mercoledì 16 maggio 2018

Loro, chi? Lui, chi?


Ho sentito pareri diversi sull'ultimo lavoro di Sorrentino. Giorni fa ad esempio Rampini e Severgnini. Per il primo un capolavoro assoluto. Per il secondo un capolavoro mancato.Io resto fedele al metodo di registrare le mie emozioni e poi analizzarle. Ebbene, né Loro 1, né Loro 2 mi hanno procurato grande emozione. Diversamente da "La Grande bellezza" e da "Il divo" dello stesso autore. Dubito anche che una buona qualità del ri- montaggio, necessario per l'annunciata edizione unitaria dei due Loro, per il mercato internazionale possa rendere il film memorabile.
Sorrentino ha dichiarato di non avere voluto un film militante, antiberlusconiano. D'accordo. Però il film raccoglie sostanzialmente il noto repertorio. E lo fa proprio narrando quel repertorio: soprattutto quello del Berlusconi gaudente; ma anche quello dell'acquirente di parlamentari responsabili, etc. Mescolando personaggi della realtà, con nome e cognomi noti, e personaggi con altri nomi, l'attenzione dello spettatore (la mia almeno) è sviata alla ricerca di quelle identità senza nome. Quello, il poeta cortigiano, è Bondi. Lei è Santanché, giacché Berlusconi d ice che con lui condivide lo stesso chirurgo plastico. Etc. Sorrentino non ha voluto metabolizzare e sintetizzare quelle storie. Non facendolo si è lasciato imbrigliare da un calco verosimile della realtà. Così resta in uno spazio di mezzo rispetto al Berlusconi inventato da Moretti e da quello del documento su Berlusconi di Sabina Guzzanti. Sorrentino ci racconta quindi a lungo, molto a lungo, quei Loro che sono i cortigiani, politici e faccendieri che debbono ridere alle sue barzellette perché non hanno altre risorse per trovare un posto nel mondo. E le olgettine che si contendono l'alcova e subiscono preventive ispezioni. Loro sono anche gli uomini che lavorano a salvare il salvabile all'Aquila distrutta anche dagli altri Loro che hanno fatto economia dove non si doveva e che poi hanno riso felici perché il disastro produce "lavoro" e profitti. Quegli uomini che lavorano davvero sono inquadrati nella scena più bella del film, in una inquadratura buia e cupa, mentre tirano il fiato. Una scena che arriva forse troppo tardi. Con i sottotitoli che scorrono mentre il pubblico si alza dalle poltrone in sala. Beh, sto raccontando un film che in parte non c'è e che poteva esserci.