giovedì 26 gennaio 2017

Silence: scontro di ragioni davanti ad un Dio che tace


Leggo recensioni di segno opposto fra i critici. Per alcuni è il capolavoro di Scorzese. Per altri è il suo film peggiore. Dal punto di vista filmico dico che, più corto di mezz'ora, sarebbe stato più efficace perché più sostenibile. Ma dico qualcosa sulla storia. Che si sviluppa a partire dal 1640. Quarant'anni dopo il rogo di Giordano Bruno a Campo dei Fiori e solo sette anni dopo l'abiura di Galileo. Lo dico perché stranamente delle torture e dei roghi dell'inquisizione cristiana non c'è cenno nel film che pure appare per larghi tratti descrivere l'eccezionalità crudele dell'inquisizione nipponica. E' un'epoca buia nel mondo. Due gesuiti entrano clandestinamente in Giappone alla ricerca del loro maestro gesuita di cui si dice abbia rinnegato il Dio cristiano, probabilmente per evitare il martirio. Trovano comunità rurali,poverissime, d convertiti. Convertiti ad una fede senza limiti, terrorizzati dalle persecuzioni. Scoperti, i gesuiti sono sottoposti a prove inimmaginabili assistendo alle torture dei fedeli giapponesi e dovendo scegliere se abiurare essi stessi alla religione cristiana o consegnare al martirio i poveri fedeli. Lì sperimentano il silenzio di Dio. Che non scioglie il dilemma. Cosa vuole Dio? Accetterà che i preti calpestino la sua immagine come segno di abiura o vuole che i contadini siano condotti al martirio? Uno dei gesuiti incontra la morte tentando di salvare i fedeli. L'altro è sottoposto a due incontri risolutivi. Il primo con il grande inquisitore: una potente caratterizzazione delle ragioni degli inquisitori nipponici, colte e politicamente fondate nel segno dell'identità nazionale minacciata dal cristianesimo oltre che dalle potenze coloniali europee. L'altro incontro è quello con il gesuita scomparso. Da lui recepisce le buone ragioni della conversione, pur nella forma della dissimulazione. Recependo anche i dubbi sul significato delle conversioni al cristianesimo di masse contadine derelitte Che interpreteranno inevitabilmente il cristianesimo sulle basi della loro cultura per cui il loro credo non sarà mai quello occidentale, mentre la loro fede apparirà più intensa perché nel martirio essi sacrificano una vita che non ha valore. Qualcuno crede di avere scoperto nel film uno Scorzese credente. Io credo di avere scoperto uno Scorzese autenticamente “tragico” e felicemente “ambiguo”. Dell'ambiguità propria della poesia. L'autore narra opposte ragioni e mostra il loro conflitto implacabile,