mercoledì 5 marzo 2014

12 anni schiavo: l'Oscar ai sensi di colpa americani


Hollywood assegna l'Oscar ai sensi di colpa americani. Dopo l'allucinatorio Django unchained di Tarantino e dopo l'affresco di un'epoca e dei suoi dilemmi politici nel Lincoln di Scorzese, con la questione nera e schiavile vista da due registi bianchi . E dopo l'efficace Butler: un maggiordomo alla Casa bianca, di un regista nero che ha sostenuto l'impossibilità di un bianco a girare il suo film, vince Steve Mac Queen, altro noto regista nero, con 12 anni schiavo, a mio avviso il meno convincente di tutti. Solo un buon film, non più di questo. Probabilmente Hollywood “democratica” ha voluto premiarlo per premiare un genere. Film costruito su una storia vera, come Butler, e con uno spunto che avrebbe dovuto aprire ad un punto di vista diverso e più stimolante. Perché qui il protagonista nasce uomo libero a New York e conosce la schiavitù, finendo rapito e deportato nel Sud schiavista. Diversi punti di contatto con Butler. Soprattutto l'apprendistato alla condizione schiavile, con la pratica della dura dissimulazioe per sopravvivere. Analogie anche nelle figure femminili: l'ambigua femminilità delle schiaviste, protettive ma fino ad un certo punto. La schiavista di Butler che fa dono della Bibbia al giovane nero, futuro maggiordomo, quasi vergognandosi della propria generosità e la schiavista del film di Mac Queen che si dà pena per la schiava cui sono stati sottratti i figli, ma poi fa frustare la nera colpevole di essere il sollazzo del marito. In 12 anni schiavo in compenso appare assai efficace la rappresentazione dell'ipocrisia delle convinzioni religiose: i proprietari delle piantagioni, bravi cristiani, espertissimi nel citare i Vangeli senza sospettare contraddizione alcuna con la pratica schiavile della frusta e dello stupro. Forse al film di Mac Queen sono mancati attori paragonabili ai bravissimi Forest Whitaker, Ophra Winney e Vanessa Redgrave di Butler o gli interpreti e la sceneggiatura di Django e Lincoln . In compenso meritato l'Oscar alla non protagonista. Lupita Nyong'o interprete della schiava che non si rassegna e che disperatamente e inutilmente chiede al protagonista di regalarle la morte. Così ricordiamo che non è solo il regista l'autore di un film. Un po' è dello sceneggiatore, degli attori, dell'autore delle musiche, ma anche del pubblico che, se ha già visto Djanco, Lincoln e Butler, è un pubblico che si aspetterebbe altro. Magari un film sulla schiavitù oggi: quasi 30 milioni di schiavi oggi nel mondo. Il cinema ancora non ne parla. http://www.lastampa.it/2013/10/18/esteri/nel-mondo-trenta-milioni-d...