lunedì 25 novembre 2013

L'ultima ruota del carro: un po' per capire da dove veniamo


Con Ernesto Fioretti, il protagonista del film, interpretato da un ottimo Elio Germano, Giovanni Veronesi ci fa attraversare l'Italia dell'ultimo quarentennio con lo sguardo di un ultimo. Uno che vive una vita normale e guarda la storia che gli scorre davanti. Dall'assassinio di Moro, all'Italia da bere socialista, al berlusconismo. Tappezziere come il padre, traslocatore e poi patetico cuoco, convinto per poco alla sicurezza del posto fisso, a costo dell'incompetenza. Infine promosso a collaboratore inconsapevole di faccendieri nella fase della "intraprendenza" craxiana. Sempre un po' tirato per la giacca. Il contraltare un efficace Ricky Memphis, nella parte dell'amico Giacinto, capace di avvertire i tempi nuovi e di farsene comprimario. Esilarante la sua analisi del nascente fenomeno berlusconiano, venti anni or sono, con spiazzante inconsapevolezza. “Un uomo che fa spazio ai giovani e alle donne, molto attento alle donne”. Le risate in sala, coinvolgendo quasi l'intero pubblico, appaiono una sorta di referendum sulla storia dell'ultimo ventennio. Vedremo Giacinto alla fine, per l'ennesima volta risorto, al telefono dalla Cina, l'ultimo mito, l'ultima promessa. Ernesto guarda tutto così, senza disapprovazione apparente e senza convinzione. Per lui la vita è accontentarsi di poco, di un lavoro che piace, della famiglia e dell'affetto di Angela, la moglie. La vita è il respiro del tempo scandito dal succedersi del rituale, nelle feste, della declaratoria della formazione della Roma ad opera del più giovane della famiglia: prima Giannini, poi Totti, etc. Con accennata malinconia. Solo alla fine una caduta verso il peggio. Una grossa vincita al gratta e vinci ( o simile diavoleria), compromessa da un biglietto buttato via dalla moglie ignara. Così Ernesto smette di essere portatore dei sani valori “prolerari” (come si diceva). La scenata furibonda alla moglie consegna il protagonista al prototipo del maschio padrone e violento. Ma poi il rinsavimento, lì nella bellissima inquadratura fra le sterminate immondizie della metropoli romana dove Ernesto cerca inutilmente l'introvabile biglietto. La ritrovata saggezza austera che non abbisogna di fortuna. Così l'Ernesto ritrovato propone, a suo modo, con la felicità del ritorno a casa, un modello di “non-crescita” felice. L'ultima ruota del carro è un buon esempio della nuova commedia italiana, dallo sguardo attento agli epifenomeni dei movimenti sociali. Con il suo ultimo lavoro Giovanni Veronesi si propone erede del Dino Risi di Una vita difficile e dell'Ettore Scola di C'eravamo tanto amati .