venerdì 1 aprile 2011

A volte ritornano

Oggi mi piacerebbe non avere memoria. Mi piacerebbe non aver studiato quel poco di storia d’Italia che ho studiato. Mi piacerebbe non poter trovare nella cronaca politica di questi giorni sinistre analogie con l’avvento del fascismo. Invece le trovo e mi manca il respiro. Ho sentito la Russa vantarsi del proprio “coraggio” nell’affrontare fischi e monetine lanciate dai manifestanti davanti a Montecitorio e poi aggiungere, rivolto a Franceschini e ai banchi dell’opposizione: “Voi non avreste avuto questo coraggio”. Confrontate per favore queste parole con quelle che nella seduta del 30 maggio del 1924 pronunciano i fascisti – lo squadrista Roberto Farinacci in primis – contro Giacomo Matteotti (nel suo ultimo discorso) che contesta le violenze che hanno impedito a tanti cittadini di votare nelle recenti elezioni. “Perché avete paura. Perché scappate” è l’insulto machista alla scarsa virilità dell’opposizione. E non giovò allora la replica di Filippo Turati.”Si, avevamo paura, come quando nella Sila c’erano i briganti”. * Perché penso che non giovò quella risposta che noi “radical chic” giudichiamo “colta”, nitida e tagliente ? Ho il ricordo amaro di una esperienza didattica che ebbi qualche tempo fa con un gruppo di detenuti. Un esercizio di drammatizzazione con il testo del resoconto di quella seduta del 30 maggio. Grande passione e sforzo interpretativo dei detenuti. Poi chiedo un commento sui protagonisti. Lì avviene la sorpresa. I miei allievi stanno con i fascisti. Ne condividono la veemenza, la forza, la “virilità”. Matteotti e gli oppositori sono deboli e perdenti. Non si possono ammirare. Una lezione per me indimenticabile.
Il vaffa del famigerato ministro alla Presidenza della Camera non fa temere che possa un giorno non lontano risuonare in Parlamento qualcosa di simile al mussoliniano “Io potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco per i miei manipoli”? Del resto definire le camere attuali sorde e grigie non sarebbe neanche una falsità. Perché questo è un problema. Difendere le istituzioni mentre il premier lavora a rendere gli attori che le incarnano, a partire dai parlamentari, sempre più squallidi e ricattabili si da preparare il consenso per il giorno in cui lui o il suo erede decideranno di sbarazzarsi di tutti. Cos’altro? L’insulto di un leghista, Massimo Poliedri, alla deputata, disabile, Ileana Argentin: “Handicappata di merda”. Come un pensiero troppo a lungo trattenuto e che ora si pensa di poter finalmente urlare. Non si perdono voti. Tutt’altro. Si parla alla pancia della gente, col linguaggio dei giovani disoccupati che preferiscono alle manifestazioni lo stadio dove vuoto e disperazione trovano il bersaglio del “negro” e dello “handicappato”. E poi, e poi tutto il resto che in questo periodo ci tocca registrare. Pensionati e massaie che, quando non invidiano o non ammirano, assolvono le spregiudicate pratiche erotiche del premier. “Gli piacciono le donne. Embè? Dovrebbero piacergli i gay?” Quanto lavoro ancora per il movimento delle donne del 13 febbraio sceso in piazza anche contro il machismo della sopraffazione, dell’omofobia, della tronfia stupidità.
C’è un’altra Italia, d’accordo. C’è l’Italia dell’anziana di Lampedusa che, nella sua semplicità vera, grida al premier di vergognarsi per l’esibizione di quella casa acquistata tempestivamente nell’isola (in tutto, la dodicesima?) “mentre la gente fa fatica a comprare una rosetta da 20 centesimi”. C’è un’altra Italia, ma è in difficoltà e non capisce come uscire dall’incubo mentre i suoi rappresentanti si dividono perché ognuno, come Giulio Cesare, preferisce essere primo in un villaggio che secondo a Roma.
*http://it.wikisource.org/wiki/Italia_-_30_maggio_1924,_Discorso_alla_Camera_dei_Deputati_di_denuncia_di_brogli_elettorali#cite_note-2