sabato 17 settembre 2016

La riforma che non verrà

Forse per tutti è così. Non ci sono eventi della politica che mi sconvolgano quanto piccoli episodi della vita quotidiana. Se Salvini infierisce sulla memoria di Azeglio Ciampi, mi irrita molto naturalmente. Poi penso che politica oggi è questo: illividirsi per illividire e così ritagliarsi consenso e carriera. Faccio spallucce. In altri casi non sono neanche certo che dal peggio non possa venire il bene. Benché sia convintamente per il No, non escludo addirittura che dalla paventata vittoria del Sì potrebbe, per vie traverse, nascere il meglio. Etc. Però poc'anzi una sciocchezzuola mi ha sconvolto. Due ragazzi (13-14 anni) che sfrecciano in bici a gran velocità sul marciapiede. Quasi investono un'anziana signora. Che sobbalza e grida un rimprovero. E quelli di rimando urlano: "Che palle"! Inevitabilmente penso ad un'altra coppia di ragazzi, sullo stesso marciapiede del centro, che sere fa ho visto lanciare, dopo l'ultimo sorso, bottiglie di birra contro il muro. Immagino per sentire il suono del vetro che si frantuma. Immagino per dire coi fatti: "Della vostra città, del vostro decoro, di voi stessi, non ci frega nulla". Ecco, sento questa separazione crescente fra le generazioni, fra i nativi digitali/nativi della birra e il resto del mondo. Non sapendo proprio se mai potrà essere composta e come. Non immagino bonus o riformine/riformone salvifiche. Immagino solo una impossibile rivoluzione. Perciò non riesco a fare spallucce.