martedì 13 marzo 2018

Note spoliticizzate ovvero la ricerca della felicità


Al mattino in sala d'aspetto dal dentista dove ho accompagnato la persona a me più vicina. Mi sono munito di giornale e di lenti da lettura per ingannare l'attesa. Sono quasi un alieno però con la mia Repubblica. Tutti, proprio tutti, appena arrivano mettono fuori lo smartphone: bambini, adolescenti, giovani e adulti. E vanno per il loro viaggio a tutti gli altri ignoto. Senza una parola. Assorti. Tristezza o qualcosa di simile. Solitudine. Il pomeriggio vado dal medico di famiglia. Per strada un tale grida parolacce a qualcuno che non c'è. Forse ha l'auricolare. O forse è fra quelli sempre più numerosi che impazziscono in monologhi solitari ed osceni. Dal medico di famiglia tutti anziani. Qui parlano tutti. Non ci sono smartphone. Ci sono proteste. Perché uno ha saltato la coda. Perché il medico non arriva. Perché il medico non ha segnato l'esenzione dal ticket per patologia. Una signora racconta a tutti urlando che ha la bronchite asmatica. Che non guarisce malgrado le medicine. Ma perché lo racconta a tutti? E perché urla? Comincio a dubitare che forse era meglio la falange di smartphone dal dentista. Poi al ritorno incontro il noto mendicante, vicino casa, su uno sgabello e talvolta con una rivista, dall'aria un po' da intellettuale. Uno che interagisce spesso con i passanti. Sembra di buon umore, come quasi sempre. Ed ora fa un verso giocoso ad un bambino che si affaccia da una carrozzina spinta dai genitori. Allegria del mendicante che mi mette in crisi. Mi mette in crisi di più però una bambina quasi adolescente, con la sua carrozzina, semovente e da invalida però. Con la quale carrozzina fa spericolare evoluzioni sul marciapiede. E ride divertita coi genitori lontani, a distanza di sicurezza. Dovrei parlare del direttivo PD? Di Renzi? Di LeU che non sfonda? Di Salvini che invece sfonda?