lunedì 22 febbraio 2016

Perfetti sconosciuti (anche a noi stessi)


Ci sono cose di me che sanno partner ed amici, altre che sono conosciute da occasionali compagni di pezzi della mia vita, alcune da me solo. Il web, col corredo di smartphone, sms, whatsapp e svariate protesi della comunicazione, ha moltiplicato a dismisura le vite con cui ci poniamo in relazione. Relazioni anche parzialissime. Nelle nostre protesi comunicative giacciono segreti e mondi privatissimi. Cosa succede se questi mondi privati, in occasione di un gioco imprudente fra amici, diventano pubblici? E' questo lo spunto stimolante di "Perfetti sconosciuti", film di Paolo Genovese dai buoni consensi della critica e ottimi consensi del pubblico. Sottolineerò soltanto ciò che, a mio avviso, non è stato sottolineato abbastanza da altri. Lo faccio per un esercizio di presa di distanza rispetto al nostro sentire comune. Registro che il privato da cui i partner sono e si sentono esclusi è quasi esclusivamente pertinente la sfera sessuale. Lo è nel film di Genovese, come anche nella realtà. Il partner non si sente "tradito" se compagno o compagna sono esclusi dalla condivisione con altri per un lavoro ben fatto o un buon pasto consumato o una emozione estetica. Tradire nella coppia è solo sottrarsi al patto di esclusività sul corpo dell'altro. Al materialismo volgare della nostra cultura non si sottrae - tutt'altro- la spiritualità pretesa delle religioni , vuoi quando esse promettono vergini ai martiri, vuoi quando definiscono non esistente un matrimonio "rato e non consumato", per quanto alto possa essere il coinvolgimento emotivo nella coppia e la cura reciproca. Infatti in "Perfetti sconosciuti" rivelazioni e scandalo riguardano pressoché interamente la sfera sessuale. C'è però uno spunto prezioso nel film quando viene esibita la trasformazione in fieri della nostra sessualità grazie alle protesi telematiche. Succede e succederà sempre più che tradiremo e saremo traditi virtualmente. Il tradimento virtuale nel film è fondato sul patto fra contraenti occasionali che l'intimità resti solo immaginativa e appunto virtuale. Ma la realtà di un corpo reale resta la premessa dell'intimità telematica. Lei condivide con lo sconosciuto amico della rete un evento reale: quella sera non porterà slip. Tradimento? Per lei no perché non c'è nessun contatto coroporeo, ma per il compagno sì perché c'è un contatto emotivo fondato sulla memoria dei corpi. Il futuro che ci aspetta sembra promettere eventi erotici immaginativi fondati sulla memoria della carne reale. Ho pensato ad altri film recenti che annunciano l'avvento di una Era onanistica. Ho pensato a "Don Jon", con l'inveterato seduttore che progressivamente sostituisce il porno ed internet, regno della libertà immaginativa, al rapporto reale. Ho pensato a "Lei" e all'orgasmo del protagonista con la intelligenza artificiale che lo assiste e poi variamente consola. Ne avevo detto su questo blog (Lei: l'altro è una sensazione. La conclusione di "Perfetti sconosciuti" è assai verosimile. Dopo aver spiato il mondo sconosciuto dell'altro, dal buco della serratura di un sms, si decide di chiudere quella finestra tornando alla normalità. Perché sarebbe insostenibile vivere e accettare tutto il vissuto dell'altro. Ognuno ne prende una parte, piccola o grande, ma solo una parte. Forse è questo il senso della conclusione. "Forse", perché il film, indagando su ciò che è sconosciuto a tutti, ad alcuni, al partner, non esplora ciò che di noi è sconosciuto a noi stessi. Mi piacerebbe parlarne in altra occasione di cinema.