mercoledì 16 febbraio 2011

Magistrati e donne

Quello che dirò non potrà mai essere condiviso (almeno ufficialmente) da un dirigente della sinistra e forse neanche da un magistrato. E poi, lo so, ci muoviamo sempre in un terreno difficile quando parliamo di questione femminile (tanto più se siamo uomini a parlarne), in bilico fra principio di eguaglianza e valorizzazione dello specifico di genere. Comunque vorrei dare un contributo affinché siano tenute vive le riflessioni che la "festa" del 13 febbraio scorso ha suscitato in tante direzioni.
Premetto intanto di non credere ad una magistratura impermeabile agli umori dell'opinione pubblica e tanto meno alle pressioni dei potenti: l'autonomia è un obiettivo, un orizzonte, non una conquista compiuta.
Il Gip, Cristina Di Censo, ha rinviato Berlusconi a giudizio, accogliendo la richiesta del Tribunale di Milano in cui notoriamente spicca l'iniziativa del Pm Ilda Boccassini. Giudici, se il processo non sarà dirottato verso il Tribunale dei ministri, saranno: Giulia Torri, presidente, e, giudici a latere, Carmen D'Elia e Orsola De Cristofaro. Su facebook cliccherei "mi piace". Non tanto perché creda che, in quanto donne, avranno un pregiudizio avverso all'imputato premier. E' quello che mostra di credere Gaetano Pecorella, giudicando "non felice" quella scelta dopo una manifestazione di un milione di donne contro Berlusconi. E' quello che sembra auspicare Famiglia Cristiana che parla di "nemesi". Certo è verosimile, se crediamo che in ogni professione, magistratura compresa, ci si porta dietro intera la propria umanità, identità di genere compresa, che il giudice donna (e magari madre) abbia in dote una accentuata sensibilità verso delitti quale la prostituzione minorile. Credo però soprattutto che, nella tensione fra diritto ed opportunità, interesse, condizionamento, i magistrati maschi sarebbero più deboli. Perché l'arte del compromesso, della mediazione, del "tener conto di.." è un'arte (e una debolezza) maschile che segna non solo la politica. Segna anche la magistratura. E infatti ritengo, esattamente al contrario di quanto ritiene il presidente del consiglio, che finora Berlusconi l'abbia fatta franca anche grazie all'arte dell'accomodamento (e talvolta alla disponibilità ad essere corrotti) esercitata da giudici uomini. Perciò se tre magistrati donne giudicheranno Berlusconi mi sentirò più tranquillo, da cittadino, che esse vorranno e sapranno cercare la verità. Appartengono a quella generazione di donne che ha dovuto superare pregiudizi ed affrontare fatiche supplementari, nello studio e nella carriera, anche se ormai, almeno in magistratura, è maggioranza. E credo che chi conquisti con fatica e merito un ruolo di prestigio istituzionale non sia disponibile a svenderlo per un piatto di lenticchie. Insomma le donne, insieme a mille handicap, oggi godono di questo vantaggio di posizione. Non fossimo stupidi dovremmo approfittarne noi uomini. Non ci sono state e non ci saranno in altre epoche condizioni analoghe per esaltare la competenza femminile. Poi le donne potranno - chissà - diventare come gli uomini. Qualcuna anche peggio. A qualcuna è già capitato. Intanto qualche performance maschile nel mondo del diritto che ruota attorno al premier la registriamo. Vedi la dichiarazione dell'avvocato Pietro Longo: "Tre donne nel collegio giudicante? Benissimo. Sono gradite e potrebbero essere gradevoli". Scusate. Debbo smettere necessariamente con il bon ton: ma si può essere più co.....?