sabato 19 maggio 2018

La meglio gioventù e quella fortunata


Stamattina ho partecipato, alla biblioteca Elsa Morante di Ostia, all'incontro per la presentazione del libro di Daniele Errera e di Livio Ricciardelli "Il cinema di David Lean" (edizioni Efesto). Non conoscevo Livio, ma conosco da tempo Daniele. Da dieci anni, cioè dal mio trasferimento ad Ostia. L'ho conosciuto come segretario dei locali giovani PD. L'ho conosciuto multiforme ed attivo su tante cose: la politica, il volontariato (con periodiche iniziative di promozione della donazione del sangue, e non solo), come promotore di varie occasioni di formazione per gli adulti (ho frequentato un corso di inglese da lui promosso), come studente ed ora laureato in economia, come autore di un precedente libro, assai stimolante, sul tema del rapporto calcio e contesto politico. Non l'ho incontrato come pony express, il suo lavoro, quello con cui si mantiene. Stimolante anche il libro presentato oggi, con il brillante coautore. Una presentazione iniziata con la domanda: "Conoscete David Lean"? Quasi nessuno nella sala affollata da giovani e da pensionati lo conosceva. La seconda domanda : "Avete visto "Il dottor Zivago, "Lawrence d'Arabia", "Il ponte sul fiume Kuway"? Sì. Appunto il libro indaga anche sul fenomeno per cui talvolta conosciamo più gli autori, talvolta i film di cui invece ignoriamo i registi. Benché premiati due volte con l'Oscar, come Lean. Mi interessa però dire della meglio gioventù italiana che pensa, fa progetti, consegna pizze e produce parallelamente un lavoro vero e non pagato. Quanto resisterà la meglio gioventù prima di darsi alle birrette o scappare via?
Tornato a casa, invece che il telegiornale, in Tv ho trovato le nozze di Harry e Meghan. Ho pensato quanto conti la Fortuna nel mondo ed anche nel liberale Regno Unito. Ho sorriso, ma - giuro- senza acrimonia, quando il sacerdote officiante chiedeva agli i sposi di promettersi fedeltà nella ricchezza e nella povertà. Quale povertà? Ho sorriso quando ho appreso che Meghan si è convertita al rito anglicano. Avrebbe potuto non farlo? Ho pensato che neanche i privilegiati sono liberi ovviamente e che il privilegio non li assicura dal dolore. E non me ne compiaccio affatto. Ho pensato agli sposi che il caso ha scelto come oggetto del nostro voyeurismo. Nient'altro. Un abbraccio al mio amico Daniele.