venerdì 31 agosto 2018

Quale fronte?


Si susseguono gli appelli - da Cacciari a Boldrini - per un fronte unico antisovranista. Se si forse dovrò comunque votarlo. Ma qualcosa non torna. Contro Di Maio, d'accordo. Contro Salvini ancora più d'accordo. Ma per fare cosa? Solo per tornare indietro? Per tornare a Prodi, a Veltroni, a D'Alema, a Bersani? Per tornare alla sinistra che volle privatizzazioni e liberalizzazioni? Ammesso che quel fronte vincesse (e non lo credo) porrebbe le premesse per una nuova fase di rigetto e nazionalistica. Chiederei invece poche parole chiare. Almeno tre proposizioni. La PRIMA: nessuno sarà sprecato, nessuno abbandonato, nessuno privato del diritto effettivo a reddito e lavoro. Nessuno. Perché una sola eccezione rende poco credibile il messaggio. La SECONDA:: percorriamo di buona lena il percorso inverso. Restituiamo alla collettività ciò che fu ceduto o regalato ai privati. Autostrade, telefonia, sanità, etc. Ma stranamente su questo la sinistra in campo tace. Quando non consuma pop corn. E si fa superare a sinistra da Fico, Di Maio e addirittura Meloni invece che incunearsi nell'incoerente grumo gialloverde. La TERZA : le facce non sono tutto, ma sono qualcosa. Non è credibile un programma di vera sinistra, un progetto di DEMOCRAZIA SOCIALISTA con le brave persone che scelsero privatizzazioni e bombe per accreditarsi coi padroni della "modernità".

giovedì 30 agosto 2018

L'Internazionale dei sovranisti


Molti dicono che è un ossimoro, una contraddizione nei termini. Non ne sono convinto. D'accordo, i sovranisti fanno gli interessi del proprio Paese. Se fossero liberi da odiosi vincoli sovranazionali, uno potrebbe imporre un dazio del 100% all'ingresso di vaccini stranieri, uno potrebbe liberarsi delle proprie immondizie lanciandole nel territorio del vicino, l'altro potrebbe impiantare le industrie più inquinanti al confine del vicino e soffiare sui fumi, per liberarne il più possibile il proprio territorio, uno potrebbe suggerire ai migranti sentieri per superare il confine, tutti potrebbero riarmarsi tranquillamente, l'uno contro l'altro e poi fare una bella guerra come nei bei tempi che furono, guerra salutare per l'economia perché poi bisognerà ricostruire con effetti benefici per l'occupazione (come dicono gli economisti sovranisti). Divisi sì, ma uniti. Come le gang di New York che ferocemente si sterminano a vicenda, ma sono uniti contro gli "sbirri". Uniti contro l'Europa. Uniti contro la pace. Uniti contro la ragione

Il proletario fra Calenda e Gualmini


A in Onda ieri sera si confrontavano due esponenti PD: Calenda e la vicepresidente della Regione Emilia Romagna, Gualmini. Calenda era ed è molto brillante. E' colto e preparato. E' una risorsa per il futuro partito macroniano. Mi interessa, ma non mi riguarda. Posso dire: meglio lui che Salvini, meglio lui che Renzi. Non mi ha convinto sulla correttezza della scelta Pd di non insinuarsi fra 5Stelle e Lega. Al contrario di Gualmini. La quale soprattutto mi ha fatto respirare di sollievo per un nonnulla. Per il fatto di avere twittato qualcosa sul bisogno e sull'attualità di Socialismo, ricordando anche in studio come il tema sia presente sulla stampa Usa. Anche come effetto della scoperta Sanders. In definitiva però mi ha convinto di più un esponente del "popolo" intervistato davanti ai cancelli del centro Caritas che ospita i reduci della "crociera" sulla nave Diciotti. Ivano Ciccarelli, 58 anni, disoccupato, antifascista militante, ha ricevuto valanghe di condivisioni per un suo tweet : "Dopo la navigata, anche la rottura di c...dei fascisti". Lo condivido adesso anch'io. Esemplare per sintesi, sincerità e moderazione. Esemplare nella descrizione di un mondo incomprensibile nella ferocia verso i sofferenti e plaudente ai vincenti (da Salvini a Ronaldo). Il servizio peraltro raccontava che gli ospiti del centro inizialmente avevano scambiato la manifestazione di Casa Pound davanti ai cancelli come un benvenuto. Non è divertente? Vorrei però dire che quasi mai purtroppo mi capita di condividere esternazioni proletarie. Quasi mai. In compenso non condivido praticamente mai tesi dei dotti. Con il "proletario" Ciccarelli ieri ho fatto eccezione. A Telese che dallo studio lo provocava chiedendogli se da disoccupato non si sentisse minacciato dai famigerati migranti che tolgono il posto agli italiani, Ciccarelli ha risposto con esemplare chiarezza che la risposta è un salario di cittadinanza in cambio del quale la collettività ti chiami ad essere utile in un pubblico servizio ("ripulire qui, ripulire lì", ha detto). P.S. La sinistra sarà capace di darsi un gruppo dirigente popolare, capace della semplicità che è tipica della verità? Un gruppo dirigente che non parli l'ostrogoto della pseudo economia (quella del complotto di Soros, quella del lavorare meno e guadagnare di più e stregonerie varie)? .

martedì 28 agosto 2018

Sorridendo per poco


Contro il rischio della depressione conviene cogliere il divertente (non dico "ridicolo") delle narrazioni nazional popolari. Poiché mi diverto con poco, oggi mi hanno fatto sorridere due piccolissimi eventi. Il primo, raccontato da un sindaco nel cui territorio era stato accolto un gruppo di migranti. Una signora lo contesta sul leit motiv vincente "prima gli italiani". "Lei si preoccupa di quegli stranieri che ci daranno problemi - dice la signora- ma non pensa agli italiani come mio marito che soffre in carcere". Risponde il sindaco controcorrente: "Per la verità finora i problemi ce li ha dati suo marito". Sempre sorridendo per un nonnulla, mi ha divertito lo sfogo di un abitante di Rocca Priora, la città dove la Caritas ha deciso di ospitare un certo numero di reduci dalla "crociera" sulla nave Diciotti. "Ma così quelli si godono il panorama del Castelli!" sbotta l'italianissimo custode della nostre bellezze. Però - ammetto- la frase si può interpretare come giusta preoccupazione per quei poveri fuggiaschi. Forse, voleva dire, il passaggio brusco dalla Libia e dal sequestro nella Diciotti al panorama dolce dei Castelli potrebbe provocare uno pericoloso choc emotivo.

domenica 26 agosto 2018

Se fossi Salvini, se fossi l'opposizione


Se fossi Salvini (e per mia fortuna non lo sono) farei salti di gioia. Vittima della Giustizia asservita ai poteri forti, il mio consenso fra il popolo sale alle stelle. Infatti Salvini fa salti di gioia.
Se fossi un complottista (e non lo sono per niente) penserei che il procuratore di Agrigento, avviando l'indagine, si è rivelato un complice di Salvini.
Se fossi Di Maio, la mia angoscia sarebbe profonda. Mi sentirei senza scampo. Se sconfesso Salvini si va al voto e lì perdo tutto. I populisti-nazionalisti-razzisti, compresi quelli annidati nel mio partito, voteranno Lega. Quelli che guardano a Fico vorranno lui come nuovo capo politico.
Se fossi l'opposizione (di "sinistra", diciamo), non saprei che pesci prendere. Probabilmente sceglierei di defilarmi. Non esalterei il ruolo della magistratura. Direi più o meno che "Salvini va battuto politicamente". Cioè non direi nulla. E non farei nulla, non possedendo gli strumenti culturali e politici per sconfiggere il padrone del cuore degli italiani (di molti, di troppi).
Se fossi quel che sono, un senza partito che crede nella Costituzione e in una prospettiva di Democrazia Socialista, con i miei pochissimi compagni, perso per perso, rischierei tutto. Affermerei e spiegherei fino all'esaurimento che il dominus della maggioranza non è il padrone d'Italia. Che la Costituzione ci tutela tutti nei tempi più burrascosi. Tutela le minoranze e ci tutela da noi stessi. Chiederei ai docenti di ogni ordine e grado di aprire l'anno scolastico spiegando bene come e perché la Costituzione è il massimo presidio della nostra libertà e della nostra umanità.
P.S. Con i miei quattro amici-compagni spiegherai, sui social, al bar, per strada, ai disperati che votano Lega e 5stelle il grande imbroglio che ha fatto loro credere che i nemici sono quelli con la pelle scura e non quelli bianchissimi e coi colletti bianchi che hanno depredato il nostro Paese.

O Kant o Salvini


Raramente scomodo la "filosofia" come disciplina formale. Per il resto la filosofia è sempre implicita nel nostro guardare e nel nostro fare. Lo faccio stavolta per suggerire ai docenti di filosofia (ammesso non ci abbiano già pensato) di "spiegare" Kant e il suoi più celebre "imperativo categorico" con l'opportunità offerta dall'agire del padrone d'Italia.
Dice Kant: "Agisci in modo da trattare l'umanità, così in te come negli altri, sempre anche come fine e mai solo come mezzo".
Ecco, appunto, usare un centinaio di disperate e disperati, malati, stuprati e terrorizzati come mezzo per ottenere qualcosa dall'Europa o, ancor peggio, il consenso elettorale di un popolo largamente istupidito da questa oscura fase della sua Storia significa con assoluta chiarezza disattendere all'imperativo categorico kantiano. Abroghiamo Salvini o abroghiamo Kant? .

giovedì 23 agosto 2018

Facce della Sicilia


Da dieci anni lontano dalla terra in cui ho vissuto il più della mia vita, guardo spesso alla mia Sicilia con curiosità e stupore. Come se la scoprissi adesso. E con sentimenti contrastanti. L'ammirazione per l'invenzione deliziosa di quei volontari catanesi che regalano ai 177 ostaggi della motonave Diciotti 177 arancini, una delle più gustose invenzioni siciliane. Gustose come la commedia di Teocrito. Ho pensato a lui leggendo che i tifosi di Siracusa, la città in cui sono nato, hanno imitato pedissequamente, senza un briciolo di fantasia i tifosi della Lazio. Così hanno chiesto alle tifose organizzate nel gruppo delle Aretusee di farsi più giù nelle gradinate per dare spazio al tifo maschile. Le Aretusee, se ho ben capito, hanno espresso dissenso, però si sono sciolte. Ecco, pensavo a Teocrito che nelle "Siracusane" descriveva le mie antiche concittadine come donne fiere fino all'arroganza. "Siracusane siamo" gridavano, turiste nella città di Alessandria d'Egitto, a chi le contestava - se ben ricordo - per comportamenti discutibili. Orgoglio municipalistico e femminile allora. Ora tutt'altro. In compenso grazie ancora ai cugini e alle cugine catanesi.

Dove sono i compagni


Questo post mi serve anche per spiegare perché e in che senso non sono un "militante". Intervengo con parsimonia sulle pagine di amici o altri su facebook. Leggo, talvolta metto un "mi piace". Talvolta condivido convintamente. Commento o contraddico raramente: lo faccio solo se mi sembra possibile aprire una discussione vera. Ieri mi sono avventurato a dire la mia sul caso Asia Argento nella pagina di un "compagno", peraltro non "amico". Parole opinabili le mie, fra parole opinabili, in una questione delicata e complessa. Non immaginavo proprio che mi sarei beccato dell'idiota. Proprio così: "idiota". Mi è servito a rafforzare la mia convinzione che oggi non ci sono "comunisti". Credo nel comunismo ma non nei "comunisti". Vedo "comunisti" che sono fanatici non diversamente dai pentastellati o dai fascisti. Fanatici quando trattano temi politici e, cosa ancora più grave, quando trattano questioni di costume o sociali o etiche. Anche quando parlano di calcio. Non vedo peraltro una cultura "comunista" capace di legare politica, costume, etica, etc. Per questo non posso essere compagno di strada di molti "comunisti" reali. Eredi di altri "comunisti" che hanno inquinato un nome e una promessa di liberazione. Restano molte eccezioni riguardanti amici ed amiche. E loro sanno bene che la mia diffidenza non è verso loro. Non può riguardare Elisabetta che mi ha indotto a votare PaP . Sono rimasto a Berlinguer. Al suo partito che rifiutava il tutto o niente. Che puntava ad introdurre “elementi di socialismo” nel Paese. Con lui non sarebbe stato necessario cambiare nome. Lui poteva garantire l'anima di un partito, qualunque nome avesse, e lo avrebbe fatto anche se avesse deciso di cambiare un nome logorato dalla storia perché sarebbe stato chiaro che non si rinnegava il nucleo insopprimibile di un progetto di liberazione umana. Berlinguer (o un berlingueriano) non mi avrebbe dato dell'idiota. Avrebbe sorriso, mi avrebbe corretto, avrebbe cercato di persuadermi. A Berlinguer interessava allargare il consenso, convincere. Non apprezzava la solitudine degli odiatori. Se "militare" significa condividere un obiettivo ed anche un bersaglio, mettendo fra parentesi dissensi marginali, oggi per me non esistono le condizioni per militare. Non posso fare altro che recepire emozioni e ragioni a prescindere dalla loro provenienza. Da saldare, raccordare, metabolizzare per un progetto socialista radicale e coerente. Vasto programma.
P.S. Ho detto "socialista", parola oggi sbiadita ma almeno non inquinata . Ho appreso - e pochissimi lo hanno notato- che il Parlamento cubano, con l'impulso del nuovo premier, Miguel Diaz subentrato a Raul Castro, ha avviato una riforma costituzionale che sarà sottoposta a referendum popolare. Prevede nuovi spazi per l'impresa privata (già nei fatti in sviluppo, soprattutto nel turismo), matrimoni gay. Prevede anche che l'obiettivo “avanzata verso il socialismo” sostituisca “avanzata verso il comunismo”.
Neanche il nuovo modello cubano mi persuade pienamente. Come non mi persuadeva il vecchio. Ma non trovo nulla di meglio al momento, per quel che recentemente ho visto a Cuba.

martedì 21 agosto 2018

Come per il 1938


Ogni Paese ha una data nera. Legata ad un evento esecrabile di cui vergognarsi per sempre. L'Italia ha il 1938 delle leggi razziali. Quando l'evento nero si compie non si sospetta che sarà infamante e memorabile. Bene, credo che il governo Salvini ce la stia mettendo tutta perché il 2018 si affianchi al 1938 nel libro nero del Paese. Magari basta un niente. Ad esempio concludere il braccio di ferro (o il bluff o la gara a chi si lancia per ultimo dall'auto in corsa verso il precipizio) con l'Europa, consegnando ai lager libici i "crocieristi" ospiti sgraditi nella nave Diciotti . Il premier Salvini ritiene che passerà alla Storia azzerando gli ingressi in Italia. L'Italia deve fare paura ai migranti. Come il lupo cattivo. Scommetterei che Salvini (col suo immenso seguito non solo di leghisti) ce la farà. L'Italia non rischierà di riempirsi di gente abbronzata, non rischierà di contenere il calo demografico che la conduce alla dolce estensione. Il 2018 sarà memorabile per l'Italia come il 1938.
P.S. Non me lo auguro. Esorcizzo come posso la paura di vivere tempi memorabili. .

Ricordando il 21 agosto del 68


Il 21 agosto di 50 anni fa per me avrebbe dovuto essere un giorno felice. Avevamo appuntamento, io e i miei genitori, a casa dei suoceri per una presentazione (ovvero un fidanzamento) ufficiale con quella che sarebbe stata mia moglie. Ma poco prima dell'incontro seppi dei carri armati sovietici a Praga. Fu una giornata triste e non ricordo nulla del mio incontro coi suoceri. Ricordo che cercavo di capire, di spiegare, di giustificare forse. Perché anche allora cercavo un ancoraggio sicuro a sinistra. Ancoraggio sempre complicato per me. Il cuore sposava le ragioni della Primavera di Praga contro quello che mi apparve prepotenza travestita da internazionalismo. Egualmente nel 56 avevo sposato le ragioni dell'Ungheria. Addirittura allora, nel 56, ragazzino, fui prossimo a chiedere la tessera della Giovane Italia (Msi). Per fortuna trovai chiusa la sede. Se no - chissà - la mia storia sarebbe stata diversa. Per fortuna nel 68 ci fu un altro Pci, non quello del 56.

lunedì 20 agosto 2018

Tante sinistre, nessuna sinistra


La mia premessa è che oggi l'angoscia da incertezza è tale e così diffusa che il 90% dei cittadini sceglierebbe un sistema che dia fondamentali certezze. Non l'impossibile certezza della ricchezza. Solo la certezza di un lavoro, un reddito, un tetto, un ragionevole rapporto fra merito e premio. Il 90% rifiuterebbe il caos, il caso, la lotteria cui è costretto a partecipare. Poiché nessuno propone la sicurezza, ognuno è impegnato nella guerra di tutti contro tutti. Miserabili contro miserabili, imprenditori contro imprenditori, imprenditori contro lavoratori e viceversa. E la sinistra? Quale?
C'è stata e c'è (benché rinsecchita) una sinistra che si è fatta blairiana e liberista. Ha promesso che la rimozione di vincoli e certezze avrebbe promosso lavoro ed occupazione. Ha detto che la sinistra era Marchionne, cioè chi dà lavoro. Ha detto anche che sinistra e destra sono categorie superate. E' fallita. Con la base erosa da sinistra e da destra. Penso al Pd.
C'è una sinistra che raccoglie i nostalgici delle certezze del secolo scorso. Accantonata la prospettiva socialista, raccoglie i nostalgici delle tutele dello Statuto dei lavoratori e dell'art. 18. Nostalgici delle tutele di alcuni: molti, ma non tutti e sempre meno, man mano la fabbrica (e la classe operaia) deperisce sempre più. Quella sinistra ha creduto e promesso che un giorno i diritti di alcuni sarebbero diventati i diritti di tutti. Non ha potuto dire né come né quando. Non è stata creduta. Si è fermata al 3%. Penso a Leu.
C'è stata sempre e c'è una sinistra – i comunisti- dura e pura. Non rinnega nulla del passato. Né Lenin, né Stalin e oggi neanche Maduro. Alle prese con la globalizzazione spiazzante spesso finisce col condividere le futili tesi complottiste della destra estrema. Il novantenne finanziere Soros, ad esempio, sovvenzionerebbe le Ong perché l'Europa sia invasa da migranti che comprimerebbero i salari. I comunisti oggi non propongono riforme e neanche alleanze. Propongono il Socialismo. Che propongo anch'io. Solo che non si intravvede un percorso fra lo stato delle cose e l'obiettivo finale. Ovvero si propone un anticipo apparente di Socialismo che in realtà è solo Capitalismo imbrigliato. “Lavorare tutti meno a parità di retribuzione” ne è un esempio. La cultura sottostante è meramente luddista. Si deve lavorare meno per lavorare tutti perché il lavoro è una torta predefinita. Non è il lavoro che crea ricchezza. Oppure si vuole dire che bisogna distruggere il lavoro (lavorare meno) per lavorare tutti. Il risultato sarebbe solo un conflitto senza sbocchi, un impoverimento, un contraccolpo fatale. Purtroppo anche i generosi giovani compagni di Potere al Popolo coltivano tale suggestione.
In conclusione ci sono troppe sinistre, troppe, tranne quella giusta, quella che servirebbe. Ovvero non c'è alcuna sinistra in campo.
P.S. Ci sono post che piacciono molto a pochi, altri che piacciano abbastanza a molti. Questo, se la mia sommaria analisi è corretta, non dovrebbe piacere a nessuno. Ma a che serve piacere se non si contribuisce ad evidenziare contraddizioni fatali? Aggiungo che non do lezioni a nessuno. Ho votato anch'io i partiti qui nominati. Ora l'uno, ora l'altro. Ed ho votato addirittura 5Stelle. Non ho trovato alternative e non sono stato in grado di proporre alternativa alcuna.

Fra cittadini disorientati e Stato assente


A malincuore lascio la mia comoda poltrona davanti la Tv perché a mia moglie è venuta voglia di gelato (come spesso). Che noia sostituire scarpe a pantofole!. Per fortuna il gelataio è vicino. Non vedo l'ora di tornare al dolce far niente assoluto. Appena a pochi passi da casa però una conoscente ci ferma. E' allarmata. Ci mostra qualcosa sulla panca più in là. Sembra un fagotto, ma è una ragazza. E lì riversa. Dorme? E' ubriaca? E' "fatta" di qualcosa? Accanto ha un seggiolino pieno di cose avvolte in stracci. La preoccupazione, più che per la sua salute, è che qualcuno, nel deserto della via, le porti tutto. Peggio ancora, che le faccia violenza. Che fare? Chiamiamo la polizia che eventualmente attivi i servizi sociali? La conoscente dice sì e se ne va. Io dico sì e chiedo a mia moglie di chiamare il 113. Un po' perché io non ho il cellulare, ma soprattutto perché penso che una voce femminile sia più affidabile. A meno che in qualche modo anch'io in tal modo non mi voglia defilare, mi dico nel mio solito esercizio di autoanalisi sospettosa sulle reali intenzioni degli uomini (e delle mie). La persona a me più vicina ha invece un senso del dovere civico più netto del mio ovvero senza alibi problematici. La stimo anche per questo.
Telefonata. Generalità. Descrizione del caso. Indirizzo. Spiegazioni. Mi assale il sospetto che stia per succedere quello che spesso si dice quando capita di denunciare qualcosa. Magari finiremo la serata in commissariato invece che dal gelataio. No, va bene. Arriva una macchina con due carabinieri. Ci presentiamo. Possiamo andare? Sì. Vediamo che scuotono la ragazza e le parlano. Andiamo per il gelato. Dopo 5 minuti, torniamo e la ragazza è seduta, sveglia, su un'altra panca. Ci guarda con sguardo torvo o diffidente. Sa che siamo colpevoli del suo brusco risveglio? Non dovrebbe saperlo. Dormiva. Riflessioni. I carabinieri le avranno chiesto se vuole un posto per dormire? Contatteranno la Caritas? La ragazza resta lì esposta ad ogni balordo. Mi chiedo perché nella scuola che non c'è non ci insegnino cosa fare in circostanze simili. Mi chiedo perché i muri della città debbano essere pieni di pubblicità insulsa e non di manifesti che ci diano indirizzi e ci suggeriscano comportamenti utili Insomma, la butto in politica, nella mia testa. Come spesso mi succede.

giovedì 16 agosto 2018

2218: tesi marziana di archeologia


PROFESSORE La tesi che dovrai sviluppare è fra le più impegnative che potessimo scegliere. Dovrai scoprire le ragioni che fecero estinguere la popolazione di questo Paese chiamato “Italia”, almeno 100 anni prima la Grande Colonizzazione del pianeta Terra. Dovrai spiegare perché questo accadde proprio in un Paese che era stato fra i più ricchi, potenti e colti. Era un Paese che avrebbe potuto vivere di eredità sulle conquiste degli avi. Invece...
LAUREANDO Ho raccolto foto lungo lo Stivale. Ho raccolto foto di rovine che non sono di guerra. Come questa a Genova, questa a Bologna, questa ad Agrigento. Viadotti crollati, camion esplosi, case stranamente costruite sotto i viadotti, morti e persone senza casa.
PROFESSORE. Ti suggerisco di aggiungere e studiare altri manufatti, non investiti da crolli, ma che appaiono simili ai crolli. Sono le incompiute dell'Italia: opere iniziate e mai concluse. Avevano impiegato grandi risorse in un Paese che diceva di non avere risorse e che amava indebitarsi. Devastavano il paesaggio, ma restavano lì. Non venivano completate e nemmeno abbattute. Cerca di dare una spiegazione dello spreco. E poi cerca di spiegare perché si sprecassero le persone. Cerca la spiegazione per cui si preferiva lasciare inattivi tanti e lasciarli consumare senza nulla in cambio, invece che impiegarli in opere utili.
LAUREANDO Ma devo cercare qui le ragioni dell'estinzione degli italiani? Perché non facevano figli? E perché, benché fossero in grave calo demografico, rifiutavano quelli che venivano da lontano?
PROFESSORE Sarebbe bello se riuscissi a spiegarlo. Meriteresti la lode. Dovresti anche spiegare perché gli italiani ignoravano i suggerimenti e le opere dei più intelligenti. Qualcuno – a Riace, ad esempio – aveva dimostrato che una città spopolata può rivivere con i suoi vecchi mestieri grazie ai migranti. Perché i governi non capivano? Fingevano di non capire? Ti do un'ultima “dritta”. Forse per spiegare tutto bisogna spiegare perché mai i migliori in Italia disertassero la politica. I migliori si occupavano di fisica o di psicologia. Mentre facevano politica quelli che litigavano su piccole cose che facevano apparire grandi. Quelli che facevano crollare i ponti o costruivano opere inutili oppure incomplete. Tanto – dicevano – danno lavoro. Scopri perché per gli italiani solo le opere inutili o nocive, come le slot machine, davano lavoro. E perché lasciavano migrare all'estero o dormire nelle stazioni quelli che avrebbero potuto salvare il loro Paese. Se ci riuscirai, ti garantisco la lode, la carriera accademica ed una gloria imperitura di scienziato geniale.

martedì 14 agosto 2018

Dopo l'ennesima tragedia


La vicinanza alle famiglie delle vittime del disastro del ponte a Genova ha senso se accompagnata dall'impegno quotidiano contro il Senso Comune Dominante che è il mandante dell'ennesima strage. Contro il mito del cemento. Contro il mito delle grandi opere. Contro il mito per cui ciò che dà lavoro visibile è cosa buona, anche se sopprime vite, insieme a lavoro invisibile. Contro il mito della "crescita" che non equivale né a ricchezza né a felicità.
P.S. Prometto di impegnarmi contro gli intelligentoni che amano rivolgere facili ironie contro la "decrescita felice". Non avendone capito il significato ovviamente.

lunedì 13 agosto 2018

Senza ritorno


Non mi va di dir nulla sui selfie di un "politico" (virgolette, virgolette) e le smorfie di un altro. Ho appena visto in Tv il pestaggio bestiale con cui, un anno fa, a Lloret de Mar (Spagna), tre ceceni assassinarono un ragazzo italiano che si chiamava Niccolò Ciatti. Ogni tanto leggo che la violenza nel mondo non cresce, anzi tutt'altro. Dicono che se ne parla di più e quindi a crescere è solo la violenza percepita. Può darsi. Però mi pare che la qualità della violenza di questi anni sia diversa. Forse ci sono meno furti e meno assassini. Forse si spara di meno. Però vedere quella scena di pestaggio con tanti giovani avventori della discoteca che stanno lì in circolo e guardano, guardano e non intervengono dà i brividi e toglie speranza.
Intanto, nella scena della "politica", quello fa i giochi delle tre carte con la flat tax che - miracolo della matematica - gioverebbe a molti e non penalizzerebbe nessuno. E l'altro offre una parola invece della sostanza, con una dose omeopatica di salario di cittadinanza. E i governanti sperano che Bruxelles dica no all'indebitamento per additare il capro espiatorio all'Italia mentalmente sempre più debole. Ecco, servirebbe la politica (senza virgolette). Servirebbe mobilitarsi attorno ad un grande progetto politico. Un progetto di nuovo umanesimo, in Italia e nel mondo. Non vedo nulla di simile. I nostri giovani - bianchi e neri - muoiono e l'uomo, avvolto nella nebbia digitale, subisce una trasformazione antropologica senza ritorno.

sabato 11 agosto 2018

Nota intima: per me stesso e per chi non c'è


Giornata tutta con Giulia, la nipotina di quattro anni e mezzo, accompagnata dalla madre. Coccolata e riempita di piccoli regali, sia spontanei che espressamente richiesti. Coccole e regali più dalla persona a me vicina che da me stesso. Così capisco meglio perché lei è la persona a me più vicina. Io invece ricevo da Giulia - che non mi lascerebbe mai - carezze ed abbracci continui e non capisco davvero perché. Come se lei sapesse che in qualche modo, con un gesto muto, mi è stata affidata. Mi piacerebbe poter credere che mio fratello sappia di questa giornata.

giovedì 9 agosto 2018

Quale altro abominio possono ancora inventare gli uomini?


Me lo sto chiedendo dopo la scoperta dell'abominio di Palermo, nella
"mia" (mia?) Sicilia. Toglie il respiro scoprire che decine di uomini e donne (compresa infermiera "anestesista") possano fracassare ossa per intascare assicurazioni. Per cosa? Per mangiare ostriche? Per un'auto di lusso? Per cosa? Toglie il respiro apprendere che i criminali operavano un marketing della disperazione e che tante persone deboli - tossicodipendenti, malati psichici, disperati vari - accettassero dolore e invalidità per pochi euro. Mi chiedo se conosciamo davvero il nostro Paese. Mi chiedo di cosa parliamo quando parliamo di diritti. Mi chiedo se sia accettabile che una società ignori le paludi infette. Mi chiedo come sia possibile convivere con l'abominio alle porte di casa.

sabato 4 agosto 2018

I costi insopportabili e quelli sopportabili


Ditemi che una fake, insomma una balla. Ho letto questa dichiarazione del ministro dell'Interno e segretario della Lega: «Faccio appello alla procura di Genova: ditemi dove sono i tanti soldi che abbiamo e di cui io non sono a conoscenza perché non ci sono. Spendete denaro pubblico per andare a cercare soldi e conti correnti inesistenti. Spero che poi qualcuno risarcisca gli italiani». Ditemi che è una balla. Non è possibile che un ministro della Repubblica tenti di intimidire un magistrato, il rappresentare di un distinto potere dello Stato. Pro domo sua ovviamente, per i soldi suoi.
No, lo so, è vero. E' normale. Non scandalizza nessuno. E' stato tutto in incubazione da tempo. I costi delle Istituzioni, quelli della giustizia. Tutti insopportabili. Sopportabili invece, anzi veri investimenti, quelle delle mutande verdi; sopportabili quelli degli oziosi ricchi che con i loro motoscafi danno lavoro a tanti poveri italiani. Ogni tanto ammazzando qualche pescatore. Costo sopportabile questo, dicono.

Il popolo consapevole e sovrano


Me ne devo fare una ragione. Respirare profondamente. Riconoscere che la politica è questo. Creare un grande buco di un anno nella vaccinazione obbligatoria per mediare fra sì vax e no-vax. Pur sapendo (qualcuno lo sa) che per non pagare un prezzo politico si pagherà un prezzo per la salute dei nostri figli e nipoti. L'apparato ideologico è ben schierato. Ad esempio, contro i profitti delle grandi imprese farmaceutiche. Che però alla destra no-vax non salta in mente di nazionalizzare (per la contraddizione che non lo consente). E in nome del popolo consapevole e sovrano che non ha bisogno di filtri "autoritari". Ieri infatti ho sentito in TV una tale che obiettava ai sostenitori dell'obbligatorietà che questo significa offendere i cittadini. I quali sono coscienti e non hanno bisogno di imposizioni. Già, mi aspetto a breve la liberalizzazione della vendita di armi (modello Usa). I cittadini sapranno bene se e quando usare i loro arsenali. Viva il popolo sovrano!
P.S. Ho respirato profondamente. Ma sono atterrito come prima.

venerdì 3 agosto 2018

Il fascismo alle porte

Il fascismo non occupa il governo, non ancora. Oggi prove generali. Fontana che vuole cancellare la legge Mancino, razzista verso gli italiani, dice. Premier e vice che dicono no, ma senza mandare al diavolo il ministro. Non per ora, non previsto dal programma cancellare la Mancino. Non previste invero neanche le leggi razziali. Non contro gli ebrei e neanche contro i neri. Per ora. Previste o tollerate solo schioppettate del popolo sovrano.
P.S. La mia vicinanza agli immigrati del Senegal. Che protestano anche per noi antifascisti ed antirazzisti piuttosto rassegnati.

I sofisti al potere


Mi riferisco ai sofisti della vulgata, non a quelli veri che erano filosofi capaci di interrogarsi sull'uomo e sulle sue “verità”. Quelli della vulgata sono invece “populisti” ovvero imbroglioni esperti nel fare apparire vero il falso e costruire paralogismi cioè ragionamenti apparentemente inconfutabili che sono di fatto frodi linguistiche. Sere fa ho sentito un sofista imbroglione: il leghista e presidente della commissione bilancio alla Camera, Claudio Borghi. E' lo stesso che contestava Mattarella perché avrebbe rifiutato il ministero dell'economia a Savona “per le sue idee”. Mi sono chiesto: il Presidente, nell'ambito delle sue prerogative, avrebbe potuto rifiutarlo invece per il suo aspetto? Per il suo odore? Per il luogo di nascita?
L'altra sera il sofista si chiedeva cosa ci fosse da eccepire al sovranismo. E' la Costituzione – diceva – che è sovranista. Infatti – spiegava- la Carta afferma che “la sovranità appartiene al popolo” (art. 1). Per la verità la Carta aggiunge che il popolo la esercita “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Lo afferma perché non è pensabile che il popolo sia sovrano senza regole che definiscano i percorsi con i quali la sovranità si afferma. Ad esempio, la maggioranza è il popolo o il popolo è anche la minoranza? Ad esempio, chi formula le domande al popolo sovrano? Ad esempio, su Roma cosa decidono i romani e cosa gli italiani? Per inciso mi sembra inappropriato parlare di “limiti”, se posso criticare i costituenti. Non c'è alcun limite tranne quello del principio di non contraddizione. E allora chi sarebbero i non sovranisti secondo Borghi? Tiro ad indovinare. Forse sono quelli che hanno letto e compreso l'art. 11 della Costituzione dove si si afferma che la Repubblica “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Insomma la Costituzione vuole i cittadini sovrani nel loro Paese, ma anche partecipi della sovranità super-nazionale, europea, atlantica, mondiale. La furbizia sofistica dei sovranisti invece ci fa immaginare un Paese in cui gli stranieri non mettano il becco e che però continui a mettere il becco nelle faccende degli altri Paesi. Delocalizzare in Italia no, ma che francesi e americani delocalizzino in Italia va benissimo. Caspita, come non averci pensato prima? Il problema è che i sovranisti di ogni Paese si ritengono furbi. Sono alleati contro i globalizzatori, come le gang rivali contro la polizia, ma restano rivali. Salvini cercherà di fregare il sovranista Orban e viceversa. Sta già succedendo. Il conflitto dei furbi è assicurato. La catastrofe è annunciata, nel mentre il popolo sovrano dei disoccupati e dei precari festeggia perché i padroni della sua vita saranno caporali e proprietari italiani doc. Sono soddisfazioni. .

giovedì 2 agosto 2018

Due agosto 1980: il senso di una strage, il senso delle stragi


Trentotto anni fa la strage di Bologna. Cosa posso dire, oltre che rinnovare il cordoglio per le vittime e la condanna verso gli autori fascisti e i loro mandanti? Azzardo un mio pensiero ricorrente: gli autori della strage hanno mancato il loro obiettivo; i terroristi, fascisti e presunti "rossi" (Br e roba simile) hanno sempre mancato i loro obiettivi; mi chiedo allora se tutti fossero stupidi, oltre che criminali; mi chiedo se quelli che stavano dietro fingessero di avere un obiettivo politico, avendo invece il solo obiettivo personale di apparire utili a qualcuno e fare carriera e mi chiedo se gli esecutori cercassero solo di dare un senso a vite cui da tempo è difficile dar senso. Questo mi sembra debba essere il progetto della sinistra oggi: riempire di senso la vita. Anche per prosciugare la palude in cui prospera il fascismo.

Il premio che dà gioa ed amarezza


Il premio Fields per la matematica al "nostro" Alessio Figalli (insieme ad altri tre, invero) mi procura gioia ed amarezza. Come a molti, penso. Gioia per il riconoscimento ad un talento italiano di soli 34 anni e professore ordinario a soli 27 anni. Ordinario non Italia. Naturalmente. Fosse rimasto In Italia - gli fosse andata bene - sarebbe un ricercatore precario o al più un abilitato come professore associato (ad essere molto ottimisti). E' qui l'amarezza. Per un Paese che non riconosce i suoi talenti. Che li spreca. Che al talento preferisce la fedeltà clientelare e il baronaggio. Amarezza per un Paese che continua ad arrabbiarsi e dividersi su piccole cose. Per un Paese vittima dei grandi distrattori. Per un Paese che farebbe spallucce a questo post sconsolato. Se mai lo leggesse. Intanto, come nella Marina borbonica, il governo fa ammuina: un passo avanti, uno indietro, uno a destra, uno a sinistra. Movimento senza direzione. Nessun passo avanti verso l'indispensabile connubio di merito ed eguaglianza. Sostanziale rassegnazione al mondo come è.