domenica 30 luglio 2017

Serata al cabaret: vivere nel mondo che non ti appartiene


Mi sono convinto che internet sia stata l'invenzione più importante e sconvolgente di sempre. Assai più sconvolgente dell'atomica e dei voli spaziali. Quella che ci cambia radicalmente. Che cambia anche ciò che che è lontano dalla rete. Compreso il cabaret. E' una strana premessa. Ma devo pur cercare una spiegazione alla mia sofferta serata di cabaret di ieri. Poi ho cercato in internet notizie sul cabarettista, Giorgio Montanini,a me sconosciuto. Ed ho scoperto che ha una storia discreta in teatro, al cinema e in tv. Ed anche una laurea in scienze della comunicazione, accipicchia. Sono andato al Teatro Lido di Ostia, anche perché non rischiavo nulla, essendo lo spettacolo gratuito, grazie alle risorse impiegate (o sprecate) dal Comune di Roma. Prima dello spettacolo, nell'arena, mi è capitato anche di essere intervistato da una emittente locale. La giovane intervistatrice mi ha chiesto come avessi saputo della serata. ”Da internet” ho risposto. Grande sorpresa. “Eh già - perché no? - anche i nonni usano internet”. Ho pensato che i nonni non conoscono i nipoti ma che anche i nipoti non conoscono i nonni. Poi ho scoperto che l'intervistatrice era anch'ella parte dello spettacolo. Ha preceduto con un suo pezzo il più celebrato collega. Praticamente una esibizione di scurrilità senza senso alcuno. In assoluta continuità stilistica si è rivelato il protagonista. Che prometteva meglio giacché mostrava stupore che ci fossero bambini di pochi anni fra il pubblico. Pensavo fosse una critica alla collega. Invece con lui le mamme si sono convinte a sottrarre i bambini allo spettacolo, lasciando l'arena. Differentemente da chi lo aveva preceduto lui ha coinvolto il pubblico. Fantasticando sui rapporti sadomaso di uno spettatore, nonché sulla carriera amorosa della nonna di Tizio o sui problemi fisiologici della terza età di una spettatrice, spettatori tutti chiamati per nome, come si conviene ad un cabaret coinvolgente. Senza omettere riferimenti ad odori e sapori. Naturalmente chiamando “negri” gli africani e “froci” gli omosessuali, irridendo il troppo popolare Bergoglio, senza dimenticare mai, frase per frase, la punteggiatura rappresentata dal c...o, ormai sostituto di virgola, punto e punto e virgola. Nel mio vizio chiamato “comprensione” ho provato dapprima a capire e anche ad apprezzare qualche spunto. Ho provato anche ad applaudire. Pentendomene dopo. Andandomene via col senso di colpa per non avere manifestato un chiaro dissenso, lasciando prima lo spettacolo, a costo di disturbare quelli seduti alla mia destra o sinistra . Mi chiedo ancora se arte e spettacolo siano semplicemente nominare in pubblicato l'innominato. Mi aspetto dal prossimo campione di cabaret una coraggiosa e irriverente descrizione di funzioni fisiologiche proprie della toilette.
P.S. “Forgiamo i nostri strumenti, e poi questi ci forgiano”. Lo disse John Culkin, collega ed amico di McLuhan. Mi pare di sì. Internet con la sua distanza dall'interlocutore ci ha liberato da timori ed imbarazzi. Poi ci ha fatto credere che tutto ciò che prima non si diceva deve essere detto e che è giusto dirlo solo perché prima non si diceva. Ora, sempre più coraggiosi, declamiamo il NULLA osceno non solo in rete, ma anche a teatro.