giovedì 5 gennaio 2012

Beppe Grillo, la malattia del linguaggio

Dissenso e condanna ha suscitato Beppe Grillo per il post “I botti di fine anno di Equitalia” nel suo blog, sul tema dei ripetuti attentati alla sedi dell’agenzia, esattore fiscale dello Stato. Cosa ha detto Grillo? “Se Equitalia è diventata un bersaglio bisognerebbe capirne le ragioni oltre che condannare le violenze. Un avviso di pagamento di Equitalia è diventato il terrore di ogni italiano. Se non paga l'ingiunzione "entro e non oltre" non sa più cosa può succedergli. Non c'è umanità in tutto questo e neppure buon senso. Monti riveda immediatamente il funzionamento di Equitalia, se non ci riesce la chiuda. Nessuno ne sentirà la mancanza”.

E’ un fatto che in Equitalia, pur nella sua natura di mero esattore e non certo di decisore delle politiche fiscali, si individui un bersaglio facile fra gli italiani confusamente alla ricerca di capri espiatori (ne ho voluto parlare in “Il capro espiatorio del 99%). Equitalia diventa così il parafulmine della rabbia sia per la debole lotta alla grande evasione sia per l’ implacabile repressione verso i piccoli evasori e i morosi. Ha ragione Grillo:” Non c’è umanità in tutto questo e neppure buon senso”.
Aggiungerei che c’è ancor meno umanità e buon senso nel fatto che a un pensionato sociale venga chiesto il rimborso a tappe forzate per emolumenti non dovuti per cui il pensionato disperato finisce col togliersi la vita.
Piccola digressione autobiografica. Informato di quanto può accadere in qualsiasi momento a un pensionato, ho avuto qualche remora, avendo ricevuto arretrati per la mia trascorsa attività lavorativa, a chiedere la conseguente rivalutazione della mia pensione. Temevo che rifacessero i conti e che, invece che aggiungere, mi chiedessero di rimborsare qualcosa, forse tanto, forse troppo. Spero bene quindi. Però questo è uno stress di cui il pensionato dovrebbe essere esentato..
Ma, tornando a Grillo e ai “giustizieri”, il punto è: Chi deve pagare il fio della colpa per tanta disumanità, il dirigente degli esattori o addirittura il malcapitato impiegato?
Grillo ha ammesso che bisogna “condannare le violenze” (stavo per dire: “meno male”). Ha “solo” aggiunto che “bisognerebbe capirne le ragioni”. Ingenuamente chiedo: e certo, di cosa non dovremmo capire le ragioni? Dobbiamo sempre capire le ragioni, se capire significa capere, afferrare, prendere, cioè intelligere (impossessarsi con la mente). Capire un fatto significa trovarne le ragioni, le cause, cioè esercitarvi l’intelligenza. Non dovremmo cercare di capire gli stupratori, gli assassini, gli evasori (e poi condannarli, metterli in galera, ovviamente)? Dovremmo forse preferire non capire, essere stupidi? O forse capire vuol dire giustificare, assolvere? E allora per dire semplicemente capire (senza annessa giustificazione o assoluzione alcuna) quali parole dobbiamo usare?
Faccio l’ingenuo perché - ahimè - è vero che in Italia capire significa ormai quasi sempre giustificare e assolvere. E in questo spazio equivoco si è mosso Grillo. Che ora può tranquillamente dire di non avere giustificato un bel niente e che però, visto che usa l’italiano del 21° secolo, con i significati sedimentati negli anni recenti, e si rivolge agli italiani del 2012, sa bene che capire le ragioni degli aggressori significa non capire le ragioni degli aggrediti perché capire nel pessimo italiano di questi anni significa questo.
E poi Grillo non ha dimostrato di capire un bel niente, se non ha indirizzato la rabbia legittima di alcuni tartassati su bersagli più corretti: il governo attuale, quelli passati, gli italiani che hanno votato questo parlamento, etc. A parte che mi sento di escludere che gli attentatori siano dei tartassati. E’ più probabile siano esponenti di quella folla, prevalentemente giovanile, annoiata, che ha voglia di menare le mani, di fare l’ultra negli stadi, di tirar fuori il coltello al semaforo, di devastare una città infiltrandosi in una manifestazione, di lanciare le bombe di capodanno a costo di amputarsi una mano o di uccidere un bambino: una umanità unita dal buio dell’intelligenza, più che divisa da pretestuose divisioni politiche. Direi che fra gli attentatori e i tartassati c'è lo stesso rapporto che ci fu tra le cosiddette Brigate rosse e la classe operaia cui dicevano di riferirsi: zero.
E’ questo che bisognerebbe capire secondo Grillo? Non lo ha detto.
Insomma, forse il succo semplice di questo discorso è che bisogna trovare un altro modo per dire capire giacché mettendo in soffitta un vocabolo diventato pericoloso, senza saperlo sostituire, rischiamo di contribuire a mettere in soffitta la comprensione, cioè l’intelligenza. Non possiamo permettercelo. E qualcuno dovrebbe preoccuparsi di curare il nostro linguaggio ammalato.