del mio post) sentenziava a ragione che la sinistra "radicale" non è mai andata in Italia oltre il 5%. Vero, voglio dire, ma la sinistra radicale, a mio avviso, non è mai stata in campo. La sinistra radicale non è quella di Renzi ovviamente, ma, meno ovviamente, non è neanche quella che vuole tornare a prima di Renzi e alle vecchie tutele dell'art. 18. Non è radicale la sinistra che vuole legare le mani al proprietari. E' radicale la sinistra che vuole sopprimere i proprietari (con gentilezza simile a quella del medico che si occupa di obesi, oltre che di denutriti) e guarda a nuove libertà e sicurezze. E' radicale la sinistra che vuole emancipare la donna dal marito, non quella che vuole obbligare il marito padrone a mantenere la moglie che non ha lavoro. E' radicale la sinistra che non considera costo ma investimento assicurare pane, tetto, lavoro e cittadinanza ai dimenticati. A tutti, senza accontentarsi di migliorare un po' le statistiche. E' radicale la sinistra che ha un enorme riserva di consenso -altro che 5%! - nei diseredati che non votano. Non si tratta di cambiare strategia. Si tratta di costruire un soggetto politico che oggi non c'è.

La politica contro la Politica


Non è che ci abbia pensato ieri per la prima volta. Ma ieri per due volte mi sono chiesto se io debba sentirmi tenuto a fare il tifo contro i miei avversari (cioè contro quelli che sicuramente non voterò alle prossime politiche). Prima c'è stata la notizia di Di Battista che non si candiderà in Parlamento. Per la verità la notizia è stata che questo diventasse notizia, con interpretazioni sofisticate nell'alveo della politica politicante. Quello che dovrebbe essere normale diventa notizia. Normale e salutare sarebbe scegliere la felicità di occuparsi di un bimbo rispetto allo stress degli appuntamenti quotidiani nel lavoro istituzionale. Come per altri scrivere libri. Con la politica professionale ricondotta ad una dimensione non totalizzante. Insomma ho simpatizzato molto, e più che mai col leader 5Stelle.
Poi ho sentito Raggi da Floris e mi sono accorto di fare il tifo per lei. Come avviene da genitore o nonno di una bambina delicata che appare inadatta a grandi carriere. Non avrei dovuto? Quanto più cresce 5Stelle tanto meno cresce quella cosa rossa o rosellina che voterò in mancanza d'altro. Però tifavo per lei ed ero contento che Virginia apparisse molto più sicura che altre volte. Non so bene se contento come un nonno o come un cittadino romano. Sono convinto che i romani malati di politica -rossi o neri - preferirebbero inciampare per strada nelle buche sempiterne o accettare il l prossimo disastro dei tombini intasati piuttosto che un successo dell'avversaria 5Stelle. Forse hanno ragione loro. Forse un disastro romano può aiutare a prevenire un disastro nazionale. Ma io non sono un politico. Sono un uomo semplice, padre, nonno, marito e cittadino. E tifo per Raggi e Di Battista.

lunedì 20 novembre 2017

Ostia: esercizio di ottimismo


Ho azzeccato la previsione. La candidata Giuliana Di Pillo, 5Stelle e per avventura da me votata, ha stravinto. 60% contro 40%. La percentuale dei votanti cala di oltre 2 punti rispetto al voto di due settimane fa. Temevo peggio. Comunque i due terzi di astenuti suggeriscono che rappresentanza e democrazia sono i veri sconfitti. Di positivo per me e per gli ostiensi trovo i vantaggi di una più facile sinergia fra Municipio e Comune di eguale segno (come - chissà - il futuro governo nazionale). Debbo pensare che i 5Stelle non vorranno replicare ad Ostia la delusione (finora) romana. Sentiranno l'esigenza di rispondere alle domande essenziali di pulizia, sicurezza, buche, abusivismo, degrado? E a quelle dalla risposta più difficile, mare murato e mafie? Dovranno tentarci. Mi dichiaro ottimista: come esercizio.
P.S. Posterò le mie maldestre foto sulla Ostia quieta, elegante e Liberty del centro che gli Spada e la TV hanno oscurato. Con alcune cose inaccettabili anche qui. E però con l'auspicio che non ci siano più due Ostia.

domenica 19 novembre 2017

Riina e Bonino: lo strano accostamento


La sinistra divisa si consoli: è più divisa la Chiesa. Non credo che Francesco, la maggioranza dei preti e la maggioranza del popolo cattolico approvino la "interessante" tesi di Don Francesco Pieri. Per il pastore di anime, peraltro non un prete di medio-bassa cultura, ma docente presso la Pontificia Università di Bologna, ha fatto più morti Emma Bonino che Totò Riina. Sono certo che il "professore", puntando il dito contro Emma, intendesse puntarlo contro le migliaia di donne che anche dalla battaglia della combattente radicale hanno avuto la libertà dolorosa di scegliere senza rischiare la morte. Non sono certo invece che Don Pieri intendesse con la sua "creativa" esternazione rivalutare un po' Riina o magari contestare che al boss fossero stati rifiutati funerali religiosi. Forse no. Forse ha voluto semplicemente suggerire una propria gerarchia delle colpe. Se così è, gli propongo una tesi più radicale e inappuntabile: ha fatto più morti ovvero ha inibito più vite il preservativo ovvero il suo inventore (se ce ne è uno).
P.S. La mia solidarietà ad Emma Bonino è ovvia e convinta.

Il pessimo meno peggio: ad Ostia come in Italia


Quanto ho dormito stanotte! Mai successo da anni. Forse per rimandare il più possibile la scelta del presunto meno peggio. Vado a votare ora. Buona domenica agli amici e auguri all'Italia.

Giornata mondiale dei poveri che restano poveri


Conservo il mio pre-giudizio favorevole verso Francesco. Voglio dire che sono convinto che se ci fossero più Francesco e meno Salvini e Trump il mondo sarebbe migliore. Condivido anche alcune sue parole di oggi. Ad esempio quando dice che i poveri non servono per esercitare volontariato. Condivido la sua critica ai governi "distratti". Però resto filosoficamente miscredente e credo nella salvezza del Socialismo, non in quella della Chiesa. Verificando anche le contraddizioni di questo Papa e di questa Chiesa. Non mi convince Francesco quando dice che stare coi poveri è il passaporto per il paradiso. Sembra dire il contrario di quanto diceva sul volontariato. Se non ci fossero più poveri si chiuderebbero le porte del paradiso? Francesco ha pranzato con 1.200 "fortunati" poveri in Vaticano. Ed altri "fortunati" avranno un pasto eccezionale in altre chiese. Non riesco a tacere il mio pensiero. Mi sembra che questo pranzo eccezionale riduca la povertà alla dimensione di una malattia incurabile. Curata oggi per alcuni eletti col sedativo eccezionale di un pranzo. Poi i poveri torneranno ai loro giacigli. Vorrei chiedere al Papa che ammiro parole più nette e definitive. Francesco, per favore, dillo che la povertà non è una malattia. Dillo che può essere abrogata oggi stesso. Pagando piccoli e ragionevoli prezzi.

sabato 18 novembre 2017

La giustizia dei tribunali e quella dei media


Quello che mi chiedo è questo. Posto che so bene quanto il dominio maschile si eserciti in varie forme sulla metà del cielo. Posto che il mio "tifo" è per la fine di questa oppressione. Mi chiedo se qualunque prezzo sia giusto per tale fine. Se sia giusto che un capro espiatorio paghi per tutti. E non so rispondere. Troverei giusto che il noto regista pagasse per i ricatti e le molestie inflitte. 5 anni, 10, 15: fate voi. Come troverei giusto che uno stupro si pagasse non meno di un omicidio. Ma, se ho capito bene, il reato è prescritto in assenza di tempestiva denuncia. Forse sarebbe accettabile chiedere perdono alle ragazze, alla moglie, alla famiglia e pagare nei modi possibili (in denaro o altro). Pagare il giusto, pagare il massimo e poi stop. Oppure essere accompagnato al patiboio. O andarci da solo. Come ha fatto il ministro gallese. Peraltro non sono più convinto che la morte sia la meno accettabile delle pene. Penso che assai peggio sia la tortura senza fine. Ma oggi è il buio assoluto della giustizia e della politica. Il buio sul generoso progetto umano di governare la convivenza assegnando premi e sanzioni per la massima felicità possibile di ogni uomo. La politica non decide l'economia e i tribunali sono sostituiti dalla giustizia sommaria dei media che colpisce con la gogna perpetua il colpevole, insieme all'innocente moglie e ai figli. . Non mi piace. Ne ho terrore. Penso che a breve non capiremo più i versi di Foscolo nei Sepolcri: "Dal dì che nozze e TRIBUNALI ed are diero alle umane belve essere pietose di se stessi e d'altrui...".

venerdì 17 novembre 2017

Francesco non è cambiato


Papa Francesco è sempre lui. Mi aveva lasciato perplesso recentemente quando è apparso appoggiare la linea "realistica" (cinica) di Minniti: "Tenere conto del posto che c'è". Da lui mi aspetto che non si lasci ingabbiare dalla realtà (come chiedeva Don Ciotti ieri ad Ostia e ad altro proposito), ma che promuova altre realtà. Come fa quasi sempre, trascinando la Chiesa ed i cattolici attardati in vecchie e pigre convinzioni. Come ora sul fine vita. Grazie, Francesco.

In morte di Salvatore Riina


Cosa dire? Quello che sento, oltre l'ovvio. Mi piacerebbe dirgli ora: "A cosa ti è servito seminare sangue e dolore? A cosa ti è
servito, se oggi sei sepolto come un rifiuto? Ti resta il rispetto della tua famiglia. Che sarà dimenticato con loro. Un rispetto che non condivido affatto. Il comandamento che meno condivido è quello che ordina di rispettare il padre e la madre. Non vanno rispettati comunque. Io non avrei rispettato mio padre se ti fosse stato simile. Avrei preso atto della tua sfortuna nell'aver contratto il virus dell'idiozia sanguinaria e criminale. E avrei preso atto della sfortuna del mondo che ti ha incontrato. A cosa ti è servito?"

Io fra le mafie invisibili


Ho vissuto la mia vita quasi interamente in Sicilia. Fino a nove anni fa. A Siracusa dove vivevo la mafia non c'era o era invisibile. La mia in Sicilia era chiamata "a provincia babba" (cioè stupida, bonacciona, non partecipe alla cultura celodurista e/o mafiosa). La provincia "spetta" (di uomini esperti, che ci sanno fare) era a mezz'ora di strada o poco più: Catania. Lì studiavo e lì incontravo pericoli, anche se non propriamente mafiosi. Ero vigile là. Ricordo la donna che si strusciava contro la mia auto e poi gridava che le avevo strappato il vestito. Io le rispondevo che stavo per chiamare la polizia e tutto finiva lì. Il peggiore ricordo è in una stradina a senso unico. Un'auto contro senso. Avanza. Io sto fermo. Due brutti ceffi si affacciano facendomi segno di fare marcia indietro. Subisco. Poi venne un'altra Catania con la prima sindacatura di Bianco, Il centro pedonalizzato e bellissime poliziotte a cavallo, riscoprendo bellezza e sicurezza. Ho imparato che nulla è perduto per sempre. Né conquistato per sempre.
Trasferendomi a Roma per motivi familiari, scelsi Ostia perché quartiere quieto e vivibile. Credo ancora che lo sia, almeno la Ostia in cui vivo. Non serve l'auto e i servizi sono tutti a pochi metri da casa. Nel bar vicino la barista Alessandra è deliziosa quando mi chiama per nome. A Siracusa nessuna barista mi chiamava per nome. E' più piacevole essere chiamato per nome da una barista che consumare aragoste o occuparsi di una inutile seconda casa. E' piacevole passeggiare nel centro Liberty e osservare il passeggio seduto al caffè storico di Anco Marzio.
Conosco l'altra Ostia, quella di cui oggi si parla, solo passandoci in auto (il solo caso in cui prendo l'auto) o per accompagnare amici turisti nel giardino dedicato a Pasolini là dove egli trovò la morte o per recarmi ogni tanto al porto di Roma, gradevole, ma sempre più deserto per i negozi che chiudono. Ci sono stato l'altro ieri. Poi ho deciso di non tornare per il lungomare dal mare prevalentemente invisibile perché coperto dagli stabilimenti concessi ad "amici" e malavitosi. Volevo annusare il clima di ponente. Procedo quindi all'interno per una stradina. Ed ecco, sono bloccato da un'auto in doppia fila. Aspetto che scenda una donna. Non suono mai il clacson. Sono normalmente paziente. Ma il guidatore non si sposta e non sono sicuro di riuscire a superarlo senza strusciare. Avanzo un po' per essere certo che mi veda. Sto ripensando al lontano episodio di decenni fa a Catania. Quello mi guarda torvo e sta fermo. Sicché arrischio il passaggio. Con patema d'animo.
Mi va bene, tranne mia moglie che me ne dice di tutti i colori per aver cercato l'avventura. Vado a destra e scopro che sono a Piazza Gasparri. Deserta. Il mare davanti a me come un sollievo. E via verso la "mia" Ostia.

Dalla seconda manifestazione ad Ostia contro mafia e fascismo: Federazione della stampa e Libera


Tutta in Piazza Anco Marzio, l'elegante centro pedonale di Ostia. Piazza piena ma non stracolma. Arrivando sento un tale che passa veloce con la compagna e formula un insulto all'intera piazza. Stavolta qualche bandiera: Cgil, Uil, Pci, Lega ambiente quelle che ho visto e ricordo. Vedo Ziangaretti e Migliore. Ma c'era Laura Boldrini e Rosi Bindi, oltre Virginia Raggi, dicono dal palco. Molti brevi discorsi: dei responsabili delle associazioni della stampa e da tanti, troppi, giornalisti minacciati in Campania, Calabria e Lazio. Breve intervento anche di Piervincenzi. E di Ruotolo. Quella però che mi produce un groppo in gola è Federica Angeli, la cronista ostiense pluriminacciata dal clan Spada. Racconta di quando le fotografavano i figli all'uscita di scuola. Racconta della figlia di otto anni che soffre quella vita ansiosa e sotto protezione e all'improvviso chiede alla madre: "Mamma, ma non possiamo fare la pace con quel signore"? C'è anche il racconto di un altro cronista che racconta di minacce e botte nel 2009 e purtroppo racconta del rapporto delle forze dell'ordine che sembrano sposare le ragioni degli aggressori. Descrizioni di un Paese disarmato e impaurito. Dal palco comunicano che nella strafamosa Piazza Gasparri una troupe della 7 è impossibilitata a muoversi avendo trovato le 4 ruote forate. Conclude Don Ciotti. Dice: "Non facciamoci intrappolare dalla realtà". Lo ascolto. Infatti quando la piazza si scioglie mi avvicino ad un uomo con un cartello che propone una inversione di rotta verso un'altra realtà: Donne in politica e al lavoro, uomini casalinghi. Pochi metri più in là sulla strada di casa, al tavolino esterno di un pub un ragazzo e una ragazza hanno già svuotato 5 o 6 bottiglie di birra. La piazza dei giovani politicizzati, dei giornalisti, del ceto medio e colto è una minoranza, fra la periferia che ha capitale in Piazza Gasparri e il centro delle birrette.

giovedì 16 novembre 2017

Domande di uno che non sa nulla di politica


Faccio una fatica del diavolo a capire le distinzioni a sinistra. A meno che non si tratti solo di decidere il leader o i leader. Ma non voglio crederci. Ho capito che il punto di incontro è il no al Jobs act e alla Buona scuola. Cioè il no al renzismo. Può andar bene forse. Ma da solo è troppo poco. Come è fuorviante il no a quelli che votarono Sì al referendum (mozione Montanari). Se dovessi scegliere fra i frammenti della sinistra sceglierei quello che dicesse: "Al governo affinché non ci sia nessuno senza reddito, tetto e lavoro". Niente di meno. Qualcuno lo ha detto? Qualcuno fra Mdp, Si, Possibile, Brancaccio, Pci, Rifondazione? Forse lo ha detto fra le righe? E' troppo difficile dirlo in modo comprensibile a tutti?

martedì 14 novembre 2017

Le buone e le cattive ragioni di lutto


Sento oggi un'Italia depressa: il clima, l'incertezza totale, la nazionale di calcio. Soprattutto quest'ultima, oggi. Tifosi (almeno metà degli italiani, poveri, ricchi e così così) uniti nello stesso lutto. Partecipo al lutto che non è mio. Non è mio giacché con gli anni sono diventato sempre meno tifoso. Fino allo 0 attuale. Pero come molti, più o meno consapevoli, sento la catastrofe calcistica come segno del generale declino. Il Paese per il quale debbo necessariamente tifare perché in larga misura dal suo benessere dipende il mio benessere e quello delle persone che mi sono care, sembra scivolare in basso. Nella crescita: ultimi in Europa. Ultimi o giù di lì nella povertà, nel numero di chi non ha un tetto sulla testa, nell'indice che misura la distanza fra più ricchi e più poveri, nel tasso di abbandono scolastico, nel tasso di laureati, nel tasso di chi non studia e non lavora, nella percentuale di giovani che lascia il Paese, cercando futuro ove le competenze valgono più delle reti amicali costruite col calcetto. Si può dire che il calcio rappresentasse da tempo una relativa anomalia con i suoi successi pur declinanti. Finisce anche quella anomalia. Non più campioni, ma gente che insulta Anna Frank negli spalti della serie A. E giocatorini di seconda divisione che insultano la memoria dei martiri di Marzabotto. Indietro tutta, insomma.
Ma non voglio contribuire alla depressione generale. Cerco di concludere con una nota positiva. Cerco di apprezzare l'ottimismo di Paolo Gentiloni. Lui che mostra (o simula) soddisfazione perché nell'alta marea che tutte le economie solleva, anche il Pil dell'Italia cresce. Lo dice senza dire "io" e senza esibire grandi meriti personali. Ottimismo della volontà. diciamo. Forse servirebbe a qualcosa, insieme ad una capacità di diagnosi e voglia di discontinuità che invece non vedo. La mia nota positiva è un'altra. Affidata al Caso che largamente ci governa. L'attesa che qualcuno e qualcosa ci metta quasi tutti insieme con sguardi limpidi e passione di riscossa. Immaginando che la vecchia talpa stia scavando a nostra insaputa.

lunedì 13 novembre 2017

Imparare a dire: sì, MA


Penso che non possiamo recuperare a sinistra gli emarginati senza lavoro o senza casa che sono sequestrati da destra e fascisti se non dimostriamo di aver capito le loro ragioni. E' sbagliato dire NO. E' giusto dire sì, MA...
Esempio1. Ai legali assegnatari di case popolari che trovano gli alloggi occupati da Rom (vedi Roma) si deve dire che hanno ragione e che debbono recuperare subito quelle case. MA i Rom (e gli immigrati) hanno diritto anche loro ad un tetto e non c'è ragione alcuna per cui non lo abbiano in una città con migliaia di appartamenti sfitti e tanti edifici pubblici dismessi. Lottare insieme quindi e non gli uni contro gli altri.
Esempio 2. A quelli, cittadini e commercianti regolari, che non accettano la città e la spiaggia invase da abusivi e che addirittura simpatizzano con la soluzione teppistica di CasaPound della cacciata a calci bisogna dire che hanno ragione a pretendere legalità e decoro, MA questo riguarda abusivi bianchi ed abbronzati, massaggiatrici cinesi e gladiatori romani e che tutti gli abusivi debbono ricevere dallo Stato lavoro vero. Lavoro vero che è possibile in un lungo elenco facilmente compilabile: dai lavori di pulizia, alla messa in sicurezza di scuole, argini e fiumi, al lavoro di cura per i anziani indigenti, a seconda delle competenze di ognuno.
Aggiungere poi che né casa, né lavoro, né salute possono essere assicurati con la flax tax (tassazione con aliquota unica) promessa (o minacciata) dal centrodestra.
P.S. Proposta minima di modello comunicativo per chi vuole realizzare giustizia e non si appaga nell'avere ragione e nell'insulto ai proletari fascistizzati

domenica 12 novembre 2017

Il miracolo dell'empatia


Mi ha colpito, ma non mi ha sorpreso la confidenza della trans, fra le vittime dello stupratore bengalese, al momento della sua condanna a 16 anni di carcere. La trans ha detto di provare pena per lui. Le credo. Noi appartenenti al genere umano siamo capaci di violenze indicibili versoi i nostri simili, ma capaci anche di empatia verso il nostro stupratore, capaci di condividerne la sofferenza. Mi sono ricordato di un momento del "Borghese piccolo piccolo" di Monicelli dove la madre (la bravissima Shelley Winters) del figlio assassinato manifesta materna pietà per l'assassino torturato dal vendicativo marito (Alberto Sordi).
Poi ho pensato a Carl Sargeant, il ministro gallese suicida perché accusato di molestie sessuali. Ho provato forte empatia per lui, come se fosse vittima di una violenza spropositata. Per il bengalese no e per lui sì. E non so perché. Mi accorgo semplicemente di appartenere al genere umano.

sabato 11 novembre 2017

Breve nota dalla manifestazione di Ostia


All'inizio eravamo pochini: non più di 500. Ed ero piuttosto allarmato. Il corteo è cresciuto fino a un paio di migliaia, man mano si attraversava il centro quieto, elegante e liberty e poi si andava peri il lungomare verso l'altra Ostia, quella di CasaPound e dei clan, che oggi appare come l'unica Ostia. Il consueto popolo dei manifestanti: pochi in età lavorativa, proletari assenti; presenti giovani liceali e universitari, qualcuno rasta, e persone mature, uomini e soprattutto donne in look morettiano, in apparenza ceto medio colto e nostalgico. Tamburi e slogan contro mafia e fascisti e qualche rivendicazione sociale: contro gli sfratti, contro l'assenza dello Stato che abbandono la periferia alle cosche. Ho intravisto solo all'inizio Virginia Raggi. E quindi un volto PD: Montino, sindaco di Fiumicino. E la candidata al ballottaggio dei 5Stelle. Poi ho potuto stringere la mano a Stefano Fassina ringraziandolo per la sua presenza. Non c'erano bandiere di parte. Inaspettatamente il corteo si è fermato un po' prima del feudo degli Spada. Sapevo invece che era in programma raggiungere la famigerata palestra. La polizia schierata a chiudere ogni via di accesso all'altra Ostia mi ha spiegato che l'organizzazione aveva deciso di fermare lì la marcia. Non ho capito a cosa servisse, in tal caso, il vistoso schieramento delle forze dell'ordine. Ho rinunciato a partecipare ad una sorta di sit-in in un umido giardino, tornando nel centro per premiare mia moglie, compagna di marcia, con la consueta krapfen squisita di Piazza Anco Marzio. Ho appreso ora che parte dei manifestanti ha violato la consegna dirigendosi verso la troppo celebre Piazza Gasparri, epicentro di Ostia Ponente.
P.S. Mi sono accorto, da disorganizzato recidivo, che la mia macchina fotografica era priva di scheda. Spero di poter trasmettere foto dal vecchissimo cellulare di mia moglie.

venerdì 10 novembre 2017

Lo sport di uccidere


Ho appreso da un Tg poc'anzi di una donna morta nel milanese per malore sopravvenuto dopo il lancio di un masso sull'auto in cui viaggiava. Ho appreso al contempo che lo squallido sport criminale non si è mai interrotto. Evidentemente i media che ci suggeriscono cosa temere e cosa no non ne danno notizia se non c'è almeno un morto. Ciò osservato, mi preme dire una cosa. Premesso che l'assassinio degli invasati terroristi mi dà ovvio sgomento, personalmente sono assai più atterrito dalla pratica prevalentemente giovanile di spaventare, ferire, uccidere per mero passatempo, per vincere la noia, per andare contro la corrente della convivenza. Mi atterrisce di più perché non trovo facili rimedi. Tranne una inverosimile rivoluzione culturale. Quei giovani sono parenti dei terroristi dell'Isis, ma sono fratelli dei ragazzi di CasaPound di cui ho detto in altro post e che confessavano di insultare i neri per strada senza sapere spiegare il perché.

Perché e per chi manifesterò domani


Domani, sabato 11, ad Ostia manifestazione e corteo per la legalità. Il solito rituale? Forse. Comunque vi parteciperò. Perché nel dubbio è giusto scegliere ciò che è più scomodo. Non astenersi. Ostia è piacevole ed elegante nel centro (dove fortunatamente abito) e a levante, e degradata a ponente, territorio degli Spada e di CasaPound, quel ponente che prudentemente attraverso solo in auto, magari per raggiungere il porto turistico o il giardino che è il luogo dell'assassinio di Pasolini. Sbagliato dipingerla quale un omogeneo squallore, come oggi avviene. Ma più sbagliata la risposta irritata al dipinto parziale. Mi ricorda dinamiche note vissute nella mia Sicilia da cui mi separai anni fa. A difendere l'onore siciliano c'erano sempre i complici, consapevoli o no, della mafia. Come ora ad Ostia.
Ieri a Piazza Pulita ho apprezzato l'intervista ad un gruppo di adolescenti ostiensi simpatizzanti per CasaPound. Questi ragazzi non sanno proprio da cosa sono mossi. Il più brillante (che parlava quasi l'italiano), pressato, cercava di darsi risposte, ma non ci riusciva. "E' il colore della pelle che ti dà fastidio"? "Non so". "Ci piace insultare i neri". "Perché"? "Non so". Ecco, manifesterò soprattutto per loro. Per una buona scuola tutta da inventare. Perché i nostri sventurati ragazzi siano aiutati a capire perché insultano i neri. Giacché quando lo capiranno non insulteranno più. E si mobiliteranno contro l'ingiustizia che consegna Ostia ponente alla famiglia Spada che sostituisce lo Stato assente, anche con i pacchi alimentari e le palestre.

giovedì 9 novembre 2017

Lucia Annunziata, l'anti-sociologa


Stasera alla "Vita in diretta" si parlava ancora di Ostia. E c'era un buon servizio che indagava sul litorale di ponente, regno degli Spada e di CasaPound. Efficacemente deprimente. Gli intervistati: "Certamente conosco Roberto Spada; un'ottima persona" , "Può succedere che uno si innervosisca e picchi un giornalista" "A me Roberto mi ha tolto dalla strada, mi ha aiutato a trovare lavoro, a trovare un tetto, un medico". Etc. C'era Lucia Annunziata in studio. La quale era forse preoccupata che il servizio giustificasse la carenza della risposta repressiva e doveva trovare molto intelligenti le sue osservazioni spiazzanti. Tanto è vero che le ha ripetuto più volte. In sintesi, secondo la nota giornalista non aveva senso il servizio perché il servizio voleva dimostrare che povertà e degrado producono illegalità e così facendo si giustificava l'illegalità.. E invece non è così - diceva Lucia Annunziata - ci sono tanti poveri che non accetterebbero mai di occupare abusivamente una casa o di avvalersi dei servizi dei mafiosi. Ecco, quindi il fatto che ci siano poveri onesti sarebbe la prova che la povertà non c'entra. A me invero sembra che c'entri e che abbia bisogno di essere accompagnata d'altro per essere esplosiva (a parte che comunque è esplosiva per i poveri stessi). Ha bisogno ad esempio dell'assenza dello Stato e della presenza dell'offerta sostitutiva della mafia.
Si dice spesso purtroppo che la sociologia giustifica il crimine. Infatti il sociologo spiega il crimine e "spiegare" per gli sprovveduti è sinonimo di "giustificare". Peccato che la nota giornalista sia stata oggi nel novero degli sprovveduti. Sprovveduti pericolosi perché di fatto assolvono non i poveri ma la povertà e quindi la ricchezza che produce povertà.

mercoledì 8 novembre 2017

Veltroni e Renzi: la cultura e l'incultura arrogante


Ieri sono riuscito a sentire prima Renzi, poi Veltroni, in Tv. Per la maggioranza dei miei amici il primo è l'erede del secondo. Come spesso, io scrivo per contestare le opinioni consolidate, mentre taccio quando condivido perché non mi sembra utile unirmi ai cori. A me pare che Veltroni, pur con la sua cosiddetta "americanizzazione" , abbia conservato consapevolmente molto della cultura comunista che lo aveva formato. Ed è rimasto a sinistra, a differenza di Renzi che quella cultura non ha mai vissuto e capito. Veltroni ha conservato l'idea di un partito come comunità vera e come intelligenza collettiva. Il suo "buonismo" opposto al "cattivismo" renziano non è un dettaglio caratteriale, ma proprio un'idea diversissima di partito e di società. Infatti sarei rimasto in un Pd veltroniano perché lì avrei potuto cercare di far valere le mie ragioni socialiste,senza sentirmi straniero, nell'assenza perdurante di un partito autenticamente socialista, cioè capace di conservare la bussola dell'eguaglianza, senza rinunciare a sporcarsi le mani rispondendo ai bisogni immediati degli uomini d'oggi.

martedì 7 novembre 2017

Mettiamola così


Premetto che non uso Destra come un insulto. Tento solo di ridefinire nella mia testa confusa la troppo vecchia distinzione dell'epoca della rivoluzione francese.
Se l'eguale diritto alla felicità di ogni uomo della Terra è lo spartiacque fra Destra e Sinistra, la scoperta di poter soccorrere o no quelli che fuggono da lontano ha ridotto al minimo la Sinistra nel mondo. Perché è troppo più facile dire no. Anche se è più giusto e più intelligente dire sì. Ma troppo più difficile perché richiede uno sforzo immane per rimettere in piedi un senso comune ribaltato e per restituirci ad una nuova evidenza. Per questo la Sinistra è ridotta a pochissimi generosi lungimiranti. Il resto è Destra. Acida e cattiva (Casapound, Lega) o garbata e carina (Minniti) o magari una via di mezzo (Berlusconi). Globalista (Monti) o sovranista (quella dei variamente "cattivi"). Sovranista nazionale o sovranista locale e sempre sociale, cioè attenta a spartire fra gli affamati indigeni i resti del banchetto dei vincitori .Più di quanto non faccia la Destra globalista che guarda ai numeri e pensa che la spontaneità presunta del mercato farà i ricchi più ricchi e i poveri meno poveri, la Destra globalista che non ha bisogno di vincere le elezioni perché governa ben oltre la politica.
Poi c'è o ci sarà la Sinistra. Forse 5 o 6 dei miei amici su 4950. Forse neanche io ne faccio parte. A ragione forse qualche amico mi colloca a Destra. Me ne faccio una ragione cercando dove stia la Sinistra o come inventarla.
P.S. Post consapevolmente inopportuno e masochista, soprattutto se dovessi fare politica. Ma non devo farla.

Hai, hai, ci risiamo

.
Avevo votato Fassina sindaco per Roma 17 mesi fa. Poi, al ballottaggio, ero incertissimo fra Giachetti, Raggi e l'astensione. Scelsi Raggi, sapendo di potermene pentire. Ora per Ostia ci risiamo. Scegliere fra due donne, una di centrodestra e una 5Stelle, non è come scegliere fra due fidanzate possibili.
Poc'anzi davanti alla TV mia moglie mi ha posto il quesito che cercavo di allontanare dalla mia mente per evitarmi lo stress. Anzi per la verità mia moglie (che non sempre vota come me) ha risposto alla sua stessa domanda."Non votiamo" ha detto. Ma come faccio a non votare se CasaPound e la mafia di Ostia con ogni evidenza voteranno il centrodestra? Temo che sceglierò l'incompetenza accertata, le buche e l'immondizia per strada. A costo di farmi chiamare "grillino". Maledetto ballottaggio, giacché mai qualcosa che possa chiamarsi "sinistra" vi prende parte.

lunedì 6 novembre 2017

Notizia e non notizia


Per me oggi è più notizia l'ennesima strage in Usa che i risultati del voto (e del non voto) in Sicilia e ad Ostia. Anche se propriamente non è notizia. Perché non vedo in campo né qui né negli Usa né nel mondo chi possa rispondere all'infezione nichilista mortale dell'era digitale. Famiglie e comunità locali espropriate sempre più della cura dei suoi membri nell'impero invincibile dei padroni del web. Terrorismo, organizzato o individuale, cosiddetta "follia", noia esistenziale etc. sono meri dettagli di una malattia impossibile da curare se il mondo non viene rovesciato come un calzino. Ma c'è solo Trump, Renzi, Grillo, Casapound e qualche bandiera rossa inutilmente sventolante al vento.

Mi consolo: meglio l'avarizia che la mafia


Questa notizia non so se sia un dettaglio. Quando ho saputo che a Catania 100 presidenti di seggio su 300 hanno d'improvviso rinunciato .all'incarico e sono stati sostituiti con difficoltà, ho pensato al peggio. Non ho trovato altra spiegazione che l'intimazione mafiosa.Ma forse l'ho pensato solo io, allontanatomi dalla mia Sicilia per Ostia dove invece c'è CasaPound, oltre alla mafia. Leggo ora - e mi consolo - che i bravi cittadini avrebbero rinunciato solo per calcolo economico. Troppo pochi 155 euro per tre giorni di lavoro. Eppure avevano accettato, benché informati, leggo. In 100! Boh!

La sinistra non c'è


In sintesi nessuna vera novità dal voto in Sicilia e ad Ostia. Il dato dell'astensionismo dimostra che molti ritengono che al voto non vengano offerte alternative radicali all'ordine esistente. Per la minoranza votante centro destra in competizione con 5Stelle in entrambi i territori. Il PD giù in picchiata. Il dato peggiore è quello di CasaPound al 9% ad Ostia. Da brividi verificare che gli ultimi delle periferie cercano speranza o vendetta negli epigoni delle leggi razziali. Vedi gli insulti delle curve laziali ad Anna Frank. L'altra faccia della medaglia è la sconfitta della sinistra, sia quando è unita, come in Sicilia, sia quando è divisa, come ad Ostia. Se è vero che non si vince più al centro (luogo del galleggiamento senza valori), è purtroppo vero che non si vince neanche a sinistra. Oggi si vince a destra o nella non-direzione dei grillini. La sinistra marginale deve scegliere se sciogliersi o assimilare gli umori populisti di destra e di 5Stelle: due modi di sciogliersi. Oppure osare pensare davvero, capire perché la promessa egualitaria appare non credibile. Perché i disperati scelgono di contendere agli ultimi che vengono dal mare le briciole del banchetto intangibile dei privilegiati, piuttosto che l'arduo compito di attrezzare un nuovo menù per ogni uomo della Terra.

sabato 4 novembre 2017

Tommasi, più trumpiana di Trump


Ad Otto e mezzo ho sentito tale Paola Tommasi, giornalista di Libero. E' la seconda volta che mi capita di ascoltarla. Non sono cultore della diffidenza sistematica, Però ammetto di essermi chiesto: "E' nel libro paga di Trump"? Sapete com'erano (e in parte ancora sono) i berlusconiani duri e puri? Sapete come sono i renziani duri e puri"? Qualunque cosa dica e faccia il Grande leader è saggio, è incontestabile. Se alcuni dei suoi lo abbandonano quelli sono mossi da torbide passioni o sono semplicemente traditori. E chi saranno mai questi repubblicani che non assecondano le grandi visioni di Trump plebiscitato (più o meno) dal popolo?
Fra poco, assicurava Paola Tommasi, Trump provvederà a circondarsi di soli uomini fidati. Come Renzi, come Berlusconi. come altri che magari non lo dicono, ma che lo fanno, dico io. E Trump con l'abbattimento del carico fiscale promuoverà i consumi natalizi. E così darà lavoro, etc.


E' l'epoca della fine dei partiti, della fine di ogni elaborazione collettiva. Della militanza come fede assoluta in un uomo. Della perdita totale dell'autostima del cittadino tifoso. Della perdita totale della ragione.

P.S. Dimenticavo una perla di Paola Tommasi. La scrittrice americana Katherine Wilson, democratica, afferma che per fortuna i contrappesi costituzionali Usa -Congresso, Senato, prerogative degli Stati, Corte suprema, etc.-  hanno funzionato inibendo molte delle iniziative di Trump quali muro, controriforma sanitaria, etc." E l'impavida Tommasi replica: "Contrappesi o sabotaggio"? Bisogna farsene una ragione: oggi regole e Costituzioni appaiono complotti contro i "cari leader" che, lasciati liberi di decidere senza lacci e laccioli farebbero ognuno della propria nazione un paradiso terrestre. Ultimo clamorosamente masochistico (così lo giudicano alcuni) contrappeso in Italia è stato il No del 60% nel referendum costituzionale.

Il mostro dietro l'artista


Un'amica fieramente antifascista ha formulato una sorta di lista di proscrizione di cantanti fascisti. Sapevo vagamente di Lucio Battisti. E - accipicchia - almeno a "Giardini di marzo" non vorrei rinunciare. Ma l'elenco è lunghissimo e fortunatamente non ricordo più i nomi, tranne - chissà perché- quelli di Gianni Bella e sorella. E Gianni Bella è l'autore di "Io non so parlar d'amore" che ascolto volentieri con la voce di Celentano. Ho commentato il post dell'amica, inventando, che ho un pasticciere fascista ai cui dolci non vorrei rinunciare. Intanto appare inarrestabile la fatwa contro i molestatori e gli stupratori del cinema. Questa mi sembra una cosa più seria e però non so bene dove ci porti. Peraltro, dopo aver raggiunto i nostri miti americani, Dustin Hoffman compreso, la fatwa arriva in Italia e tocca anche l'autore di Nuovo cinema paradiso. Mettendo insieme cantanti fascisti e attori e registi molestatori temo che dovremo fare a meno di canzonette e film. Seriamente mi sto domandando se sia possibile e giusto separare la persona dall'artista.

mercoledì 1 novembre 2017

Metabolismo degli umori sociali nel festivo prima del voto


Oggi, giornata festiva e post Halloween, il clima emotivo è assai diverso da ieri. Fra l'apatico e il depresso. Vado in piazza a prendere sole e caffè. Le auto stranamente si fermano mentre io sono ancora lontano dalle strisce pedonali. Ah, ecco c'è una macchina della polizia vicino. Meglio non fidarsi dell'equilibrio dei poliziotti, secondo le saggia valutazione degli automobilisti. Al bar in piazza pago volentieri il caffè il doppio che altrove, pagando l'esposizione al sole e la visuale del passeggio. Domenica si vota nel Municipio X di Ostia, dopo due anni di commissariamento per le infiltrazioni delle cosche. Osservo i gazebo pre-elettorali. Quello del PD, il partito del precedente presidente arrestato per mafia, propone il candidato Athos De Luca. Geniale (diciamo) il manifesto che recita "Uno per tutti, tutti per uno", sfruttando l'omonimia del candidato con il noto moschettiere. Del resto cos'altro dire? Il gazebo di Salvini è ancor meno frequentato di quello di Athos. Qui ad Ostia la destra credibile (diciamo) è quella di CasaPound che è assente ora nel centro, ma sicuramente presente nella periferia di ponente, quella di Pasolini, quella dei clan mafiosi, la periferia delle case popolari assegnate dal clan, quella in cui il candidato neofascista si fa fotografare con il boss e poi dice: "Io sto nel territorio e parlo con tutti". Beh, come ci rivelò l'illuminante dialogo di bambini in "Ferie di agosto", la destra è quella che sta con i poveri mentre la sinistra sta con i ricchi. C'è più animazione ed ottimismo al gazebo 5Stelle. Lì i militanti, malgrado la delusione Raggi, ci credono. Pensano di farcela. Ce la faranno con i pochi che andranno a votare, come suggerisce la piazza stanca di Ognissanti.

martedì 31 ottobre 2017

Halloween invece di...


Ho fatto bene a lasciare per un po' tv, computer e giornali per dare un'occhiata ad Halloween (si scrive così?) che non so neanche bene cosa sia. Sotto casa c'erano bambine e bambine mascherati come le loro mamme, felici anch'esse di mascherarsi, che li tenevano per mano, ma ogni tanto scappavano. Sembravamo - anzi erano - felici ed uniti. Niente di simile a quello che mi dice tv, giornale e web. Non indovinavo renziani, grillini, sinistri moderati e sinistri radicali fra la folla. Non indovinavo tanto meno i mafiosi onnipresenti - dicono - ad Ostia. Ero distante con simpatia. Simpatia e speranza verso centinaia di nipotini festanti che chiedevano dolcetti e li prendevano per mangiarli, non per fotografarli con lo smartphone che non tenevano in mano. In attesa di diventare bulletti, di strafarsi di birra e di fumo, di bruciare un clochard per realizzare una foto virale, di sfuggire al controllo di genitori e scuola verso mondi imprevedibili e sconosciuti? No, voglio credere che quelli che ho visto siano i bambini che cresceranno in una Italia prossima ventura non confrontabile con quella di oggi. Credere che faranno l'Italia coesa e allegra. Ci credo. Diamo una mano a questi bambini.
P.S. Ho fatto bene ad uscire da casa.

mercoledì 25 ottobre 2017

10 anni dopo: lettera ad Anna Frank, Italia, 24 ottobre 2027


Oggi è il 24 ottobre del 2017. Ti scrissi la prima volta dieci anni fa per chiederti scusa. Dieci anni dopo tutto è cambiato. Lo avevamo promesso: ci siamo riusciti. Quelli che ti insultarono non ci sono più. I minorenni furono sottratti alla potestà genitoriale. Sono altre persone. Oggi uno è custode del museo a te intitolato, uno è fra i maggiori studiosi dell'Olocausto, uno è stato fra i protagonisti del cambiamento di un'Italia che sembrava perduta.
La svolta fu quando il Paese si fermò. D'improvviso fu chiaro agli italiani smarriti che qualcuno aveva suggerito i bersagli sbagliati: gli immigrati, l'Europa, gli ebrei. Lo aveva fatto perché i privilegi dei proprietari del mondo non fossero minacciati. Una grande operazione di distrazione di massa.
Un giorno, d'improvviso, accadde che gli esclusi gridassero insieme: “Il mondo non vi appartiene. Il mondo è nostro”. Non ci fu violenza alcuna. Bastò la nuova consapevolezza perché il vecchio ordine crollasse.
Prima sbagliavamo tutto. Eravamo divisi fra due schieramenti, entrambi ciechi. Il primo, invasato, cercava il capro espiatorio per il proprio disagio o la propria disperazione. Era una gara a chi punisse di più: lapidazioni, castrazioni, roghi.Non si voleva davvero sconfiggere la violenza. Si voleva che la violenza prosperasse per dar senso alla propria risposta violenza che riempisse il vuoto della vita. Il secondo schieramento (lo chiamavamo dei “buonisti”) era indulgente ed assolveva, ma lasciava tutto com'era. Accoglieva migranti, li abbandonava nei piazzali delle stazioni a non far nulla o a delinquere, esposti alla violenza dei penultimi, adepti del primo schieramento. E confinava i giovani in vecchie aule scolastiche ad ascoltare prediche incomprensibili. Con i genitori pronti a picchiare docenti mal selezionati e mal pagati. Dall'altra parte molti davano la colpa di tutto addirittura alla sociologia. Dicevano che spiegare il male significava assolverlo e giustificarlo. Dicevano che la cosa giusta è non capire: cioè l'ignoranza. Poi cominciò ad esser chiaro che dovevamo capire per prevenire. Capimmo anche che era utile e giusto però punire. Per non assolvere noi stessi e i nostri fallimenti. Capimmo che filosofia, sociologia e intelligenza dei fatti sono preliminari alla politica, non alternative alla politica. Sposammo allora comprensione (intelligenza dei fatti) per la quale ognuno è innocente e punizione, reinventando la responsabilità personale, invenzione senza la quale il mondo è ingovernabile. Ora i migliori medici si dedicano ai malati più gravi e non ai più ricchi e i migliori maestri si dedicano non agli allievi migliori, ma ai peggiori. Se però i migliori maestri non riescono ad educare e i peggiori allievi inneggiano all'Olocausto, i maestri sono retrocessi ad educatori dei migliori (quel che prima era promozione) e gli oltraggianti ripuliscono la città e/o pagano per anni o per sempre un risarcimento (in denaro o in lavoro). E normalmente, a distanza di tempo, ringraziano per la punizione ricevuta, riconosciuta come segno di attenzione; così è successo a chi ti offese. Spariscono man mano i tifosi dei figli mentre padri e madri imparano forme nuove di collaborazione con i maestri. Mentre spariscono pian piano i tifosi delle curve perché ora si preferisce essere in campo e non sugli spalti. Anche nella politica il protagonismo sostituisce il tifo. Non abbiamo realizzato il paradiso: ci siamo allontanati dall'inferno. Ad esempio è scontato per tutti ormai nel nuovo senso comune che il lavoro è un diritto effettivo di cui nessuno può essere privato. E' sempre più chiaro a tutti che la ricchezza è prodotta dal lavoro e che l'inoccupazione è spreco Adesso siamo impegnati soprattutto ad imparare ciò che prima sembrava non influente: che il lavoro è un dovere ed è doveroso dare il meglio di sé per chiedere di avere il meglio dal mondo. Tutto cominciò forse da quel 24 ottobre di dieci anni fa.

martedì 24 ottobre 2017

Lettera ad Anna Frank


Anna cara, avrai visto qui in Italia la tua foto con la maglia della Roma, usata per esprimere il massimo di odio verso l'avversario romanista. Ti sarai chiesto: “E' possibile che il massimo insulto sia somigliare a me ragazzina ebrea uccisa dai fanatici? Il peggiore insulto non è “assassino” ma “assassinata”? Di nuovo possibile come nell'Europa di quegli anni”?
Ti chiedo scusa per quei miei concittadini e ti chiedo di scusarli per quanto difficile sia. E ti racconto qualcosa. Oggi troppa parte dei miei concittadini, soprattutto i più giovani, è dimenticata e senza speranza, senza lavoro e senza istruzione. Soprattutto senza istruzione, anche i diplomati e i laureati. Anzi non vuole istruirsi perché pensa che l'istruzione sia una trappola dei privilegiati per tenerli buoni. Odiano tutto quello che gli altri amano o onorano._Hanno pensato di insultarti per insultarli. E non siamo ancora riusciti a spiegare loro che esiste un'altra istruzione e può esistere un altro mondo. Ci stiamo provando, Anna. Scusali. E scusaci per non esserci ancora riusciti. Ci riusciremo.

lunedì 23 ottobre 2017

I costi della politica, quelli dei politici e quelli del nostro innamorarci


Credo che a scuola dovrebbero insegnarci a comprendere l'ordine di grandezza di tanti costi, compresa quelli della democrazia. Impareremmo che 100 parlamentari in meno ci farebbero risparmiare pochi euro l'anno, che forse sarebbe utile risparmiare e forse no, se ci preme una maggiore rappresentanza. Pochi euro risparmieremmo anche se si riducesse drasticamente la retribuzione di ogni parlamentare. Con effetti però sicuramente positivi, in questo caso, per la sobrietà e qualità della politica. Assai più risparmieremmo se decidessimo di abrogare le Regioni, semplificando la macchina dello Stato. Ma molto di più, incommensurabilmente di più, guadagneremmo se sapessimo emanciparci dalle narrazioni della politica. Ricordandoci che un politico può avere convenienza a rischiare di bruciare la foresta comune per farsi un uovo al tegamino. Fuori di metafora, lo sconosciuto fino a ieri governatore catalano Puigdemont sarebbe rimasto uno sconosciuto e una comparsa della Storia se non si fosse intestato la battaglia indipendentista. Ed opaca sarebbe rimasta di converso l'immagine del premier Rajoy se non avesse risposto a muso duro, in nome di valori opposti recuperati nel deposito di trame e narrazioni disponibili. Incommensurabile il costo dello scontro per la Spagna e soprattutto per la Catalogna con la fuga di imprese e capitali. Ma dialogare, comprendere e mediare avrebbe giovato solo al popolo catalano e al popolo spagnolo. Non avrebbe giovato ai due protagonisti dello scontro. Che, come assai spesso capita, hanno preferito il loro uovo al tegamino al bene comune. Il referendum lombardo-veneto, in miniatura obbedisce alla stessa dinamica. Penso che l'antidoto sia solo la democrazia,quella vera, sostanziale, quella che ci chiede di studiare ed esercitare la fatica di pensare.

venerdì 20 ottobre 2017

"Comunisti" e buona morte


Non ero sicuro di voler seguire a PiazzaPulita il reportage sulle ultime ore di Loris Bertocco, accompagnato a morire in Svizzera. Non ero neanche sicuro che fosse giusto "spiare" quei momenti. Poi l'ho seguito, anche convinto dall'invito dello stesso Loris a fare del suo caso una battaglia politica per il testamento biologico e la buona morte. Mi ha confortato la serenità inimmaginabile di Loris. Mi hanno sconfortato le giustificazioni di funzionari comunali e regionali nel diniego di risorse aggiuntive ad un invalido gravissimo, diniego che ha indotto Loris ad accelerare i tempi del suo addio al mondo. . Poi mi sono ricordato che fra le ragioni per le quali, dopo il Pci, non ho votato i suoi presunti eredi con falce e martello, c'è questa. La tiepida attenzione o la frequente definizione dei "diritti civili", compreso il diritto di non essere inutilmente torturato, come "sovrastruttura borghese". "Sovrastruttura" un corno, vorrei dire. Aspettando un governo di sinistra vera che non rimastichi malamente letture marxiane, ma sia capace di rispondere a tutti i bisogni umani: dal cibo,al tetto, alla buona morte, all'eguaglianza che non è solo economia, ma impegno verso la felicità possibile per ogni uomo. Questo io chiamo "Socialismo".

Severgnini, Renzi e il grande imbroglio


Dell'intervista di Gruber a Renzi ad Otto e mezzo, sottolineo solo un dettaglio. Il segretario Pd scaricava colpe su colpe a chi era al governo prima di lui. Immagino abbia ritenuto opportuno evitare di infierire sul sereno Letta. Se l'è presa con Monti. E lì mi è piaciuto molto Severgnini che, più o meno, replica così: "L'Italia era a rischio di fallimento. Tutti quelli che votarono e sostennero Monti perché facesse il "lavoro sporco" che a loro non conveniva fare oggi sparano su Monti, il più vituperato dei premier. Attacchi troppo facili e sgradevoli".
Giusto. Penso che un ideale premier di sinistra avrebbe realizzato una manovra non meno dura ma più equa. Ma non certo incrementando deficit e debito, cosa non consentita dalla "matrigna" (fra virgolette) Europa. Oggi invece Renzi propone la ricetta dell'incremento del deficit al 3%. E meno tasse per tutti naturalmente. Chi pagherà? L'Europa o i governi futuri e le generazioni future? L'Europa no. Qualcuno dovrebbe spiegare ai frastornati cittadini che il bersaglio Monti e il bersaglio Europa non sono ispirati da un progetto di politica popolare, ma dall'esigenza di occultare interessi di classe. Un grande e impunito imbroglio.

giovedì 19 ottobre 2017

L'educato Cuperlo nell'era del marketing politico


Ho sentito Gianni Cuperlo ieri sera, intervistato da Gruber (che stasera intervisterà Renzi). Che dire? Ha un po' riassunto il senso del suo ultimo libro (Sinistra, e poi...). Con temi e proposte non troppo distanti da quelli di Corbyn (vedi sotto), mi pare. Mi sono chiesto quanta fatica faccia Cuperlo ad apparire così rispettoso nei confronti del segretario del Pd. Forse è una scelta culturale di sobrietà (per nulla attuale) e che personalmente condivido, per non lasciare un linguaggio avvelenato a quelli che verranno dopo.Forse è una fatica utile anche per giustificare la sua permanenza in un partito dalla cui anima e dal cui baricentro appare assai distante. La sua scommessa evidente è quella di lasciar logorare la leadership renziana, sconfitta dopo sconfitta, al contempo marcando una prospettiva diversa ed opposta. Ed offrendo una sponda non umiliante ai profughi dal renzismo. Riguardo il Rosatellum. Riguardo l'idea di un partito orizzontale, inclusivo e aperto alle alleanze a sinistra. Riguardo la mozione anti Visco che Cuperlo non ha votato. Riguardo il rifiuto netto di una alleanza futura con Berlusconi. Riguardo la speranza di un ritorno alla casa madre di quelli che hanno lasciato il Pd. Riguardo tutto insomma. Mi sono detto che evidentemente Cuperlo ritiene che,malgrado il Pd sia oggi una scatola vuota che il vincitore delle primarie può riempire come vuole, la rendita del logo, del marchio della Ditta, sia un patrimonio che non giova disperdere. Marketing insomma. Del resto si dice che un nome, quello di Berlusconi, valga da solo due milioni di voti. Io che non escludo quasi niente non escludo neanche che il colto ed educato Cuperlo abbia ragione. Purtroppo.

mercoledì 18 ottobre 2017

La sovranità spiegata ai bambini (e a Salvini)


Qualche volta mi capita di citare la frase che Giulio Cesare, secondo Plutarco (Vita di Cesare, 11,4), avrebbe pronunciato attraversando un piccolissimo villaggio delle Alpi.”Malo hic esse primus quam Romae secundus” (Preferirei essere primo qui che secondo a Roma). La cito contestandola giacché, ammesso che Cesare l'abbia mai pronunciata, è un pessimo programma. Oggi purtroppo programma di molti. Io penso infatti che sia più gratificante essere secondi a Roma. Assai più che primi nel piccolo villaggio.Cito la presunta affermazione di Cesare volendo trasferirla al concetto e alla pratica della sovranità. La trasferisco al concetto di sovranità popolare.
Certamente tanto più è piccolo l'ambito e il territorio in cui esercito come cittadino la mia quota di sovranità tanto più visibile è il mio apporto in quell'ambito e territorio. Padrone a casa mia, comproprietario nel condominio, un po' meno nel quartiere, meno ancora nella città, e sempre meno nella Regione, nel Paese, in Europa e nel mondo. I “sovranisti” ne deducono che giovi chiudere le frontiere per essere sovrani a Roma, in Catalogna o in Francia. Certo, i sovranisti sono divisi al loro interno. Perché qualcuno vuole essere sovrano a Milano, altri in Lombardia, altri in Italia. Vedi recente conflitto Salvini-Meloni, a proposito del referendum lombardo-veneto. A me pare che solo gli inconsapevoli possono credere di bere meno caffè se ne versano due tazzine nel quarto di litro di bianco latte che resterà chiaro. E di berne di più se bevono un nero caffè in tazzina. Non è così. Ma non è neanche necessariamente vero il contrario. Perché non tutti beviamo due tazze di caffè nel latte, né nel menù nazionale né in quello globale. Salvini e Meloni, non avendo intenzione alcuna di sottrarre un po' di caffè agli Agnelli e a Marchionne ci propongono di contenderci dosi della nera bevanda in competizione con altre Regioni e Paesi, lasciando in pace gli obesi locali.
Nella pentola dello Stato nazionale e ancor più nel pentolone della globalizzazione qualcuno neanche avverte il sapore del caffè. Questo avviene perché in ambito più largo la propria parte a volte è invisibile, ed a a volte proprio non c'è. Capita però anche (a me sì) di accorgersi che la propria volontà è ben presente nel pentolone di caffellatte e assai poco nella insipida tazzina di caffè nazionale. Sento, ad esempio che la mia volontà conta niente nell'ultima proposta di legge elettorale italiana. Invece è presente nella presunta matrigna europea quando raccomanda, inascoltata in Italia, di non legiferare in materia elettorale nell'imminenza del voto. Egualmente, più che dal mio Paese, mi sento protetto dall'Europa quando denuncia l'affollamento e il degrado delle nostri carceri nelle quali non posso escludere di finire ospitato. Allora mi pare che più che rivendicare sovranità nel villaggio delle Alpi dovremmo esercitare la competenza a capire se e quanto pesiamo nel paesino e in Europa e la volontà di pesare di più: in Italia, in Europa, nel mondo. Decidendo insieme cosa attribuiremo al piccolo e cosa al grande. Forse cosa mangiare è bene deciderlo nel piccolo. Non lasciandolo decidere alle banche e alle multinazionali e neanche però ai sofisticatori nazionali. Comprendendo altresì che quanto inquinare mare ed aria è certamente meglio deciderlo nel mondo: nel mondo dei popoli, non nel mondo delle multinazionali. Nel mondo comunque. A meno di non essere così sciocchi come cittadini da pensare che se “sovranamente” decidiamo di inquinare pur di abbuffarci di patatine oleose e distribuiamo al mondo i veleni delle nostre industrie, il resto del mondo si preoccuperà di non avvelenare il nostro mare. E' una riflessione per i cittadini, non per i governanti. A Trump conviene fingere di credere che denunciando gli accordi sul clima sta facendo un regalo ai suoi elettori. Se ci crede. Purtroppo i suoi elettori ci credono.

martedì 17 ottobre 2017

La società criminale

Cosa penso? Penso che le parole di Daphne Caruana Galizia prima di essere assassinata non si riferissero solo a Malta. "Ci sono criminali ovunque si guardi adesso, la situazione è disperata". E' vero: il mondo affonda nel letame e l'unica consolazione possibile è che neanche ci accorgeremo di essere governati da criminali; diventeremo sempre meno consapevolmente loro partner e fiancheggiatori. A meno che....
P.S. Formulo il mio inutile attestato di stima infinita alla memoria della giornalista uccisa.

La rubrica "lotta alla povertà"



Nella presentazione della manovra del nostro governo quel che più mi impressiona è la rubrica della "lotta alla povertà". Con "ben" 300 milioni su 20 miliardi (uno più uno meno) a fronte di un Pil e di un debito di migliaia di miliardi. Non cerco quanti perché il rapporto di grandezza è comunque smisurato. 300 milioni per combattere la povertà di milioni di cittadini, 300 milioni, pari al costo annuo di un grande manager o ai profitti annui di un imprenditore di slot machine. 300 milioni per un uomo solo e 300 milioni per milioni di poveri. Dico una follia o faccio demagogia se affermo che la lotta alla povertà non può essere una piccola rubrica di governo, ma il nucleo di un programma di governo? O è questo o è niente.

lunedì 16 ottobre 2017

Chi è il mio prossimo


Molti amici e compagni stanno commentando la strage di Mogadiscio sottolineando l'evidenza. I media danno alla strage uno spazio assai minore rispetto alle stragi che in questi anni il terrorismo ha inflitto all'Europa. Non so se sia giusto contare i morti. I "nostri" sono meno numerosi. Non attribuirei peraltro solo ai media la responsabilità della sottovalutazione delle stragi lontane da noi. Credo infatti che sia inevitabile considerare "prossimo" il più vicino. A parte i familiari, chi veste come noi, prega come noi, mangia un po' come noi e a scuola studia una Storia simile alla nostra, insomma quelli in cui più facilmente vediamo noi stessi. Perché in definitiva quando piangiamo l'altro piangiamo noi stessi. Insomma proporrei maggiore indulgenza o una assoluzione provvisoria. Educandoci intanto pian piano a vedere noi stessi anche nei corpi smembrati di Mogadiscio. E soprattutto decidendo che siamo pronti a pagare il prezzo per salvare il prossimo lontano di cui nulla sapevamo nel nostro tempo felice perché ignorante.

domenica 15 ottobre 2017

A proposito di alternanza: proteggere e/o sporcarsi le mani


Difficile parlare di questa storia dell'alternanza scuola lavoro aspramente contestata ieri da tanti studenti nelle piazze italiane. Mi avventuro sperando nell'indulgenza delle opposte fazioni politiche e degli insegnanti esperti per definizione. Mutatis mutandis, penso a Barcellona e mi chiedo quanti siano gli unionisti messi in ombra (o intimiditi) dalla passione "patriottica" degli indipendentisti. Nel merito Il mio personale problema interpretativo nasce da questo. Premetto che sono convintamente socialista e convinto dell'insostenibilità della proprietà privata: sicuramente della grande proprietà: Ma comunque vigile suoi guasti prodotti dalla filosofia di impresa (anche quella medio-piccola).Ciò precisato, credo che la scuola debba rapportarsi alla vita assai più di quanto oggi non faccia. Debba calarsi con i suoi studenti nella vita (non solo lavorativa) per sperimentarvi dentro le proprie categorie, interpretative della vita stessa. Per darvi senso e forza e per parzialmente ricostruirle. Di questo sono convinto anche perché ho incontrato troppi studenti che denunciavano la loro percepita insignificanza del percorso scolastico rispetto ai loro bisogni non solo di "sapere" ma di orientamento in "questo" mondo. L'ideale sarebbe che la scuola si calasse nella vita e nei suoi conflitti (sociali, culturali, lavorativi) non occasionalmente. Insomma l'alternanza oggi praticata è assai meno dell'alternanza auspicabile. E l'alternanza dovrebbe essere micro e macro.Cioè con lavoro entro il percorso formativo ma anche con alternanza di cicli in cui prevalentemente si lavora ed altri in cui prevalentemente si studia. Aggiungo che non penso al rapporto con le imprese finalizzato solo e necessariamente agli aspetti tecnici di un futuro lavoro. Penso cioè che anche al liceale (ammesso e non concesso che debba persiste la distinzione fra licei e istituti tecnici e professionali) possa giovare entrare in un contesto in cui si preparino e servino hamburger. Oltre che collaborare alle attività di un museo o di una biblioteca o di una missione archeologica. Il problema è che le imprese spesso,.se non inevitabilmente, cercheranno il proprio lucro. Ma è possibile vigilare su questo ed immagino che il tutor scolastico possa vigilare affinché gli studenti non siano ridotti ad addetti alle toilette. Come pure sarebbe opportuno un albo delle buone imprese da fare pubblico come contropartita reputazionale per l'accoglienza. E sarebbe opportuno liberarsi del vincolo delle 200 ore di alternanza per i licei e delle 400 per gli istituti tecnici e professionali. La cosa peggiore sarebbe buttare il bambino della preziosa alternanza assieme all'acqua sporca dell'arbitrio di imprenditori furbetti. A meno che non si pensi che alla conclusione di un ciclo di studi tutto compiuto nell'aula scolastica lo studente faccia ingresso in un mondo del lavoro accogliente e in cui lo sfruttamento non abbia posto. P.S. Ai compagni ostili ad ogni prodotto dell'epoca renziana oserei fare notare che fare il contrario di quel che fece lui non è un programma politico. Anzi significa accettare che l'avversario ci detti la linea politica.

martedì 10 ottobre 2017

Eschilo fra Spagna e Catalogna


Gli amici, anche quelli a me più vicini, hanno ben chiaro chi sia il buono e chi il cattivo. Per alcuni il cattivo è Puigdemont, il golpista. Per altri il cattivo è Rajoy, il franchista. Io credo che cattivo sia il meccanismo infernale che non consente di fermarsi per timore di perdere tutto. Qualcuno, come Concita De Gregorio (con un po' di sangue catalano) ha descritto bene il meccanismo. A mio avviso lo ha descritto una volta per tutte, ben al di là di ogni circostanza storica, Eschilo. Oreste uccide Clitennestra ed è matricida, ma lo è per vendicare il padre assassinato. Clitennestra è fedifraga ed assassina di Agamennone, ma lo è per vendicare la figlia Ifigenia assassinata dal padre. Il padre è assassino della figlia ma lo è perché il suo sacrificio giovava alla causa greca. E la causa greca è giusta perché è giusto vendicare il ratto di Elena. Ed Elena è l'unica colpevole senza giustificazione. Colpevole di possedere la bellezza. La catena che conduce ad Oreste, colpevole finale, è interrotta solo dal deus ex machina. E' interrotta da Atena che fa sì che Oreste paghi una pena simbolica che soddisfi il tribunale popolare.Appunto, Spagna e Catalogna non hanno trovato il deus ex machina che interrompesse la catena delle recriminazioni. Avrebbe potuto essere l'Europa quel deus ex machina. Potrebbe esserlo.

venerdì 6 ottobre 2017

CasaPound e il bambino dispettoso


So bene che gli amici potranno rimproverarmi perché non è il caso di scherzare sui fascisti. Però per me queste righe sono coerenti col mio antifascismo viscerale. CasaPound è espressione compiuta della cosiddetta "Destra sociale", anzi propriamente del "Fascismo sociale". Da tempo osservo e leggo con sentimento che è più di divertimento che di indignazione (che pure c'è certamente) dichiarazioni e manifesti di CasaPound che pubblicizzano l'opera sociale di fornire cibo a chi ne ha bisogno. Un po' come, in varie forme, fanno tante associazioni del volontariato, prevalentemente cattolico. CasaPound lo fa pure. Però scrive bene in evidenza SOLO PER GLI ITALIANI. Oggi ho capito cosa mi procura, malgrado me stesso, divertimento. Mi sono ricordato di cose dell'infanzia. Nella comitiva di bambini ogni tanto c'era uno fra noi che comprava un pacchetto di caramelle. Ne offriva qualcuna all'amico preferito. E scrutava compiaciuto e sadicamente lo sguardo perplesso e i segni del desiderio negli occhi degli altri. Perché il piacere vero non era evidentemente quello di gustare le caramelle comprate; e neanche quello di offrirle all'amico. Assolutamente no. Il piacere sottile e morboso era quello di negarle agli altri. Ecco, CasaPound è questa malattia infantile. CasaPound, il fascismo e Belpietro dal sorriso ringhioso vogliono contagiarci questa malattia dell'infanzia. Che negli adulti è mortale.

Amministrare declino e rassegnazione


In sintesi i dati Istat ed Ocse ci dicono che cresciamo (qualcuno cresce), ma meno di quasi tutti. Che l'occupazione cresce (considerando occupato anche chi lavora un'ora al giorno), ma meno che in quasi tutto il resto d'Europa. Che la crescita del debito frena, ma il debito resta il più alto in Europa. Che i laureati sono nettamente meno che nella media europea e che però sembrano troppi perché pochi lavorano e pochissimi lavorano in mansioni coerenti, per livello e indirizzo, alla laurea conseguita. Insomma cogliamo meno degli altri gli effetti della modesta alta marea. Intanto i penultimi delle periferie sono accompagnati alla destra estrema da Salvini, CasaPound e qualche prete addirittura, col concorso di un centro inetto che non trova intelligenza e risorse per l'integrazione. Le risorse che servirebbero a dare un tetto ad italiani e immigrati servono a costruire seconde case, inutili autostrade e resort briatoriani. Ci avviamo sempre più verso un modello di Paese mordi e fuggi che regala al resto d'Europa i suoi ragazzi costosamente allevati e formati. Un Paese stupido e masochista, oppure "generoso", secondo i punti di vista. In compenso abbiamo un premier serio che non fa smorfiette e battutine ma amministra, sulla scia del precedente governo, il declino. Però con compostezza.

venerdì 29 settembre 2017

La politica e l'amicizia


Essere stato “bannato” da una “amica” non mi ha sconvolto. Era una “amica” con virgolette o poco più. Lo stesso io per lei. Un po' più di una “amica” fb, perché a differenza di ciò che avviene (o non avviene) quasi sempre su facebook, in questo caso ci eravamo incontrati, ci eravamo sentiti al telefono, avevamo progettato gite insieme. Lo dico perché anche lei lo ha pubblicamente ricordato. Non sono sconvolto, dicevo. Sono perplesso e sollecitato a rimuginare su cosa significhi “amicizia”. Questo abbozzo di amicizia è stato bruciato dalla politica o da cosa? So bene che oggi l'alternativa “Minniti o Strada” divide quanto ieri quella “Renzi o Bersani”. Tempo fa bannai un “amico” facebook che mi aveva mandato letteralmente a quel paese per una mia critica (non insolita) a Renzi. Ero rimasto di sasso perché c'era stato un dialogo personale intenso fra noi. Eppure...Da allora ogni tanto sono indotto a pensare che forse non si può essere amici se non si condivide simile visione politica. E, dal suo punto di vista, bene aveva fatto quell'amico a mandarmi al diavolo se sentiva Renzi come spartiacque fra il bene ed il male. Per lui mi ero rivelato una forza ostile al suo mondo e ai suoi sogni. Altro che amico... Aveva ragione. Forse. Dico “forse” perché d'altra parte ricordo a me stesso che fra i miei più intimi amici il più intimo è il mio ex compagno di banco al Liceo. A lui “affidavo” (erano altri tempi...) la mia ragazza (ora mia moglie) quando ero lontano. Eppure politicamente eravamo assai divisi. Lui sempre a destra. Io sempre a sinistra, pur con i miei ondeggiamenti e tormenti. Lui berlusconiano, poi renziano e solo ora quasi vicino al mio mondo politico. Cosa è questa benedetta amicizia? Forse il bisogno di condivisione, il dialogo e la condivisione di emozioni, paure, desideri,speranze. Mai però una condivisione totale che ci renderebbe l'uno doppione dell'altro, reciprocamente non interessanti. Forse la politica può essere messa fra parentesi. Addirittura riconosciuta come ininfluente rispetto al condividere il gusto di un cannolo di ricotta, di un caffè, uno con tanto zucchero e uno senza, e ragionarci futilmente su. Beh, sì. Sto scoprendo che per me la politica non è la cartina di tornasole con la quale distinguere amici e no. Sto scoprendo che la politica è un'altra cosa e che la condivisione politica è solo una delle possibili fonti di amicizia. Sto scoprendo che facebook è occasione di amicizia e di distruzione di amicizie. Quando per ragioni che non saprei dire il nostro Io non tollera di essere contraddetto: su Minniti, Bersani e, più raramente, su una ricetta di pesce.
P.S. Ho fatto leggere il post a mia moglie, soprattutto per sapere se la disturbava la mia espressione “affidavo la mia ragazza” (cioè lei). Non la disturba. Capisce bene che rappresentavo la cultura di un'epoca lontana. Meno male. Un fraintendimento in meno.
P.S. 2. Ho scritto “forse” più volte. Sono ancora in fase di ricerca. E dubito abbastanza che benvenuti commenti riescano a farmi capire. Ma chissà...

sabato 23 settembre 2017

A proposito di Emma Bonino: "compagno/a", cioè...


L'altra  sera, dopo Mia Martini a Techeteche, ho seguito l'intervista ad Emma Bonino a Piazza pulita. Mi è sembrata stanca. Mi è sembrata pessimista. Mi è sembrata la solita Bonino. Che dice quel che pensa, al di là delle convenienze. Che pensa bene quel che dice. La sua è stata una requisitoria contro il larghissimo fronte dei propugnatori del respingimento: da Salvini, coi nuovi fascisti, fino a Minniti. Quest'ultimo incluso nella lista, pur con tono sommesso. Forse perché Bonino, come me, pensa che anche i toni contano. Quel che sta avvenendo, secondo Bonino, è di contenere gli sbarchi anche a costo di aumentare i morti: o in mare o nelle carceri libiche. La Libia inaffidabile più della Turchia che almeno ha una sola autorità La Libia in preda al'economia del malaffare e delle bande che intrecciano o alternano il business delle carrette del mare con quello del contenimento degli invasori disperati in cambio di denaro. E poi contrabbando di petrolio, droga, armi, etc. La Libia come "tappo" per togliere dalla nostra vista ciò che non vogliamo/sappiamo affrontare. Le soluzioni? Innanzitutto a casa nostra, sottolinea Bonino. Ad esempio impegnando gli 8000 Comuni italiani a far tutti la loro parte nella buona accoglienza. Tutti non 2000 come oggi. E quindi l'Europa. E infine "aiutarli a casa loro" con coerenza e con l'impegno di due generazioni, se non tre..Ascoltando quella che avrei voluto, dopo la diversissima Tina Anselmi, al vertice dello Stato, sento come di dover giustificare la mia vicinanza a lei e la lontananza da molti che oggi si definiscono "compagni". Mi sento filologicamente "compagno", se "compagno" è chi vuole che il pane sia condiviso: "cum-panis". Anche Emma vuole questo. Pane condiviso con tutti gli umani. Magari, da "liberista", lei non auspica che si divida il companatico. Ma troppi "rossi, anti- liberisti vogliono che si divida pane e companatico entro il confine nazionale. Allora, da socialista, preferisco Bonino a Trump, May, Minniti e anche rossobruni vari. 

martedì 19 settembre 2017

Diritto a sinistra


Faccio fatica a seguire il dibattito a sinistra del Pd. Non capisco alcune cose. Non capisco perché si parli di partito o lista di centrosinistra. Ma il centro o il centrosinistra non c'è già? Alfano, Pd o giù di lì? Forse si vuole rassicurare che non sarà una “cosa rossa”. A me, da radicale ragionevole, pare che la “cosa” debba dichiararsi ed essere di sinistra. Dire e proporre cose chiaramente di sinistra. Puntare a prendere tutto (vocazione maggioritaria?) e, se non si prende tutto, allearsi responsabilmente con i meno lontani per governare. Soprattutto a ragione di una legge elettorale proporzionale. Non credo che i cittadini sentano bisogno di una forza moderata (nel senso di scolorita). Non credo che si vinca al centro. Credo si possa vincere con parole d'ordine forti: quelle che possono mobilitare precari ed esclusi. Io oserei dire: “Nessuno sia più sprecato”. Tutti al lavoro, con la leva pubblica. Tutti. Per rispondere ai bisogni del Paese che sono sterminati: l'istruzione per tutto l'arco della vita, presidi sanitari capillari, cura degli anziani e dei meno dotati, officina nazionale di restauro della bellezza italiana, prevenzione dei disastri ambientali con messa in sicurezza del territorio. Parlerei di introdurre, con il lessico di Enrico Berlinguer, “elementi di socialismo”. Magari chiamerei “Democrazia Socialista” la formazione che aspira a cambiare davvero il Paese.
Direi questo: da realizzare in una legislatura o almeno da avviare inequivocabilmente in una legislatura. Non perderei fiato in un antirenzismo ormai inutile e di maniera. Né direi pavidamente, come qualcuno a sinistra fa: “un po' di questo e un po' di quello”, un po' di consumi, un po' di lavoro in più. Gli esclusi non si consolano perché c'è un escluso in meno (e domani nuovamente uno in più), se restano nella quota sfortunata e non c'è la certezza che si va nella direzione “disoccupazione ed esclusione zero”. Direi chiaramente come si acquisiranno le risorse, a partire da una fiscalità a forte progressività. Non direi parole stupide ed acide come “anche i ricchi piangano”. Sorriderei ai ricchi spiegando che toglieremo loro l'adipe superfluo e malsano e saranno più felici in un Paese non più frustrato, impotente e incattivito. Dovrei annunciare anche le cose ovvie che si promettono e non si fanno. E che infatti è difficile nominare: lotta agli sprechi e ai privilegi, non solo dei benedetti politici, ma nelle Università, negli Ospedali, nelle nomine e nelle consulenze. Cose che non si fanno anche perché la competenza e la passione alla guida di progetti sono normalmente surrogati da trame amicali, spiegherei. Infatti facce credibili servono, soprattutto in una fase di transizione in cui l'identità partitica deve faticosamente riconquistare credibilità. Facce e parole con la bussola visibilmente orientata a sinistra.

sabato 16 settembre 2017

Nessuna paura della verità


Io mi sento antirazzista, malgrado...Ripudiando come cosa sciocca il razzismo (oltre che spesso criminale), non avverto alcun bisogno di nascondere agli altri e a me stesso la verità. Non mi salta in mente di partecipare ai giochi gladiatori fra chi vuole linciare livoriani e neri violenti e stupratori e chi obietta che i due celebri carabinieri non sono migliori. Non mi salta in mente di rilanciare le statistiche che spiegano che la violenza è più italiana che straniera. Perché in percentuale è più straniera che italiana. Sono razzista se penso che essere stranieri deprivati di diritti e servizi espone maggiormente al rischio di diventare criminali e stupratori? Sono razzista se sono propenso a credere che con maggiore probabilità fossero stranieri gli sconosciuti inseguiti entro il cortile del mio condominio stanotte e che fosse straniero senza casa e diritti lo sconosciuto che giorni fa ha lasciato sgradevoli tracce biologiche nei pressi della mia cantina? Lo escludo. Sarei razzista se pensassi ad un dna specifico dei migranti. Sarei razzista se pensassi che i neri non sono integrabili. Invece credo alla educabilità di ogni essere umano. Sarei stupido però se negassi l'evidenza. Non è negando l'evidenza che la sinistra e la visione di un mondo di eguali possono essere vincenti. Negando l'evidenza semplicemente si diviene non credibili. Questo penso nel mio esercizio di igiene mentale.

Democrazia e disarmo nucleare

Premetto che detesto i dittatori, soprattutto i figli e nipoti di dittatori come l'incredibile Kim Jong-un. Li detesto più dei presidenti da operetta eletti da una democrazia che si dà come un numero al lotto un Trump voluto dalla minoranza degli americani fortunosamente distribuiti negli Stati Usa.
Ciò detto, se il mondo non esplode domani, impieghiamo queste ore per pretendere il disarmo atomico generale subito. I trattati di non proliferazione non bastano più a salvare il mondo. Non sono credibili. Non è credibile il "noi sì, tu no". Dopo le litigate sul nulla assoluto, impariamo la democrazia e chiediamo l'impossibile. Il realismo ci ha condotto alle soglie del disastro.

venerdì 8 settembre 2017

Quale militanza


Nella ricerca di un ruolo minimo ma decente nel confronto civile, parto dall'assunto che sono inadatto alla politica. Assolutamente inadatto alla politica del tempo presente e comunque abbastanza alla politica in genere. Credo di aver capito che in politica non si possa essere sinceri, non troppo almeno. Se si sposa una causa o si sposa un leader (che oggi sostituisce la causa), militando, non è pensabile tradirla o tradirlo dicendo in pubblico che il leader sta sbagliando in qualcosa. A meno che non si tratti di un dettaglio da niente. In tal caso riconoscere l'errore serve ad essere più credibili. Viceversa non si può mostrare apprezzamento per qualcosa dell'avversario. Direi addirittura che non si può pensare - e non solo dire - alcunché di divergente. Perché senza intima convinzione è troppo difficile convincere simulando. Alcuni sono bravissimi ad auto-convincersi. Io no.
Ieri a In Onda sentivo Giorgia Meloni. Il Ministero dell'Interno aveva diffuso dati sull'incidenza degli stranieri nella criminalità a sfondo sessuale. l dati dimostrano che delinquono più gli italiani. Bella scoperta, osservava Meloni. In proporzione alla popolazione i delitti degli stranieri immigrati (nordafricani in particolare) sono assai più numerosi. Inappuntabile. Non mi distinguerei da Giorgio Meloni su questo. Anche se i miei amici e compagni di sinistra – i militanti – mi rimprovereranno. Mi distinguerei e mi distinguo da lei sulle cause e sui rimedi. Ecco, penso che alle spalle della politica militante qualcuno debba esercitare studio e ricerca per contribuire ad un progetto credibile di governo. Senza timore di recepire frammenti di verità dell'avversario.
Il giorno prima, ancora sulla 7, Bersani, che mi è simpaticissimo e che probabilmente voterò in assenza di meglio, diceva cose popolari ma per me inaccettabili. A proposito della rivoluzione informatica e robotica che sottrarrebbe lavoro. La proposta conseguente sarebbe ridurre gli orari di lavoro. Vecchia storia luddista. Sembra evidente. Ma è una balla per me. Se fosse vero che il progresso della tecnica produce disoccupazione, dalla prima rivoluzione industriale ad oggi l'occupazione sarebbe del dieci per cento, se non zero. La tecnologia sposta l'occupazione da un settore ad altri nuovi. E' importante riconoscerlo per una sinistra radicale, ma responsabile e di governo. Si rischia diversamente l'impoverimento generale in cambio di niente. Per me la soluzione è il Socialismo, non il luddismo. Tutti al lavoro (che è non è una torta standard da dividersi in competizione, ma è smisurato, con tante cose da fare, con tanti bisogni cui rispondere). E governo collettivo delle tecnologie.
Ho fatto due esempi. Discutibili. Non sono gli esempi il punto. Il punto è però quel che prima suggerivo. Alle spalle della militanza e del tifo politico serve un impegno della ragione. Serve militare nella produzione di un nuovo sostenibile senso comune, oggi purtroppo impensabile. Preferirei dedicarmi a questo piuttosto che agli applausi a Bersani o Pisapia. Peraltro penso che ci avviciniamo alla democrazia reale quanto più si accorcia lo spazio fra ciò che sentiamo vero e ciò che è utile dire.