lunedì 29 febbraio 2016

La mia Sicilia di Montalbano


Vedo Montalbano in TV in modo un po' particolare.In genere gialli e indagini mi annoiano. Non riesco a seguirne il filo. Ma Montalbano non è tanto questo. E' ambiente. E' fra le non molte cose che seguo insieme a mia moglie in TV. Soprattutto perché lei ha vissuto la sua infanzia nei luoghi del Montalbano televisivo, a Ragusa Ibla dove è il grosso della inventata Vigata, sulle coste di Puntasecca dove è la casa del commissario, un po' a Modica, e ad Ispica dove sta il commissariato, mi sembra. "Mi sembra" perché in effetti seguiamo Montalbano col solito commento in sottofondo: "Questa è la strada che portava a casa dei nonni", "Questa è la Chiesa di S.Giorgio", "Questo è il circolo dei nobili di Ibla", "Questa la villa comunale", "Questo è l'altissimo viadotto di Modica, scelto dagli aspiranti suicidi locali". Ogni tanto io chiedo: "Questa è Ibla o Ispica"? Contemporaneamente mi chiedo,rimuginando, se ho mai conosciuto davvero la Sicilia in cui ho vissuto decenni, lì vicino, nel Sud est dell'isola. C'era questo Eros diffuso? Quella Sicilia era così anomalamente libertina e non "convenzionale", oltre gli stereotipi del Sud? Forse sì, come nella storia di oggi col marito cameriere che nulla obietta alla moglie che ama, moglie che a 67 anni fa ancora la "bottana", con professionalità e delicatezza e separando gli spazi professionali da quelli familiari. Poi c'è anche uno spunto di spregiudicata "maternità surrogata" che non so se sia nel racconto di Camilleri o nella attualizzazione dello sceneggiatore. Al solito ho capito poco della trama, ma in estate avrò voglia, recandomi nella mia Sicilia, di assaggiare a Puntasecca gli arancini di Montalbano. Che lì sono pessimi perché il locale che si chiama proprio così - Gli arancini di Montalbano - ha investito tutto nel market e nel nome e nulla sugli arancini.