sabato 7 dicembre 2013

Don Jon e il corpo immaginato


Continuo, come posso, la mia riflessione sulla crisi della coppia uomo-donna con la mediazione della recente filmografia. In Shame il sesso compulsivo e disperato. In La vita di Adele l'opzione omosessuale e lesbica, intensa fino alla minaccia della estinzione della specie. In Giovane e bella la banalizzazione e la mercificazione del sesso. In Don Jon la vittoria del sesso online e la noia per la coppia “reale”. Malgrado l'ottimismo degli amici sull'imperituro rapporto uomo-donna, sospetto che il cinema stia cogliendo indizi di un futuro imminente in uno o in diversi di quegli scenari. Don Jon è il figlio fortunato di una normale famiglia italo- americana, interpretato dall'attore e regista Joseph Gordon-Levitt. Nella normale famiglia italo-americana il padre in canotta davanti alla TV, fra un boccone e l'altro, tenta inutilmente di coinvolgere la famiglia su epiche partite di football. La moglie serve a tavola. La figlia è modernamente immersa nel suo mondo privato con la protesi smartphone. E lui, Don Jon, normalmente alterna lavoro, palestra, pratica dei sacramenti della Chiesa, sesso reale e masturbazione davanti alla sterminata offerta porno di internet. In dettaglio: molto sesso reale variamente deludente e moltissimo sesso virtuale assai più soddisfacente. In effetti la filosofia onanistica del protagonista appare articolata e convincente. Don Jon spiega bene a chi si attardi ancora negli amplessi la superiorità invincibile dell'onanismo. Nessuna donna – spiega – fa mai quello che desidereremmo. Il rapporto sessuale è un compromesso in cui l'altro corpo non si modella alle nostre fantasie. Fin qui l'aspetto più sgradevole e stimolante del film. Intanto c'è l'incontro con la bellissima Scarlett Johansson. C'è lei che non accetta la scoperta della “ossessione” di Jon. C'è anche la sorella che finalmente alza gli occhi dallo smartphone e sentenzia – a ragione – che alla partner di Jon interessa solo imporre i propri valori. Con il che l'autore forse ci suggerisce che nel mondo veicolato dallo smartphone c'è più saggezza che nella normale famiglia italo-americana, delusa per la rottura del legame con la brava ragazza che aiuta anche in cucina. Poi l'autore decide di rassicurarsi e rassicurarci. L'incontro con la donna matura, l'intensa e tormentata Julianne Moore, e la scoperta della possibilità di darsi davvero e perdersi nel partner. Non si nomina la parola “amore”. Resta però il dubbio sul significato della conversione al rapporto di coppia.Come se si riducesse a un percorso da malattia a guarigione la storia di Don Jon. Sfumando e negando il primato virtuale che invece progressivamente ci allontana dai sapori, dagli odori, dalle sensazioni tattili, ma lo fa in nome della libertà dell'immaginazione.