venerdì 4 luglio 2014

IL PRIVATO NON CI COSTA NULLA?


Premetto che ritengo ottimale il rapporto 1/10 fra il meno pagato e il più pagato, come suggerivano l'imprenditore Adriano Olivetti e - credo di ricordare - il Presidente della Cina comunista (allora) Mao Tse Tung. Ciò premesso, Floris va alla 7 e così anche il martedì guarderò la 7. Era l'unico giorno in cui seguivo la TV pubblica. Il direttore Rai aveva offerto 600.000 euro annui a Floris. La 7 gli offre 4 milioni per tre anni. Insomma, più del doppio. Che diavolo ci farà Floris con tanti milioni? Beh, di questo si discuta nel capitolo "Il denaro che mai spenderò: la follia del XXI secolo". Del resto Prandelli guadagnerà più di Floris e più di prima (malgrado i recenti insuccessi), trasferendosi in Turchia e nel privato. Molto meno di Mourinho, molto meno di Marchionne. Spero siano tutti felici di contemplare i risultati del loro talento. Del resto, loro, Prandelli, Marchionne e ora Floris non ci costano nulla. Dicono. Così dice il pensiero comune vincente. Noi - i poveri tartassati cittadini - (sono populista quanto basta?) pagavamo il Floris di Rai Tre, come il Prandelli della nazionale. Quello che invece fa la 7 con Floris e il Galatasaray con Prandelli non ci riguarda proprio. Davvero? Davvero i costi del contratto di Floris non si scaricano sui cosiddetti tartassati? Non come imposte visibili. Ma come costi inclusi nelle marmellate che consumiamo al mattino - via costi della pubblicità e dei marchi - direi proprio di sì. Dovrei dimostrarlo? Inutile. Ci costa Floris ingaggiato dalla TV pubblica, come più volte denunciato dal difensore del popolo, Brunetta. Come ci costano i manager pubblici e - perché non dirlo? - gli insegnanti e i medici del settore pubblico. Che infatti l'Italia che cambia verso punisce o tagliando le esagerate retribuzioni o confermando il blocco dei contratti. A me sprovveduto sembrerebbe ragionevole che le retribuzioni del pubblico fossero confrontabili con quelle del privato. E che le une e le altre fossero egualmente "tosate" da imposte autenticamente progressive. Fino ad avvicinarsi all'ideale olivettiano (e maoista) del rapporto 1/10. Magari sarà per il prossimo secolo, appena esaurito il senso comune populista su cui converge la distrazione di massa della destra e l'impotenza della sinistra che offre scalpi invece che giustizia.