martedì 12 aprile 2016

In morte di Roberto Casaleggio

Sono convinto, oggi più che mai, che un singolo uomo e il caso, facciano la Storia. Rompano onde lunghe ed equilibri. Non sarà molto marxiano, ma la penso così. Mi piacerebbe che nessun uomo avesse tale forza. Mi piacerebbe un mondo senza leader e in cui i leader siano sostituiti dalla consapevolezza di massa. Ma non c'è questo mondo. Bisogna costruirlo, andare in tale direzione. E intanto siamo costretti, e mi sento costretto, a cercare leader da opporre ad altri leader. Io cercavo e cerco leader funzionali alla fine dei leader, da contrapporre a Renzi, a Salvini,a Casaleggio. Soprattutto a Casaleggio. Perché mi faceva paura quello che lui aveva inventato: la democrazia fasulla in rete della quale lui aveva le chiavi. In questa fase di sbandamento collettivo e di mio profondo disorientamento, Casaleggio era fra le prime ragioni che mi impedivano di avvicinarmi a M5S. Perciò oggi il mio pendolo oscilla un po' di più verso il voto a Raggi nel ballottaggio romano. In attesa che le ragioni di un nuovo socialismo (senza giri di parole) si affermino. Mi piacerebbe pensare, per dare senso alla vita di Roberto Casaleggio e alla sua morte, che egli sia morto in tempo per far sì che resti il meglio dell'esperienza M5S e sua e venga meno il peggio. Il peggio è (era?) il possesso esclusivo di un blog, della chiave che apre e chiude discrezionalmente il flusso delle opinioni e della democrazia. Credo che Platone - non ricordo e non cerco dove - immaginasse il demiurgo che dà via al mondo, il mondo che poi cammina da sé. Tranne che il demiurgo vigilia. E interviene a correggerne il moto, alla bisogna. E nessuno sa mai se ci ci muove in autonomia o come effetto della spinta correttiva del demiurgo. Ecco, immagino così il rapporto di Casaleggio con M5S e con quello che oggi viviamo. Forse non un leader se del "leader" è prerogativa decidere visibilmente, come Berlusconi a suo tempo, ieri Grillo e oggi Salvini e Renzi, quest'ultimo compiaciuto come l'ex cavaliere di avere l'ultima parola. Piuttosto un demiurgo, qualcosa più di un leader. Che apre e chiude la valvola invisibilmente, nominando leader e rinunciando alla fama in nome di altro: la causa o l'ebbrezza solitaria di essere il demiurgo. Non è una forzatura leggere le mie parole come condoglianze.