venerdì 1 maggio 2015

Il mio primo maggio


Rischio un po', ma non mi va di dire parole di rito. Per me il Primo Maggio non può essere la festa di chi ha un lavoro dipendente. Per me è la festa di chi ha o vuole avere un lavoro VERO. "Vero" significa per me "un lavoro che contribuisca al benessere collettivo": dipendente, autonomo e anche imprenditoriale. "Vero" lavoro non è quello di chi inquina, commercia veleni o fabbrica bombe. Perciò sento il diritto/dovere al lavoro come diritto/dovere ad avere non già solo retribuzione o profitto, ma retribuzione o profitto in cambio di un servizio sociale. Quindi il Primo maggio per me è innanzitutto la festa combattiva di chi un lavoro non ha ed è derubato della promessa costituzionale: Art. 4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Poi il Primo maggio è la festa combattiva di chi non si acquieta nel recepire un reddito comunque, basso, medio, alto che sia, ma vuole essere aiutato a meritarlo. E' bene che non guardiamo solo ai freddi e pessimi numeri. Guardiamo alle facce e ai destini di chi meglio conosciamo perché ci è vicino. Sapendo che rappresenta un mondo di sconosciuti. Buon Primo maggio quindi anche alle mie figlie, soprattutto a quella cui particolarmente quel diritto/dovere è stato fin qui precluso. Con il mio impegno possibile, pur modesto, a che si fuoriesca dalla barbarie.