mercoledì 6 gennaio 2016

Mi piacciono i politici che piangono


Non credo sia facile simulare il pianto. E' facile simulare riso, disprezzo, irrisione. Credo quindi alle lacrime di Obama. Credo al suo dolore e al suo impegno contro la strage degli innocenti che la lobby vincente delle armi impone all'America. Col consenso convinto della maggioranza degli americani. Perché quasi tutte le malattie sociali e politiche avvengono per consenso, per consenso indotto, ma comunque per "consenso". Come l'antisemitismo, il fascismo, il nazismo, lo schiavismo, l'omofobia e le infinite infezioni dell'animo, delle quali qualcuna predilige il mondo arabo, qualcuna l'Europa, qualcuna gli Usa, etc. Grazie ad Obama quindi per la sua battaglia impossibile e necessaria. P.S. Solo per buttarmi la zappa sui piedi aggiungo che a suo tempo osai parteggiare per le lacrime di Elsa Fornero. Forse fui il solo in Italia (se non appaio presuntuoso). Perché rabbia e imprecazioni si sprecarono contro la ministra e la sua discutibile riforma. Sia che si pianga per una battaglia impossibile da vincere, sia che si pianga per una battaglia vinta con troppi caduti, la politica si svela umana col pianto. Non con lo sberleffo.