sabato 22 ottobre 2016

Romano versus Ferraresi: selezione della classe dirigente ed altre cose

Ieri ho seguito assai poco il Sì o No di Mentana. Sicché aspetto pareri più che dare risposte. Ho seguito il confronto non tanto per verificare tesi ormai più che consolidate e ripetitive. Mi interessava e mi interessa altro. Vorrei sapere chi sceglie i protagonisti dell'incontro. La 7 o gli schieramenti contrapposti? Apparentemente il confronto era squilibrato. Da una parte il quarantanovenne Romano, condirettore dell'Unità, professore e politico di lungo corso e di storia politica fortemente evolutiva: da Bordiga a D'Alema a Renzi. Politico comunque fra i più presentabili, a mio avviso, nel PD. Dall'altra parte il ventinovenne deputato M5S, noto - ho controllato- per essere il parlamentare che meno ha chiesto di rimborsi (quasi niente). Pare che questo sia un titolo di gran merito oggi nel Paese, oltre che in M5S. In attesa che torni la politica vera e che la mitica onestà diventi ovvia e scontata. Mi sono chiesto quanto conti e debba contare l'esperienza e il professionismo della politica (Romano) e quanto la politica come servizio a termine nelle istituzioni, un po' come il vecchio servizio di leva (Ferraresi). I rischi della seconda opzione sono evidenti. Però io simpatizzo per la politica politicante a termine, insieme ad una dimensione politica costante nella vita dei cittadini. E simpatizzo per il ricambio costante della "oligarchia" dirigente. Però certamente il M5S che meglio (o forse solo) sposa tale filosofia si avvolge in contraddizioni macroscopiche. A partire dall'irrinunciabile garante e padrone del marchio, fino al blog proprietario, fino alla ereditarietà del blog, fino alla risibile selezione online dei candidati, scelti magari con 50 voti contro 49, fino all'ancor più ridicola multa per chi, eletto, non rispetti il programma. Fino al mix di idee preziose (salario di cittadinanza, sguardo ecologico) e idee regressive (riguardo euro, immigrati ed altro). Sto a guardare cercando di capire se prevarrà il meglio o il peggio. E cerco di capire perché i "miei" (fino ad un certo punto...) Civati e Fassina restano ai margini e chi e cosa decide che non debbano contare. Nient'altro. Ma è anche troppo.