venerdì 5 giugno 2015

Youth, la vecchiaia e quello che non si nomina


Non saprei dire se è un grande film. Dico solo di quel che mi ha suggerito vedendolo. Mi ha incuriosito che Sorrentino – ancora giovane - si ponga con tanta forza il tema della vecchiaia. E quello della morte, l’innominata che riempie i pensieri dei vecchi. I due amici – Caine e Keitel – trascorrano una vacanza in una beauty farm sulle Alpi svizzere. Un contesto che appare dotato di lindore, perfezione e bellezza. Una bellezza che non emoziona. Una bellezza inutile e triste. Così mi è sembrata quella bellezza, vedendola filtrata dagli occhi dei protagonisti ottantenni. Caine , musicista che sembra solo aspettare la fine. Privo di sogni, privo di emozioni, con una vita di successi che intende conclusa. Keitel, regista, invece crede di poter realizzare il suo capolavoro- testamento. Il primo disinveste. Il secondo investe. Sorrentino sceglie la beauty farm – credo- per poter esibire lo sfacelo dei corpi aggrinziti e cadenti. Con autentico sbigottimento. Per il corpo delle vecchie in piscina. Per il corpo nudo avvizzito e cadente del vecchio depresso, dopo un rapporto mercenario. Molto prossimo il clima del film al precedente “La grande bellezza”. Lì il ricordo della bellezza rivelata dal seno scoperto di un amore della gioventù, quando il cinismo non era apparso ancora, anestetico ad una vita senza direzione. Qui l’apparizione magica di un corpo perfetto, quello di miss Universo, davanti agli occhi sbigottiti degli anziani intellettuali. Non c’è nulla da dire o da fare su questo: sul mistero della bellezza che si accompagna alla bruttezza, come della morte che si annuncia e cui non si crede davvero. La propria morte, non quella della Madre di Moretti. Perché la propria morte è cosa imparagonabile alle morti. Mi è capitato di leggere una intervista di Repubblica (16 maggio) a Woody Allen che a Cannes presentava un film fuori concorso: “The irrational man”. In cui il brillante cattedratico decide di riempire una vita che sente vuota, progettando un gratuito omicidio. Lo cito perché in ultima analisi mi riconosco emotivamente in Allen un po’come in Sorrentino, più che in Moretti. Allen, ottantenne, come i protagonisti di Youth, che dice: ”. Evito i grandi temi. Perché non ci sono risposte positive. Tutti saremo prima o poi nella stessa posizione, la peggiore. La vita non ha senso neanche se sei stato Leonardo o Beethoven. Altro non mi resta che distrarmi e distrarre gli altri”. D’accordo. La filosofia che viene prima della politica. Che a tutto potrebbe dare risposte, tranne che all’essenziale.