mercoledì 16 novembre 2016

Il Veltroni di “ma anche”: più con me che con Renzi

E’ la mia sintesi disinvolta dell’intervista di ieri sera di Gruber a Veltroni.  Che Veltroni votasse Sì  lo immaginavo bene.  Lo  davo meno  scontato per Letta.  Che però votando Sì fa un figurone di uomo  sopra le meschinità degli uomini comuni e degli “staisereno”. Spiego a me stesso allora perché io sento Veltroni più vicino al mio mondo che a al mondo di Renzi.  Malgrado il suo Sì e il mio No.  Veltroni, dopo aver illustrato le scontate ragioni del suo Sì, denuncia il clima di rissa e personalizzazione di cui fa carico a Renzi e ai suoi avversari. Ma implicitamente più al primo che avviò la personalizzazione. Poi dice che a  referendum concluso la sinistra  dovrà occuparsi dei problemi della sofferenza di milioni di cittadini. Alla domanda se Renzi sia sinistra non risponde apparentemente , ma in pratica risponde  dicendo che “sinistra” non è parola da cancellare dal vocabolario del Partito Democratico.  Tutt’altro. Serve una risposta di sinistra alla sofferenza. E alla domanda di Gruber “Cosa pensa della rimozione della bandiera europea  nell’ufficio del Presidente del Consiglio?” risponde che ne pensa malissimo. Più o meno come aveva dichiarato Prodi. E ancora: “Sbagliato confondere Grillo con Salvini. Da una parte ci sono contraddizioni ed un programma confuso ma con idee  rispettabilissime. Dall’altra parte  c’è  il populismo della destra”  . E infine : “Non si debbono rincorrere i populismi sul loro terreno. Bisogna proporre  visioni diverse”.  Insomma tutta l’intervista è una polemica netta contro il renzismo.  C’è anche in Veltroni la nota rivendicativa del suo “ma anche”. E’ connessa all’aspirazione maggioritaria del partito che aveva fondato. Che voleva essere maggioritario  nel senso di aperto all’ascolto delle ragioni altrui e intenzionalmente inclusivo. Perché “E’  così…ma anche…”. Nessun rapporto, a mio avviso, con gli  stratagemmi di leggi elettorali truffa che trasformano in maggioritaria una corposa minoranza.  Sento invece un’assonanza con la rivendicazione della locuzione “nella misura in cui”  di Berlinguer in un’intervista di tanto tempo fa. Berlinguer  che quietamente  difendeva quella locuzione  con l’intervistatore che la riteneva vaga.