domenica 10 giugno 2018

Flat tax: il grande imbroglio


Mettiamo pure che quelli che stanno peggio, i senza lavoro e i senza casa, possano pensare – sbagliando – che i loro nemici sono gli immigrati. Mettiamo pure che possano credere alla favola dell'Europa nemica o dell'amica Russia. Mettiamo tutto. Ma come si fa a non capire che la flat tax è un grande imbroglio? Eppure non si capisce. Eppure la maggioranza dei cittadini-contribuenti, quelli che ci perderanno, se ne sta tranquilla e ignara davanti al Grande Imbroglio. Possibile che non riusciamo a spiegarlo? Ci saranno due aliquote: al 15% e al 20%. Almeno questo è chiaro? E' chiaro che quelli che pagavano il 30% o il 40% risparmieranno un sacco di quattrini? Chi pagherà per loro? Non pagherà nessuno, se è vero che il governo compenserà con detrazioni i meno abbienti che diversamente pagherebbero di più o se addiritura consentirà di scegliere il vecchio regime a quelli che sarebbero penalizzati dal nuovo regime fiscale. Non pagherà nessuno ovvero pagheremo tutti col debito e con lo spread. Quindi i più abbienti guadagneranno e gli alti perderanno. Ma i vincitori del 4 marzo aggiungono un altro argomento. E' bene che i più agiati guadagnino di più. Perché consumeranno di più. Pare che consumare infatti sia ottima cosa per stimolare economia ed occupazione. Ma se invece crescessero i consumi dei meno abbienti, con un litro di latte in più, un giornale in più, un film in più, l'economia non sarebbe stimolata? Il penultimo governo usò anche questo argomento per giustificare il bonus di 80 euro. Anche in quel caso formulai il mio dissenso. . Mi chiesi infatti perché non elargire gli 80 euro ai senza reddito. O perché non investire in consumi collettivi (istruzione, sanità). Sbagliato allora, ma più sbagliato oggi. La coda velenosa della flat tax è insomma che dobbiamo preoccuparci per i ricchi, accudirli, ascoltarli, tenerli buoni. Perché dai loro consumi gocciola (teoria economica del gocciolamento) qualcosa (gli avanzi del banchetto) di cui si nutrono i disgraziati. Che naturalmente non debbono sedersi a tavola. Perché se osassero chiederlo questa si chiamerebbe "invidia sociale": che pare sia una cosa orrenda. Però dicono che, rispiarmiando 500mila euro l'anno, il generoso imprenditore magari ne investirà 50mila o 10mila in macchinari e darà nuova occupazione. Se invece lo Stato tiene per sé i 500mila euro e li usa per mettere in sicureza scuole e argini dei fiumi non produrrà consumi ed occupazione? Scusate, ma mi sento allibito. Davvero non possiamo spiegare queste cose semplici semplici ai nostri sfortunati concittadini, vittime del Grande Imbroglio e spensierati fan di Di Maio e addiritura di Salvini?