lunedì 13 giugno 2016

La politica sul trenino

    Sul trenino che mi riporta ad Ostia. Ragazze e ragazzi che vanno al mare. Ho accanto una elegante e matura signora e di fronte una signora un po' più giovane. Una ragazza urla qualcosa allo smartphone. E' proprio un urlo e tre amichette sghignazzano rumorosamente con lei. La signora elegante accanto a me mi sussurra il suo disappunto cercando il mio ovvio consenso. Tre ragazzi alla mia destra si alzano, si siedono, consultano smartphone, si agitano,... ridono. Ridono soprattutto delle madri che, servizievoli, preparano panini La signora di fronte a me ha gli occhiali. Ma mi guarda a lungo e con un sorriso fisso alle labbra. Evidentemente ho una faccia perplessa e lei mi vuole dire che mi capisce. Ma capisce cosa? Io sono alle prese con pensieri diversi, passando da uno all'altro. Sto pensando come votare al ballottaggio. Giachetti? E' il più preparato e serio ed ha una storia personale apprezzabile. Ma porta fieno alla cascina dell'antipatico.
    Raggi? E' una donna. E' entusiasta. E' quasi gradevole. Non mi è chiaro cosa voglia fare davvero. Però la sua vittoria darebbe uno scossone e farebbe male a un governo che non mi piace per niente. Accipicchia, sto ragionando come quelli che ho sempre criticato, quelli che danno un calcio al televisore guasto sperando si rimetta in moto. Ma Raggi ha l'appoggio di un movimento dai connotati incerti e discutibili: euro critico a sproposito, quasi leghista riguardo gli immigrati, ossessionato dal mito della "onestà" quasi soluzione di ogni male. Di molti sì, ma di tutti no, voglio dire.
    Non votare o votare bianco? Sembra la cosa più facile. Un segnale per dire che non trovo nessuno che mi rappresenti almeno un tantino. Ma sembra vanesio e non è giusto che io sfugga alla scelta del male minore. O no?
    Non sto pensando solo a questo. La mente fa vai e vieni col pensiero di quei ragazzi e quelle ragazze chiassosi e che saranno mantenuti chissà per quanti anni. Che sembrano i padroni del trenino e del mondo. Padroni di un mondo ed esclusi dall'altro. E noi rottamandi impotenti di fronte alle loro chiassate. Impauriti o con sensi di colpa. Due mondi che non si parlano.
    Beh, forse un nesso c'è nello svolazzare anarchico dei miei pensieri. Forse sto cercando dove sia la politica che risponda a questa funesta esclusione. Non c'è. Non c'è. C'è la politica facile dello 0,1%, del bonus, dell'attacco all'Europa matrigna e simili frivolezze. Dell'ultima di Boschi e della penultima di Grillo. La politica non c'è.