lunedì 20 marzo 2017

Il formalismo delle norme


Ogni tanto dovremmo ripassarci il significato e lo scopo di norme cui siamo soggetti. Se non lo facciamo, il rischio è di precipitare nel paradosso burocratico nel quale lo scopo scompare e rimane il fastidio. Ci pensavo ieri in farmacia. C'era con me molta gente in attesa del proprio turno, tutti stretti in poco spazio con “scusa qui e scusa lì”, al di qua della linea blu della distanza di cortesia su cui nessuno osava mettere piede. La farmacista spiegava ad una cliente come gestire una cura in pillole per disturbi del ciclo. “Cominci 5 giorni prima del ciclo. Poi interrompa se (omissis), ricominci quando (omissis)”. La cliente chiedeva spiegazioni sottovoce. La farmacista rispondeva sempre con voce squillante da soprano. La cliente – buon per lei – non mi sembrava imbarazzata. Lo ero di più io. Forse un mio difetto. Ma se questa della privacy è una remora superata perché non liberarci della inutile striscia di cortesia? E se invece non è superata perché non sostituire la distanza di cortesia da tappi di cortesia per le orecchie? Spero, in attesa, che quando avrò bisogno di farmaci e spiegazioni per prostatite o disturbi intestinali la sorte mi dia in dono una farmacista dalla voce rauca. Ok, niente di tragico. Ma sono convinto che qualcosa di simile e di peggio il formalismo delle norme faccia succedere alle oneste persone che chiedono di aprire un'impresa nel mentre le norme restano un colabrodo per le imprese mafiose.
P.S. Mi sono ricordato di quella scena di non so quale film di Woody Allen, giovane. Lui che nell'affollato negozio di giornali nasconde una rivista porno fra giornali serissimi. E va alla cassa. Il proprietario si adopera a fare il conto. Ma non legge un prezzo. Si rivolge, urlando, alla moglie: "Quanto costa Perversioni erotiche"? Indimenticabile il panico di Woody Allen.