giovedì 12 maggio 2016

A proposito di sinistra radicale e sostenibile: le pensioni

Seguo La Gabbia stasera perché è annunciato Landini. Sono curioso di avere notizie sulla sua "Coalizione sociale", ma non ne avrò. Il tema è: "le pensioni". Due affermazioni di Landini sono del tutto condivisibili. La prima è che il sistema pensionistico garantisce i più fortunati a spese dei meno agiati. Il fondo dei dirigenti, ad esempio, vede il suo passivo appianato dai versamenti dei lavoratori dipendenti e dei... precari. E' così, in una sorta di solidarietà al rovescio, ma nessuno fa barricate su questo.
La seconda cosa condivisibile è la proposta di Landini di affidare all'Inps piuttosto che alle poco affidabili e lucrose assicurazioni private eventuali contributi integrativi per chi voglia maturare pensioni più alte.
Assolutamente non condivisibile è invece la reiterata teoria per la quale sarebbe opportuno tornare indietro (prima della riforma Fornero) ovvero tornare a pensionamenti in età meno avanzata. E' giusto, voglio dire, tener conto della tipologia di lavoro più o meno usurante. Ed è giusto consentire una flessibilità assai maggiore di quella oggi ipotizzata. Importante è trovare il giusto equilibrio di incentivi/disincentivi che non stimolino fuoriuscite precoci e nemmeno troppo tardive. Quel che trovo inaccettabile e culturalmente insidiosissimo è ritenere che si debba lasciare il lavoro prima per far posto ai giovani, come dice anche stasera Landini e dicono in troppi. Se si andasse tutti in pensione a 50 anni avremmo azzerato la disoccupazione giovanile? Persiste in Landini e in troppi l'idea che il lavoro sia una torta data da dividere al meglio. Per cui il lavoro di x è una minaccia per l'occupazione di y. Chiamo questo: neoluddismo. La follia di pensare che l'innovazione, l'informatica, i robot e soprattutto il numero e la qualità di chi lavora siano minacce alla mia vita e al mio lavoro. Quando chiedo una sinistra sostenibile ho in mente anche questa sinistra insostenibile. Il diritto EFFETTIVO al lavoro per ogni uomo è invece assolutamente sostenibile, assolutamente giusto e prioritario. Ma non con le ricette neoluddiste. Con la più ampia appropriazione collettiva degli strumenti di produzione sì.