giovedì 17 gennaio 2019

La nuova attualità degli anni di piombo


Ieri sulla 7 ho seguito "La prima linea" di Renato De Maria. Non ho visto il secondo film, di Colapresti, anch'esso sul terrorismo rosso, evidentemente tornato d'attualità sulla scia della cattura-spettacolo di Battisti. Film che metto fra i tanti che la Scuola dovrebbe proporre agli studenti troppo ignari del recente passato, oltre che privi di chiavi per capire il complicato presente. Buon film quello che ho visto. Per la descrizione del percorso che porta Sergio Segio dalle lotte sociali con Lotta Continua alla scelta armata e poi ai dubbi e infine al ripensamento. Nel film ed anche nella realtà la consapevolezza della sconfitta matura con l'assassinio del giudice Alessandrini e con le folle ai suoi funerali: lì si comprende che Prima Linea non ha il proletariato dietro di sé, ma solo la repulsa, compresa quella degli ex compagni di Lotta Continua. Il percorso drammatico di ripensamento sembra concludersi con la morte di un pensionato in conseguenza dell'assalto al carcere di Rovigo per liberare Susanna Ronconi, la compagna di lotta e di vita. Quella morte, pur non voluta, è il disastro per la residua credibilità di Prima Linea e per la coscienza del protagonista. Sergio Segio, catturato, in carcere rivolse un appello a tutti i "combattenti" perché deponessero le armi. Libero, dopo 22 anni di carcere, scrive su varie riviste ed è un volontario attivo sui temi delle narcomafie e, soprattutto, delle condizioni carcerarie. Qualunque uomo può essere recuperato, anziché essere additato al disprezzo perenne? Sergio ritiene di sì.
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