sabato 29 aprile 2017

La metro mi suggerisce di non votare Salvini


Nel primo pomeriggio devo recarmi a Termini. Al mattino mi reco nel vicino centro commerciale per acquisti. In fila alla cassa. Davanti una splendida africana con una deliziosa figlioletta dai capelli ricci, nera, nera, nera. Stavolta è mia moglie ad osservare ed aprire il discorso. “Hai visto come sono belle, madre e figlia”? “Visto, bellissime” Sospettoso su me stesso mi viene da pensare che in me, e forse anche in mia moglie, esista un pregiudizio a favore dei neri, ideologico o quasi per dispetto, che non mi consente obiettività. Avrei detto “bellissime” per una coppia di madre e figlia bionda, europea? Non so. Ma l'altra cosa sorprendente per me, abituato al veloce tramonto di congiuntivi e condizionali, è l'italiano di madre e figlia. La figlia, 4 o 5 anni, chiede: “Mamma, pensi che potrei andare a passare il pomeriggio a studiare a casa di Laura”? La madre: “Potresti andarci se conoscessi sua madre. Ci andrai quando la avrò conosciuta” Accipicchia, da far venire i brividi ai nativi italiani, a partire dal grande politico!. Penso che spetterà a loro custodire la lingua di Dante. Quando peraltro, come l'Istat ci ricorda, gli italiani superstiti nella strage demografica e culturale saranno milioni e milioni di meno, oltre che acciaccati dagli anni.
Vado a Termini allora. Nella fermata della metro si libera un posto. Io faccio per sedermi, ma titubo un attimo, pur difendendo il posto col mio corpo, indeciso se offrire il posto a mia moglie o ad una matura signora più vicina. “Prego, signora, prego”. Ma la signora pare non sentirmi. E mia moglie guarda altrove. Non faccio in tempo a sedermi. Un giovane dalle fattezze italiche, sui trent'anni, col berretto americano assai bisunto, mi spinge con una gomitata da rugby e mi soffia il posto. E si immerge nel suo mondo digitale. Come quasi tutti attorno.
Nella metro del ritorno mia moglie prende subito posto. Io resto in piedi. Ma c'è un angelo slavo, una badante, immagino, che mi fa segno di prendere il suo posto accanto a mia moglie. Dico di no, un po' per i consueti giochi di bon ton, un po' perché davvero mi rattrista il fatto di apparire tanto vecchio ad una donna neanche giovanissima. Ma lei insiste e non sente ragione. Quasi come fanno i turisti giapponesi che nella mia esperienza considerano intollerabile restare seduti lasciando in piedi qualcuno coi capelli bianchi. Che c'entra Salvini? C'entra perché, con tutti miei esercizi d'ascolto alle ragioni umane, comprese quelle di Salvini e al suo “prima gli italiani” , proprio non riesco a capire perché dovrei ingaggiare battaglie per il giovane indigeno col cappello Usa pesantemente incontrato all'andata, preferendolo all'angelo polacco che mi ha ricordato dolcemente i miei anni. E perché dovrei preferire la sintassi italiana di non dico chi a quella impeccabile della donna e della bimba nere incontrate al mattino.