mercoledì 8 marzo 2017

Un 8 marzo di lotta delle donne, anche per gli uomini



Qualunque cosa io decida di dire su questo 8 marzo di lotta so di correre il rischio di essere contestato o addirittura bannato da amiche militanti. Corro il rischio. Perché non avrebbe senso non dire nulla su questa giornata mentre dico qualcosa su temi ed eventi assai meno importanti. Premetto che ho una moglie, tre figlie e due nipotine che inevitabilmente sono il mio ponte con l'altra metà del cielo. E so bene di appartenere al genere che fin qui la storia ha favorito. So dello scambio ineguale fra le coppie: fra i miei genitori, i miei nonni, me e mia moglie. Mia madre negli ultimi suoi anni mi ricordava spesso qualcosa di cui prima non aveva mai parlato. Al conseguimento della terza media suo padre le aveva detto: “Può bastare”. E la aveva chiamata con se in negozio. Mentre mio zio continuava naturalmente i suoi studi fino alla laurea. A mia madre non veniva in mente di poter contestare. Leggeva avidamente il i libri liceali di suo fratello. Per tutta la vita ha sofferto come di una amputazione mai dichiarata, forse neanche a se stessa, fino alla vecchiaia. So delle donne della mia famiglia (moglie, figlie) impegnate nel lavoro e consapevoli di dover pagare un prezzo supplementare di impegno per raggiungere traguardi pari a quelli dell'altro genere. So di avere goduto dei privilegi del mio sesso. So che non è facile rinunciare a tali vantaggi, se non con la ribellione delle donne. So anche che l'eguaglianza sarebbe ed già è penosa per me e per tutti gli uomini. Ma so anche di pagare insieme agli altri uomini il costo immane dello spreco della metà del mondo. So che avrei incontrato medici, ingegneri, politici migliori, se la selezione fosse avvenuta senza la corsa ad handicap assegnata alle donne. So che oggi starei meglio. Perciò non moralisticamente, ma lucidamente ed egoisticamente auguro il successo di un 8 marzo di lotta a tutte le donne.