lunedì 3 marzo 2014

Matteo Salvini, l'arte, la grande bellezza e la grande bruttezza


Ci sono quelli capaci di enunciare una evidente verità e poi costruirci sopra deduzioni e corollari improponibili. Fra questi Matteo Salvini che commenta freddamente l'Oscar a Sorrentino e a La grande bellezza. Orbene, il segretario della Lega Nord si rammarica che il cinema italiano non porti nel mondo esempi della fatica e del lavoro italiano, più che parodie del bunga bunga e cose simili. Similmente Berlusconi contestò Saviano e Gomorra che esportava, a suo dire, l'immagine di una Italia camorristica. Credo che Salvini e Berlusconi non capiscano davvero. Certo, sarebbe bello esportare l'immagine di una Italia non cialtronesca e non mafiosa e vincente contro le cialtronerie e le mafie. Salvini e Berlusconi non riescono a capire però che l'intelligenza e la rappresentazione del male è già in sé contrasto al male. Dovremmo spiegare a Salvini e a Berlusconi cos'è un'opera d'arte. Peraltro il cinema italiano non solo ha raccontato la grande bruttezza culturale della classe dirigente nel film di Sorrentino e la grande bruttezza architettonica e sociale in film come Sacro Gra di Gianfranco Rosi. Ha raccontato anche il lavoro e la sua etica in film come L'ultima ruota del carro di Giovanni Veronesi. Lì la distesa immane dell'immondizia nella discarica romana sulla quale il protagonista sdraiato ritrovava la sua umanità era davvero La Grande bellezza. Ma come spiegare a Salvini e a Berlusconi che una distesa di immondizie può essere sublimata e resa splendida dall'arte? Io non ci riuscirei.