lunedì 8 febbraio 2016

Giulio


Con Giulio Regeni ci lascia uno della "meglio gioventù" d'Italia. Un altro. Molti e molte della meglio gioventù lasciano questo Paese, apparentemente senza rancore. Semplicemente vanno altrove. Per studiare, per lavorare. Dove pensano che abbia senso studiare e lavorare. Dove pensano che si trovi relazione fra impegno e riconoscimento. Ci lasciano senza polemiche alle quali faremmo spallucce. Ci lasciano ad azzuffarci sui socialnetwork, a competere su chi ce l'ha più duro, a fare "buu" dalle curve degli stadi, a tentare fortuna con le slot machine. Ci lasciano ai nostri intrallazzi con sindaci, assessori e deputati, agli intrallazzi familistici e "altruisti" ovvero per i nostri figli. Vanno dove si impara, anche perché succedono cose. Nelle Università prestigiose e meritocratiche di Usa o Regno Unito. Oppure vanno ad imparare donandosi. Donandosi alle Cause che valgono. Vanno con coraggio e giovanile imprudenza. I genitori di questa parte della "meglio gioventù" mi sembrano somigliarsi tutti. Li immagino in trepidazione e in angoscia. Ma nessuno che tenti davvero di dissuadere. E neanche lacrime vediamo quando quelle ragazze e quei ragazzi ci lasciano per sempre. Quando quella meglio gioventù ha il torto di non morire, ma è magari rapita da una banda armata, la "peggio Italia" ha rigurgiti di fiele. "Quanto si è pagato per il riscatto"? "Quanto è costato, per quota, a me che non sono testa calda"? La "peggio Italia" è bravissima in questi conti. Mentre è incapace di fare conti di ben altra grandezza. "Quanto costa all'Italia privarsi delle proprie giovani intelligenze dopo averle formate"? "Quanto costa all'Italia lasciare inattivi milioni di giovani". Oggi alegggia lo spettro di un altro calcolo. Giulio era in Egitto per studiare e capire. Certamente studiava non con la asetticità di un ricercatore di scienze esatte, ma con l'inevitabile coinvolgimento emotivo senza il quale non si fa ricerca sociale e politica, in genere e soprattutto in un Paese come l'Egitto. Nulla ho da obiettare al governo italiano che è apparso fermo nel pretendere spiegazioni non di comodo. Obietto invece preventivamente ai calcoli che sento aleggiare su quanto peso debbano avere i nostri interessi economici con quel Paese governato da un tiranno. Sarebbe bello e sarebbe utile che dalla "meglio Italia" si levasse un coro: "Quei conti non contano niente". "Vogliamo verità e giustizia, costi quel che costi". Un Paese capace di mandare al diavolo i nemici della democrazia darebbe autostima ed energia alla "meglio gioventù" e alla "meglio Italia".