domenica 13 agosto 2017

La carriera dell'abusivo nella comunità che regredisce


Esco da casa stamani nella città bollente. C'è pochissima gente sui marciapiedi e raramente passa un'automobile. Però accanto al semaforo, sotto il sole battente, c'è un ragazzo nero, attorno ai trent'anni, con l'attrezzo lavavetri. Da quanto è lì e quanto avrà racimolato? D'improvviso lui scatta verso il marciapiede di fronte dove cammino io. Penso che ha visto in me uno dei rari esseri umani in circolazione cui chiedere una moneta, pur senza la finzione di offrire in cambio qualcosa. Sbaglio. C'è un altro nero vicino a me, in bicicletta, appoggiato ad un albero. Il lavavetri si rivolge a lui e sento le sue parole in buon italiano. "Scusami. Lavoro al semaforo qui. Ma mi potresti dire qualcosa che potrei fare"? Insomma chiede lavoro così, al primo che incontra, ipoteticamente solidale perché nero ed ospite come lui. Sperando che quello gli suggerisca un posto di aiuto ad un venditore abusivo o qualcosa di simile. Sorrido ancor ora di simpatia pensando a quella frase detta con serietà: "Lavoro al semaforo". Lavorare ad un banchetto abusivo o esponendo merci strane su un lenzuolo per terra gli sembrerà un progresso giustamente. Ci penso mentre guardo le troppe foglie cadute che alle prime piogge qui ad Ostia intaseranno i tombini con le note conseguenze devastanti. Quest'anno peggiori. Penso a questo e penso alla nostra impazzita comunità. Che preferisce remunerare malamente il finto lavoro dei lavavetri piuttosto che raccogliere l'equivalente per mettere all'opera squadre che spazzino le foglie. Penso agli inesistenti servizi per il lavoro, lavoro di italiani o rifugiati. Penso all'intossicazione liberista che fa credere che l'offerta individuale di lavoro si incontrerà spontaneamente con l'evidente bisogno pubblico di ramazzare le foglie. Penso al mantra "meno tasse per tutti" che ci sedusse 23 anni fa e continua a sedurci. Penso quanto mi costerà il prossimo allagamento della cantina. Senza peraltro essermi accorto di pagare meno tasse. Ma quest'ultimo fra tanti temi seri è proprio una futilità. Anzi, quasi quasi lo cancello.