lunedì 1 gennaio 2018

Chiederò a Mattarella


Cosa penso nel primo giorno dell'anno? Penso che ha ragione Mattarella. L'Italia e l'Europa stanno conoscendo un periodo di pace e di prosperità lunga 70 anni e mai prima conosciuta. Indubitabile. Abbiamo torto allora continuando a strepitare contro questo e quello? Forse no. Anche se ognuno è scontento o anche infelice a modo suo. Striamo quasi tutti meglio che 70 anni fa. Quasi tutti. Però le distanze fra chi sta meglio e chi peggio si sono allungate. Però - soprattutto - oggi sappiamo, vediamo, tocchiamo l'infelicità del mondo. Ognuno scontento a modo suo. Ognuno con le proprie ossessioni. Anche io con le mie. Io che non riesco a considerare un dettaglio che nella capitale d'Italia senza tetto italiani e stranieri, bambini compresi, malamente accampati nel porticato di Santi Apostoli, soffrano il freddo e si ammalino. Non è accettabile mai in una Italia cementificata di seconde e terze case disabitate e di edifici pubblici dismessi. Le festività consumistiche suonano e sono solo una provocazione aggiuntiva. Non trovo il senso delle proporzioni. Non lo trovo neanche seguendo le vicende Ilva, ad esempio. Il grande dibattito su quanta salute possa costare l'occupazione di 20.000 lavoratori. Quante volte 20.000 sta in 4 milioni di inoccupati? Troverei ragionevole che destra e sinistra si dividessero sulla tutela speciale ai lavoratori dell'Ilva come ai lavoratori che fabbricano armi in Sardegna. Irragionevole che si scelga di produrre strumenti di morte, veleni e bombe, magari un po' meno per ammazzare di meno. Accidenti, quale minima parte di case sfitte servirebbe agli accampati a Santi Apostoli e quante volte 20.000 lavoratori sta in 4 milioni? Chiederò a Mattarella.