giovedì 27 marzo 2014

Educare alla omofobia? Ovvero famiglia che hai omofobo o negazionista ti trovi


Premessa che odio fare, ma che è utile fare: 1. Non sono gay e l'omosessualità è fra le poche “tentazioni” che non ho avvertito nella mia vita. 2. Mi auguro che i miei nipoti non si rivelino omosessuali per il solo motivo che avrebbero una vita scomoda, soprattutto in Italia, come recenti avvenimenti confermano. Premessa conclusa, ricordo che il dipartimento Pari opportunità durante il governo Monti (mettete fra parentesi, per favore, il vostro gradimento complessivo per quel governo) promosse un progetto intitolato “Educare alla diversità a scuola”, con opuscoli educativi finalizzati alla comprensione e alla accettazione della diversità, nonché alla lotta al bullismo. I materiali tentavano di spiegare la normalità dei diversi orientamenti sessuali, anche peraltro storicizzando la questione con riferimenti all'accettazione piena dell'omosesualità in altre epoche storiche (esempi: Giulio Cesare ed altri) e osando osservare l'ovvio: cioè che nella cultura cattolica permane una resistenza alla accoglienza piena dei diritti omosessuali oppure sulla persistenza dell'idea che scopo della sessualità sia solo la procreazione. Il 18 dicembre del 2013 il Ministero dell'Istruzione aveva poi emanato una circolare per lo svolgimento di una “Settimana nazionale contro ogni violenza e discriminazione”. La deputata PD Michela Marzano però aveva colto tempestivamente con una allarmata interpellanza , il clima di sabotaggio evidenziato da prese di posizione dell'on. Toccafondi (NCD), sottosegretario all'Istruzione, contro “l'indottrinamento dei giovani”. Poi le dichiarazioni del cardinale Bagnasco, presidente CEI. In sintesi si contesta che la scuola possa invadere campi educativi propri della famiglia. Fra questi: l'educazione alla sessualità. Ora una nuova circolare ministeriale “sospende” la settimana didattica prevista. Bene, sorvolo per brevità sulla possibile polemica sull'invadenza della gerarchia cattolica. Anche perché infine ritengo che la Chiesa abbia il diritto pieno di manifestare i propri valori. Come altre chiese e associazioni laiche, aggiungo. Tutto bene. Mi aspetterei però una corrispondente autonomia del governo e dello Stato laico. Ancora impossibile in Italia? Mi limito a discutere l'autorevolissima dichiarazione del cardinale Bagnasco. Soprattuto nei suoi presupposti riguardo le agenzie educative. Credo proprio che il cardinale non abbia nozione sullo stato dell'influenza educativa delle famiglie. Per Bagnasco evidentemente genitori omofobi hanno il diritto di educare alla omofobia i propri figli. Come all'antisemitismo, immagino. Perché no? Ma, al di là del diritto, sul piano dei fatti, davvero crediamo che oggi la famiglia sia la massima agenzia educativa? Io non lo credo da tempo. Nella famiglia le bambine e i bambini meno fortunati (molti, moltissimi, troppi) apprendono la normalità del papà che picchia la mamma o che preferisce farsi due birrette stravaccato sul divano mentre la mamma cucina. E la normalità della mamma indulgente verso il figlio bulletto e la figlia che fa denaro col proprio giovane corpo. Oppure apprendono la normalità dei genitori assenti e dei genitori impotenti. La famiglia poi, ammesso che tenti di svolgere un ruolo educativo, si confronta con messaggi educativi divesi e divergenti, provenienti solo in parte minima (purtroppo) dalla scuola (criticabile sempre, ma comunque ultimo vero, pur se sempre più labile presidio, educativo). Perché i vincenti sul piano educativo oggi sono i pari (i coetenai e i compagni di scuola) insieme alla rete. Ma pare che per Bagnasco e il sottosegretario Toccafondi intollerabile sia l'educazione alla ragione e all'accoglienza delle diversità che la scuola voleva praticare. Via libera quindi alle follie e violenze di padri, madri ed ignoti “educatori” della rete.