domenica 8 novembre 2015

Il mio leghismo


Due osservazioni sul raduno della destra a Bologna, limitatamente a quanto sentito da Salvini. Continuo ad osservare che il peggio, fascismo compreso, contiene quasi sempre qualcosa di condivisibile. Lo dico perché ho ragione di temere che una sinistra subalterna, in mancanza di una bussola sicura, agisca solo in contropiede, cioè dicendo no. E quindi subendo l'agenda degli altri e il loro canovaccio narrativo. Con referendum abrogativi, solo talvolta utili, ma non solo. Mi sarebbe piaciuto ad esempio che qualcuno a sinistra, fra un keynesenismo antiliberista che non è chiaro cosa sia e un rituale attacco alla troika, pronunciasse parole nette e chiare come quelle di Salvini contro le slot machine. "Le chiuderemo, ha detto il leader leghista, perché non è accettabile (forse ha detto: "è infame") che lo Stato le usi per fare cassa". Purtroppo non ha detto solo questo. Sennò mi convertirei al leghismo. A parte il solito razzismo, non riesco proprio a condividere il patriottismo da strapazzo con cui Salvini e tutto lo spettro politico, da destra e sinistra, cerca consenso facile. Fino a suggerire al leader leghista di concludere il comizio con il grido del tifoso indirizzato a Valentino.